Dietrofront sul crematorio di Tavernelle:
le opposizioni esultano ma avvertono Silvetti

ANCONA - Altra Idea di Città, Pd e consiglieri di minoranza: «Vittoria dei cittadini e del Comitato, ma ora servono atti formali e una seria programmazione regionale»

Carlo Pesaresi

Il “passo indietro” del sindaco Daniele Silvetti sulla localizzazione del tempio crematorio a Tavernelle ha scatenato una pioggia di reazioni da parte delle forze politiche di opposizione. Sebbene il clima generale sia di soddisfazione per la vittoria ottenuta dal Comitato “Aria Nostra”, resta alta la guardia sulla futura collocazione dell’impianto e sulla gestione regionale del servizio.
Per i consiglieri comunali Carlo Maria Pesaresi e Francesco Rubini, quella di oggi è una giornata storica per la partecipazione democratica.

Francesco Rubini

«La retromarcia di Silvetti – scrivono in una nota congiunta – dimostra che la salute dei cittadini è un bene irrinunciabile e che l’ascolto dei comitati non è un’attività fastidiosa, ma un dovere primario di chi governa». I consiglieri sottolineano come la battaglia del quartiere Tavernelle sia in realtà una battaglia di tutta la città, legata a temi più ampi come l’inquinamento portuale e la tutela del verde.
Dello stesso avviso il portavoce di Altra Idea di Città, Giacomo Zacconi, che rivendica la coerenza della propria forza politica.
«Siamo stati gli unici – sottolinea – a votare contro il progetto già nel novembre 2024. Grazie alle 4mila firme raccolte dal Comitato, molti si sono convinti della follia di inserire un’industria insalubre di tipo 1 in una zona densamente popolata, con un serbatoio di acqua potabile a soli 150 metri».

Maurizio Mangialardi

Secondo Maurizio Mangialardi, consigliere regionale del Pd, Silvetti ha dovuto “supplire ai ritardi della Regione”, che dal 2001 non ha ancora redatto il Piano di Coordinamento previsto dalla legge. «Il sindaco ha implicitamente smentito la sua stessa maggioranza in Regione, che ha sempre votato contro i nostri atti ispettivi», attacca Mangialardi, chiedendo che ogni futura scelta sia basata sul reale fabbisogno e non su logiche locali.

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