Accordo Electrolux, la sindaca Ghergo:
«Profonda preoccupazione per il sito,
serve un’Unità di crisi di distretto»

«Dopo la chiusura dell’accordo Electrolux sottoscritto al Mimit il 3 ottobre, pur riconoscendo l’impegno profuso dalle istituzioni nazionali, regionali e locali e dalle organizzazioni sindacali, rispetto alla situazione dello stabilimento di Cerreto d’Esi, non si può non nutrire una profonda preoccupazione, memori anche dell’accordo Beko del 14 aprile 2025, che aveva contenuti analoghi ed è rimasto del tutto inattuato».
Con queste parole la sindaca di Fabriano, Daniela Ghergo, ha espresso via social i propri timori all’indomani dell’intesa raggiunta al Ministero dello Sviluppo Economico e del Made in Italy.
Entrando nel merito del futuro della fabbrica, la prima cittadina sottolinea come «Lo stabilimento di Cerreto d’Esi al momento non sarà chiuso, ma l’unico dato certo è l’abbandono del sito da parte di Electrolux. La sua reindustrializzazione, priva di certezze in termini di tempistiche e di impegni economici, rischia di tradursi in un progressivo svuotamento di personale, dal momento che il piano di incentivi all’esodo riguarda anche questo stabilimento. Ci si potrebbe trovare tra qualche mese con una forza lavoro ridotta al punto da non poter più garantire i volumi di produzione. A quel punto la manodopera restante verrebbe accompagnata all’uscita e il sito alla dismissione».
Sui possibili strumenti di intervento istituzionale, Ghergo richiama l’attenzione sulle opportunità offerte dal territorio. «Importante – prosegue – sarà l’impegno del Mimit nella ricerca di investitori. Sia la Zes sia l’Accordo per la reindustrializzazione della ex Antonio Merloni, qualora rinnovato, potrebbero giocare un ruolo».
Tuttavia, secondo la sindaca, i tavoli tecnici ordinari rischiano di non essere sufficienti. «La previsione di un tavolo che accompagni il tentativo di reindustrializzazione – dice – è il minimo previsto in questi casi, ma non basta a rilanciare un distretto dove la crisi dell’elettrodomestico incide pesantemente e che richiede un accompagnamento strategico».
Per questo – conclude – la proposta dell’Unità di crisi, che ho già avanzato, ha un altro valore e ben altra ambizione: rispondere alla crisi di un intero distretto industriale, unendo istituzioni, parti sociali e competenze utili per attivare tutti gli strumenti e le risorse disponibili. L’obiettivo è il rilancio di un’area in cui deindustrializzazione e impoverimento del tessuto economico e sociale sono la conseguenza di più fattori, che non si possono affrontare singolarmente».
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