Anziani, all’Inrca prevenzione
cardiovascolare personalizzata
L’Irccs Inrca di Ancona è tra i protagonisti della General Assembly di JA PreventNCD, ospitata dall’Istituto Superiore di Sanità di Roma dal 9 all’11 giugno 2026, con oltre 100 organizzazioni da 25 Paesi europei. Il team dell’Istituto — Francesco Piacenza-ricercatore, Davide Montini-geriatra e Cinzia Giammarchi-project manager — ha presentato i primi risultati dello studio sulla prevenzione cardiovascolare personalizzata nella popolazione anziana. Le malattie cardiovascolari causano ogni anno in Europa 1,7 milioni di morti, colpiscono 62 milioni di persone e comportano un costo economico di 282 miliardi di euro l’anno. È in questo scenario che si inseriscono i primi risultati della ricerca: sono stati utilizzati campioni biologici già conservati nella biobanca dell’Istituto in aggiunta ad una piattaforma genetica in grado di analizzare oltre 8 milioni di varianti, da cui è possibile ricavare più di 2.000 punteggi di rischio poligenico (Prs).
Lo studio, realizzato in collaborazione con l’Università di Tartu (Estonia) utilizza l’analisi del Dna per misurare Prs capaci di stimare la probabilità individuale di sviluppare nel tempo malattie non trasmissibili frequenti nella popolazione anziana, che spesso presenta più malattie croniche insieme — la cosiddetta multimorbidità. Sono stati identificati tre Prs predittivi delle malattie cardiovascolari che funzionano in modo affidabile sia nella popolazione italiana che in quella estone: un risultato che dimostra come questi strumenti possano essere applicati su scala europea, al di là del singolo contesto nazionale. Per una regione come le Marche, con una delle popolazioni più anziane d’Italia, i risultati di questa ricerca hanno un valore immediato: conoscere prima il profilo di rischio di un paziente significa intervenire al meglio, prima che la malattia si manifesti. Nel progetto è partner anche l’Agenzia Regionale Sanitaria della Regione Marche.
«Questi primi risultati mostrano che la prevenzione del futuro potrà essere sempre più personalizzata, soprattutto nelle fasce di popolazione più anziane e fragili» sottolinea in una nota Piacenza.«Lavorare sui punteggi di rischio poligenico significa porre le basi per strumenti capaci di individuare precocemente le persone più vulnerabili per offrire le terapie più efficaci e sicure per chi convive con più malattie croniche contemporaneamente» evidenzia Montini.
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