San Ciriaco: il monito di Monsignor Spina
per i giovani e la città

ANCONA - Celebrazioni in Cattedrale con l'omaggio floreale del sindaco Silvetti e la Messa. Un richiamo ai 1700 anni dal ritrovamento della Croce e un appello a favore delle nuove generazioni in vista di Ancona 2028

La comunità di Ancona si è stretta oggi attorno al suo patrono, San Ciriaco, con una Solenne Celebrazione Eucaristica nella Cattedrale di San Ciriaco, alla presenza delle massime Autorità civili e militari.
La giornata si è aperta alle 10.20 con l’omaggio floreale del sindaco Daniele Silvetti al Santo, seguito dalla Santa Messa presieduta dall’Arcivescovo, Mons. Angelo Spina.
L’omelia di quest’anno ha celebrato un anniversario storico: i 1700 anni da quando San Ciriaco collaborò con la regina Elena al ritrovamento della vera Croce a Gerusalemme. A tal proposito, Mons. Spina ha sottolineato come la vita del patrono sia scandita da tre momenti: «la croce ritrovata, la croce abbracciata con il battesimo e la croce testimoniata con il martirio».

L’Arcivescovo ha poi offerto una profonda riflessione sulla simbologia cristiana. «La croce – ha detto – è fatta di due assi: uno verticale e uno orizzontale, non possono essere disgiunti e separati. L’amore che viene dalla croce è un unico fuoco con due fiamme inseparabili, l’una che si protende verso Dio, l’altra verso il prossimo».
Il passaggio più toccante dell’omelia è stato dedicato alle nuove generazioni, descritte come i «poveri “crocifissi” del nostro tempo». Mons. Spina ha analizzato il dolore lacerante di molti ragazzi, acuito dalla mancanza di relazioni sane e dall’incertezza del futuro. «Quando il futuro è incerto e impermeabile ai sogni – ha proseguito l’uomo di chiesa -, quando lo studio non offre sbocchi e la mancanza di un lavoro o di un’occupazione sufficientemente stabile rischia di azzerare i desideri, è inevitabile che il presente sia vissuto nella malinconia e nella noia».
L’Arcivescovo ha poi esortato la comunità a non restare indifferente. «Possiamo restare in ascolto dei giovani, renderci presenti, accoglierli, condividere un po’ della loro vita», citando successivamente l’esempio di “Casa Nazareth”, centro di pastorale giovanile in via Astagno, come presidio di speranza e accompagnamento.

In chiusura, non è mancato uno sguardo alle sfide future della città. La proclamazione di Ancona Capitale della Cultura 2028 è stata indicata come «un’occasione favorevole per un nuovo inizio, per il protagonismo dei giovani». Secondo il presule, coinvolgere i ragazzi nei progetti culturali è la chiave per una città «viva, dinamica e aperta al mondo».
La solennità si è conclusa sul sagrato con la preghiera e la benedizione impartita con il reliquiario contenente un frammento della croce di Cristo e la reliquia di San Ciriaco.

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