L’assalto del neo assessore Morsucci:
«Cinque ponti sbagliati, sul Misa stop ipocrisie»

SENIGALLIA - L'esponente dell'esecutivo è stato referente di un comitato nato dopo la drammatica alluvione del 15 settembre 2022, incarico che ha lasciato per candidarsi nella lista Senigallia al Centro

Andrea Morsucci, assessore al Dissesto idrogeologico

di Sabrina Marinelli

Assessore Andrea Morsucci, il suo debutto in Consiglio Comunale con la delega inedita al Dissesto idrogeologico non è certo passato inosservato. Si è percepito subito un forte coinvolgimento emotivo. Da dove nasce? «Dal fatto che due alluvioni in otto anni non si possono raccontare in cinque minuti, se vogliamo essere gente seria. Soprattutto perché hanno prodotto dei morti: e non parlo solo di vite spezzate, ma anche di morti economiche, di imprenditori che oggi fanno cicli di psichiatria. Io per tre anni ho rappresentato queste persone, ho vissuto la loro sofferenza e non lo auguro a nessuno. Per questo non posso accettare che si parli di questi temi con superficialità. Da cittadino alluvionato, prima ancora che da assessore, non lo posso permettere».

Nel dibattito sulle vasche di laminazione, su cui sono tutti d’accordo avendo votato all’unanimità la variante al Prg per realizzarle, ha attaccato duramente l’opposizione, perchè? «La verità è che il primo progetto delle vasche risale ai primi anni ’80. Mi fa piacere che la minoranza si sia accorta dopo cinquant’anni che queste opere servono. Hanno governato sempre loro e non sono riusciti a farne mezza. Ora che ci siamo noi, come ha chiarito l’assessore Campagnolo, stiamo finalmente iniziando a toccare con mano i progetti. Certo, per fare le vasche andava modificato il Prg, ed era questo l’oggetto dell’ordine del giorno, non altre questioni. Ora ci pensiamo noi a farle, l’importante è che dall’altra parte la smettano di fare ricorsi per bloccare tutto».

Un ricorso invece, è stato annunciato in aula al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar per tentare di nuovo di fermare ponte Garibaldi. Si farà il ponte e, se si, quando? «Chi ha innescato il meccanismo dei ricorsi contro il Ponte Garibaldi non aveva a cuore il ponte in sé. Quel ricorso aveva un altro fine, vergognoso: buttare all’aria gli interventi della somma urgenza. Significava bloccare tutti i lavori urgenti sul Misa e sul Nevola. Ci volevano far prendere la terza alluvione? E c’era pure chi rideva dicendo che noi alluvionati dovevamo restituire i soldi: sì, c’è scritto anche questo nella sentenza del Tar. Per Ponte Garibaldi abbiamo iniziato un’interlocuzione con la struttura commissariale. Stiamo approfondendo tutti gli aspetti procedurali e valutando eventuali miglioramenti progettuali. L’obiettivo è portare avanti l’iter nel modo più rapido e corretto possibile».

Oltre alle vasche, quali sono secondo lei le criticità strutturali più urgenti ereditate dal passato? «Ci sono opere persino più importanti. A Senigallia abbiamo cinque ponti e sono tutti sbagliati, non ce n’è uno che rispetti i franchi idraulici. Ci sono dei processi in corso e vedremo come andrà a finire, per me uno è innocente fino al terzo grado di giudizio, ma la realtà tecnica è questa. Ridono per il ponte del Fiaton ma ponte Zavatti allora, con quella pendenza, come lo dovremmo chiamare? Ponte dell’ernia? E poi c’è la manutenzione del fiume. Per anni non gliene è fregato nulla a nessuno. Hanno inaugurato con tanto di taglio del nastro il PercorriMisa, una stradina di breccia che passa fuori dal fiume, senza accorgersi che l’alveo era diventato una foresta amazzonica che non riceveva più acqua. La prima regola di un corso d’acqua è contenerla e il Misa non la conteneva più».

Durante la seduta l’atmosfera si è scaldata parecchio, tanto da spingerla a chiedere scusa alla minoranza. Qual è il suo auspicio per il futuro? «Sì, ho chiesto subito scusa perché era passato il messaggio sbagliato quando ho detto: sembra quasi che qualcuno si auguri una terza alluvione per far vedere che abbiamo sbagliato, ma non mi rivolgevo a nessuno nello specifico. Abbiamo un problema serio di tempo. Sono passati quattro anni e in molti casi siamo ancora a un rischio enorme. Non possiamo demolire il Ponte degli Angeli, che fa da vera diga, se prima non facciamo il Ponte Garibaldi. Oggi abbiamo le risorse e gli strumenti economici che prima non c’erano. Il sindaco Olivetti mi ha dato una grandissima opportunità con questo assessorato e io non indietreggerò di un millimetro. Spero davvero che, superati i toni accesi, maggioranza e minoranza possano collaborare per il bene dei cittadini di Senigallia».

Lei ha fatto anche una proposta all’assise, convocare un Consiglio Grande, perché? «La gente deve sapere davvero come stanno i fatti quindi, magari, sarebbe utile un approfondimento. Il consiglio comunale giovedì era chiamato solo a recepire una modifica al Prg per poter realizzare quattro aree di laminazione. Il tema era quello. Le lamentele dell’opposizione erano fuori tema. Alle loro domande possono rispondere i tecnici quindi, se può servire a fare chiarezza, ben venga un Consiglio Grande».

Facciamo un passo indietro. Cosa l’ha spinta a candidarsi e perchè con Massimo Olivetti? «La decisione non è stata semplice. Ha comportato rinunce importanti, anche sul piano personale, ma allo stesso tempo sentivo ogni giorno la vicinanza e l’incoraggiamento di tante persone che mi chiedevano di mettermi a disposizione della città. Tra queste, una in particolare ha avuto un ruolo decisivo: Massimo Olivetti, che ha sempre dimostrato nei miei confronti grande stima sia umana che professionale. La sua fiducia mi ha aiutato a compiere questa scelta».

Ben 406 preferenze al debutto assoluto in una competizione elettorale sono tantissime, si aspettava un simile exploit? «Assolutamente no. Ero fiducioso di poter ottenere un buon risultato, ma non avrei mai immaginato di raggiungere un numero così elevato di preferenze. È stata una grande soddisfazione e, soprattutto, una grande responsabilità. Il risultato ottenuto da me e dalla lista Senigallia al Centro ha però creato le condizioni per una situazione che definirei straordinaria e difficilmente prevedibile».

Lei è stato in prima linea come punto di riferimento di un comitato nato dopo l’alluvione del settembre 2022, per poi dimettersi per ovvie ragioni di neutralità prima del voto. Quanto ha pesato, a conti fatti, la fiducia degli alluvionati nelle sue preferenze? «Questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore. Lasciare quel ruolo è stata una delle decisioni più difficili che ho dovuto prendere. In questi anni si è creato un rapporto profondo con tante persone colpite dall’alluvione e con molte di loro ho condiviso momenti complessi e delicati. Credo che il loro sostegno sia stato importante e ne sono profondamente grato. Ho ricevuto consenso da tanti cittadini, sia nel centro cittadino sia nelle periferie e nelle frazioni. Probabilmente chi mi ha votato ha apprezzato il mio impegno sul territorio, la mia disponibilità all’ascolto e la mia presenza costante accanto alle persone nei momenti più difficili».

Il sindaco le ha affidato un assessorato inedito al Dissesto idrogeologico. Ci spiega in cosa consiste? «Si tratta di una delega nuova per il Comune di Senigallia e rappresenta una delle novità più significative introdotte dal sindaco Olivetti nel programma di governo. Dopo gli eventi che hanno colpito il nostro territorio negli ultimi anni, è emersa con forza la necessità di dedicare un’attenzione specifica ai temi della sicurezza idraulica, della prevenzione e della manutenzione del territorio. Mi sono già messo al lavoro e nelle prossime settimane presenteremo le linee operative e i progetti che intendiamo portare avanti».

Sul suo tavolo ci sono anche Verde pubblico e il Decoro urbano, due deleghe storicamente esposte alle critiche e alle forti sensibilità dell’associazionismo locale. Teme le tensioni? «Il confronto non mi spaventa, anzi lo considero fondamentale. Sono temi che riguardano tutti e richiedono ascolto, dialogo e collaborazione. La mia porta sarà sempre aperta ai cittadini, alle associazioni e a chiunque voglia avanzare proposte o osservazioni. Anche le critiche possono essere utili, purché siano costruttive e orientate alla ricerca di soluzioni nell’interesse della comunità».

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