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Capodimonte cuore della street art
«Sogniamo un museo a cielo aperto»
(Foto)

ARTE- A tracciare l'obiettivo è William Vecchietti, direttore artistico di AnconaCrea, iniziativa che ha portato nel capoluogo artisti, anche esteri, per lasciare un segno sui muri di uno dei quartieri più caratteristici della città. Al vaglio dell'amministrazione comunale, l'ipotesi di un piano di «valorizzazione del mondo dei murales»
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Volto di donna (Venas)

di Giampaolo Milzi

Ancona tra le capitali europee dell’arte di strada. E non è uno scherzo. Basta pensare che solo i writers che hanno partecipato alle 6 edizioni di AnconaCrea, patrocinata dal Comune, hanno superato quota 70. Una decina sono stati attivi nell’evento 2021, avviato in primavera e appena concluso, con l’antico rione di Capodimonte che svetta tra i siti in cui il grigiore cementizio di alcuni spazi e collegamenti urbani è stato messo ko, sostituto da una marea di caleidoscopici e intriganti wall paintings.

Yapwilli

Se poi nell’elenco includiamo anche i murales che almeno dalla prima metà degli anni ’90 altri autori, per lo più giovani, hanno realizzato in tante altre zone della città in occasione di altre iniziative, allora si può davvero affermare senza tema di smentita che Ancona, pionieristica nell’aprire le porte alla street art, si accinge a valorizzare e promuovere questo suo tesoro, di cui molte perle e artefici sono già consideratissimi perfino nella ribalta di settore estera. Non stupisce l’intento dell’assessore alla Cultura del Comune di Ancona, Paolo Marasca, di ipotizzare, entro l’anno prossimo, l’evoluzione e di questa ricchezza di espressioni artistiche dando vita a una specie di “museo all’aperto”, il cui cuore più palpitante sarà – lo è già di fatto – proprio a Capodimonte. A riferire l’idea di Marasca, il noto e poliedrico pittore anconetano “Yapwilli”, all’anagrafe William Vecchietti, direttore artistico di AnconaCrea. Più un meeting, che una manifestazione, con tantissimi writers – locali, di varie parti d’Italia, alcuni di origine straniera – che hanno dato sfogo al loro estro a colpi di bombolette di vernice spray e pennellate in oasi capaci di regalare immagini coloratissime ed emozionanti a partire dal 2015. «Cittadini e turisti hanno risposto oltre ogni aspettativa al richiamo di “AnconaCrea, centinaia di persone in visita ai murales di Capodimonte solo questa estate – sottolinea Yapwilli – E non dimentichiamo gli altri realizzati in passato tra corso Mazzini e piazza del Plebiscito, nelle vie Beccheria e Boncompagno». Come le rivisitazioni a colori degli “energy box” tra il 2016 e il 2017, la parete del Museo della Città ridipinta dall’anconetano “Run” Giacomo Buffarini, i numerosi “wall paintings” all’interno del Centro giovanile comunale di via Marchetti agli Archi e quelli, in zona Vallemiano, sotto l’asse attrezzato, firmati da Raffaele Paolucci, anche lui anconetano.
Per orientarsi per una fruizione globale di tutte le opere basta cliccare sul sito web anconacrea.it. Yapwilli «è certo di un crescente interesse e appoggio, anche finanziario del Comune dii Ancona», così come si dichiara «molto ottimista per le intenzioni dell’assessore Marasca, il quale proporrà alla Giunta comunale un vero piano di valorizzazione del mondo  dei murales di Ancona, anche con l’organizzazione di numerosi tour guidati e magari col posizionamento di segnalazioni urbane indicative dei luoghi del graffitismo».

By Francesco Dottori

Impossibile citare tutte le opere di AnconaCrea. Ci soffermiamo sulle ultime sei creazioni che hanno trasformato in una sorta di paese delle meraviglie la zona bassa di Capodimonte che gravita su piazza Palatucci. Imboccare la specie di tunnel che all’altezza del civico 16 sbuca in questa piazza pubblica nascosta dai palazzi, significa iniziare un viaggio stupefacente, quasi presi per mano  da personaggi e figure onirici e seducenti. L’ultimo wall painting ci regala un variopinto, a tratti geometrico, volto di giovane donna con occhiali a specchio, e le labbra carnose e calamitanti. E’ stato firmato da “Venas”, un cileno che vive in Svizzera. In questo antro, prima di lui avevano dipinto altri artisti di strada: l’abruzzese “Omen”, alias Francecso Marchesani, artefice de “L’hamburger-sceriffo”, allegro e fantastico personaggio degno di di un cartone animato; Silvia Moro, milanese, creatrice de “La Dea”, figura femminile velata, fascinosa e quasi mitologica (solo per fare due esempi).
Sbucati in piazza Palatucci il viaggio continua, salendo le scalette che portano ai giardinetti che confinano con la parallela via Cialdini. Tappa d’obbligo, su una specie di terrazzina, al “Royal Palace”, con una parete trasformata in chiave optical: anche qui colori sgargianti e geometrie ardite, nell’opera di un altro milanese, “Tobet”. Salendo i gradini sembra quasi di sentire il richiamo del Tritone, dio marino venerato dagli antichi greci. “Cenere”, jesino che vive a Torino, l’ha interpretato non come la classica icona antropomorfa, ma come un gigantesco pesce ululante. Pochi passi verso l’alto e ci imbattiamo in ciò che somiglia molto ad un quadro astrattista, con soggetti umani molto stilizzati, resi in bianco e nero dallo jesino Francesco Dottori.

By Silvia Maggi

Lì vicino, i due wall paintings, uno di fronte all’altro, dell’anconetano “Mandarino”: stile pop-marinaresco, con ondate spumeggianti, una barchetta e un sole dai grandi raggi a forma di petali floreali. Siamo nei giardinetti, dove ci scruta il grande viso forgiato dall’anconetana Silvia Maggi. In gran parte coperto da barba, capelli e ciglia candide e fluttuanti è il viso di un vecchio: una divinità, un antico filosofo o gran maestro? Un viso che esprime saggezza, che coi suoi occhi verdi e il suo sguardo penetrante, pare lanciare un monito: guai a chi osa oltraggiare queste opere di arte di strada. Ma l’itinerario non è finito. Occorre“arrampicarsi per via Astagno, e giunti al numero civico 39 ci si tuffa nell’altra “oasi delle meraviglie” di Capodimonte, il semi-porticato che sfocia al civico 28 di via Cialdini: ecco altre opere dei già citati “Tobet”, fedele al suoi effetti scenografici e teatrali, e “Mandarino”, che qui ha lasciato paintings di mondi alieni e golosi ritratti; davvero originali il pastorello del Poggio di Ancona idealizzato dalla bolognese PercyB Bertolini, le narrazioni magiche e giungle metropolitane di Yuri Hopnn, anconetano trapiantato a Lione, le visioni fiabesche di Daniela “Dana” Nasoni, originaria di Varese ma stabilitasi ad Ancona.

By Mandarino

 

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