Parità uomo-donna ancora lontana:
l’analisi dei sindacati

VERSO L'8 MARZO - In vista della Festa della donna, Cgil, Cisl e Uil evidenziano le disuguaglianze di genere ancora presenti nella società e in particolare nel mondo del lavoro dove resta evidente il divario salariale tra lavoratrici e lavoratori. Un 8 marzo, però, non solo all'insegna della denuncia di disparità e violenze, ma per valorizzare i talenti e le capacità delle donne

Una delle immagini simbolo della lotta contro la violenza sulle donne (foto d’archivio)

 

Ancora lungo il percorso verso la parità e la piena valorizzazione delle donne. Ad affermarlo Cgil, Cisl e Uil in vista della ricorrenza dell’8 marzo, festa della donna. Ad evidenziare questa situazione, fanno presente le tre sigle sindacali I dati sulla disoccupazione femminile, sulle differenze salariali, sui mancati percorsi di carriera, sulle dimissioni alla nascita di un figlio, sui part time obbligati, con conseguente ghettizzazione, o di converso dei part time negati, sulla mancata conciliazione dei tempi di vita e lavoro, sulle discriminazioni, sulle molestie e ricatti subiti dalle donne in ambiente lavorativo. Insomma: «Troppo talento femminile ancora è nascosto, messo da parte, svilito o addirittura mortificato nei luoghi di lavoro e più in generale nella società, mentre ogni donna ha una sua identità, una sua storia da narrare, un talento, un suo valore».

Anche nelle Marche i numeri parlano chiaro: 7.100 sono gli euro di differenza nelle retribuzioni lorde annue tra donne e uomini nel 2016 nelle Marche; 801 sono le lavoratrici dipendenti che nel 2016 hanno lasciato il lavoro alla nascita di un figlio, andando a convalidare le dimissioni alla DTL; 36mila sono le donne in cerca di occupazione nel 2015 nelle Marche, il doppio rispetto a 10 anni fa. «Numeri − sottolineano le organizzazioni sindacali − che dicono chiaramente che è necessaria un’azione congiunta in ambito legislativo, politico, economico, contrattuale e sopratutto culturale, nella consapevolezza che non ci sarà vero sviluppo senza parità e pieno riconoscimento del valore delle donne. Riconoscere e valorizzare il talento femminile − proseguono − può far compiere il passo in avanti ormai necessario; oltre alla denuncia e alla rivendicazione di ciò che manca, che purtroppo è ancora molto in termini di lotta alle discriminazioni e raggiungimento della parità, è fondamentale la valorizzazione di ciò che le donne sono e che possono e vogliono esprimere: abilità, competenze, protagonismo». Tutto questo, sostengono Cgil, Cisl e Uil «a partire dal linguaggio perché la parola è condizione di realizzazione dell’idea, in quanto le dà forma linguistica, quindi la parola del valore definisce il pensiero e l’azione del valore femminile. Mentre oggi troppo spesso dietro la parola si consumano disparità, discriminazione e anche violenza».

E in tema di violenza, il pensiero va a Pamela e ad Azka «e a tante altre donne le cui vite sono state spezzate. Proprio per questo è necessario che le donne “si riprendano l’8 marzo” per condividere l’obiettivo di farlo tornare ad essere una grande giornata del lavoro, dell’uguaglianza, della dignità e del rispetto delle donne. Perché le donne vogliono essere protagoniste. Buon 8 marzo a tutte».

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