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Discesa notturna negli inferi,
le grotte ospitano dannati e demoni

CAMERANO – Gli splendidi ambienti sotterranei hanno fatto da scenario alla rappresentazione della prima cantica della Divina Commedia ad opera della compagnia Teatro Liolà. Un entusiasmante viaggio tra le anime perdute in compagnia di Dante e Virgilio ha mostrato i misteri degli spazi scavati dai Piceni
domenica 29 gennaio 2017 - Ore 15:53
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L’Inferno di Dante nelle grotte

 

Caronte

 

di Marco Ribechi

Una discesa negli inferi, verso il centro della terra, accompagnati da Dante e Virgilio. Un viaggio, tra arte, storia e poesia nei gironi infernali, per far conoscenza con le anime dannate e le loro punizioni. Le magnifiche grotte di Camerano ancora una volta si trasformano nello scenario perfetto per accompagnare il vate e il sommo poeta nella narrazione della più entusiasmante creazione della letteratura euroepa, La Divina Commedia. Per la 15esima volta la compagnia di Cingoli Teatro Liolà ha rinnovato ieri sera l’appuntamento con la Pro Loco Carlo Maratti e con gli ambienti ipogei del borgo offrendo sette incredibili discese notturne ad altrettanti gruppi di visitatori. Le grotte di Camerano sembrano essere state create appositamente per ospitare la rappresentazione dantesca: non servono effetti scenici né allestimenti, è sufficiente mantenere il silenzio negli ambienti illuminati solamente da qualche fioca luce di candela per immedesimarsi nei protagonisti e vivere sulla propria pelle l’emozione dei versi divini. Gli ambienti, probabilmente realizzati dai Piceni vari secoli prima di Cristo, racchiudono tutt’ora misteri non svelati legati alla loro origine e al loro utilizzo.

Una fitta rete di cunicoli labirintici scavati nell’arenaria con aperture, templi e saloni che gli attori hanno saputo utilizzare con sapienza per rendere le loro parole ancora più suggestive. Così il viaggio fantastico inizia nella selva oscura con Dante che descrive l’incontro con la lonza, il leone e la lupa. L’arrivo salvifico di Virgilio lo tranquillizza per poi cominciare il percorso in versi dei visitatori, tutti in religioso silenzio. Lungo l’attraversamento dei differenti spazi molti sono i personaggi che si incontrano, collegati naturalmente ai passaggi più conosciuti della Commedia.

Caronte dagli occhi di bragia, Minosse, Paolo e Francesca in uno dei momenti più toccanti di tutta la discesa. E poi nel girone dei golosi con Ciacco per passare a Farinata degli Uberti e Pier delle Vigne tramutato in albero sanguinante. In assenza di Ulisse (l’attore che avrebbe dovuto rappresentarlo ha subito dei disagi a causa del sisma) l’attraversamento si è concluso con il dramma del Conte Ugolino, reo di aver divorato la propria prole. Solo al suono delle parole: “A l’alta fantasia qui mancò possa; – ma già volgeva il mio disio e ‘l velle, -sì come rota ch’igualmente è mossa, – l’amor che move il sole e l’altre stelle” lo spettatore si risveglia per poi incamminarsi, fortunatamente salvo, verso l’uscita. Una “lectio magistralis” sulla prima cantica della Divina Commedia capace di far invidia alla ben più nota lettura televisiva di Roberto Benigni: a Camerano infatti gli spettatori non guardano e non ascoltano, essi sono parte attiva nella narrazione e vivono l’esperienza catartica delle anime addolorate e dannate. Un’iniziativa davvero imperdibile, emozionante e coinvolgente che unisce più aspetti della storia della penisola per celebrare ancora una volta l’importanza e la bellezza della variopinta cultura italiana.

Minosse

 

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