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Assalti ai bancomat,
presa tutta la banda,
il basista era a Osimo VIDEO

OSIMO - E' l'esito dell'operazione "Cash point" portata a termine dai carabinieri che hanno smascherato gli autori degli attacchi agli sportelli in tutta la regione. I malviventi agivano con auto blindate comunicando in dialetto stretto
venerdì 3 febbraio 2017 - Ore 17:15
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L'operazione Cash point

 

Il comandante Conforti illustra i risultati dell’operazione Cash point

Si chiude il cerchio della banda dei bancomat. Presi gli ultimi componenti responsabili di numerosi colpi in tutta la provincia (leggi l’articolo). L’operazione, denominata “Cash Point”, ha visto in azione i carabinieri della compagnia di Osimo, impegnati per mesi in una lunga attività investigativa che ha portato alla scoperta degli 11 componenti. Indagini iniziate a gennaio 2016. In collaborazione con l’Arma di Bari e Brindisi, sono stati catturati 5 malavitosi brindisini, esponenti di rilievo della banda criminale, raggiunti nelle proprie residenze nelle province di Bari e Brindisi. Per tutti l’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di colpi ai danni di svariati istituti di credito, uffici postali ed esercizi commerciali (tra cui gioiellerie ed impianti di distribuzione di carburanti), commessi sin dal mese di gennaio 2016 nelle province di Ancona, Macerata, Fermo, Ascoli Piceno, Bari, Brindisi, Taranto e Lecce, nell’ambito della quale gli indagati ricoprivano, a vario titolo, compiti organizzativi, logistici e operativi.

Uno dei colpi ai bancomat

Sono stati tratti in arresto con il ruolo di promotori: I.C., 42 anni, nato e residente a Brindisi, disoccupato, ora ai domiciliari, M.G., nato e residente a Brindisi, 45 anni, operaio, in carcere. Entrambi erano al vertice dell’associazione e hanno partecipato alla quasi totalità dei colpi. I.C. apportava un decisivo contributo logistico, mettendo a disposizione ai fini dell’esecuzione dei reati l’autovettura Audi RS6, rubata. Inoltre procurava la disponibilità di immobili da locare “in nero”, utilizzati come base logistica e come nascondiglio dove collocare la refurtiva, attrezzature varie, materiali esplodenti, oltre alla Audi RS6. Oltre a loro sono stati arrestati, ai domiciliari, con il ruolo di partecipi e componenti attivi della banda, nelle programmazioni e realizzazione dei delitti, addetti all’utilizzo delle miscele esplosive di gas acetilene ed ossigeno immesse negli sportelli bancomat per la successiva deflagrazione anche: B.O., nato a Mesagne, 28 anni, residente a Brindisi, macellaio, S.M., nato ad Ostuni (BR), 26 anni, residente a Carovigno, domiciliato a Bari, disoccupato, S.V., nato a Mesagne, 39 anni, residente a Carovigno, disoccupato. Con lo stesso ruolo, ma di minore rilevanza, sono state indagate altre sei persone tra le quali un operaio brindisino con la residenza ad Osimo che avrebbe fatto da basista nell’assalto al bancomat della Popolare di Ancona a Padiglione di Osimo lo scorso 9 aprile. Le indagini condotte dal Nucleo operativo e Radiomobile della compagnia dei carabinieri di Osimo, consentivano di acquisire incontrovertibili indizi di colpevolezza a carico dei predetti associati, in ordine ai sotto elencati furti ai danni di sportelli bancomat, colonnine self-service di distributori carburanti e gioiellerie, che hanno causato un danno patrimoniale complessivo stimato 700mila euro.

I RETROSCENA DELL’INDAGINE – “Non dormivo più e sniffavo cocaina dalla mattina alla sera perché mi sentivo il fiato sul collo delle forze di Polizia. Grazie che mi siete venuti a prendere”. M.G., l’ultimo della banda a finire in manette, avrebbe testimoniato così la fine del suo personale incubo ai carabinieri del Norm di Osimo. Il braccio destro di I.C., considerato il capo banda, non avrebbe retto alla pressione ed ha quasi ringraziato i militari che lo sono andati a prendere. Dalle indagini portate a termine con il supporto delle intercettazione telefoniche, i cinque componenti del sodalizio malavitoso aveva un ruolo di primo piano nell’organizazione dei furti mentre, gli altri sei (solo rinviati a giudizio) erano di supporto e partecipavano di volta in volta ai colpi, a seconda delle necessità. Tra loro si annoverano i due basisti della banda itinerante di pugliesi che pur svolgendo un ruolo nevralgico, in realtà si limitavano a svolgere sopralluoghi e individuare abitazioni da affittare, isolate e meglio se case estive, per aiutare a mimetizzare tra la gente i complici. “Il basista che procurava le abitazioni è di Porto Sant’Elpidio ma lavorava a Civitanova Marche– ha evidenziato  il capitano Raffaele Conforti nel corso della conferenza stampa, oggi pomeriggio-  mentre il basista di Osimo abita a Padiglione ed  è un brindisino che lavora stabilmente nelle Marche. Era un gruppo ben organizzato e si avvaleva di varie tecniche per portare a termine gli assalti: dalle esplosioni dei bancomat con il gas acetilene, allo sradicamento delle cassaforti con mezzi meccanici rubati, come era accaduto per il furto del bancomat alla filiale dell’Ubi Banca di Padiglione a Osimo. Alla fine sono stati loro stessi a farsi trovare, forse nella speranza di beneficiare di misure attenuate per non essersi dati alla macchia”.

SI CHIAMAVANO CON NOMI DI FANTASIA; PARLAVANO IN BRINDISINO STRETTO E UTILIZZAVANO AUTO BLINDATE- Tra loro, inoltre, si chiamavano con nomi di fantasia o comunque con pseudonimi come Vicenzo, Pasquale, Catacchio o Nicola che non corrispondevano a quelli delle vere generalità e “parlavano in un  dialetto brindisino strettissimo che a stento siamo riusciti a capire e che abbiamo dovuto tradurre in più persone -ha aggiunto il luogotenente Luciano Almiento, comandante del Norm di Osimo – Erano inoltre sistematici nelle modalità di comunicazione: quando erano impegnati a fare i colpi non parlavano per telefono ma per radio. A volte però sono stati costretti a fuggire perché stavano rischiando di essere scoperti e allora hanno comunicato tra loro per telefono e in queste circostanze si sono chiamati con nomi diversi da quelli reali. Sospettiamo anche del coinvolgimento di altri parenti”. Nel team erano state inserite anche persone che preparavano le auto utilizzate per commettere i furti. “”Una è stata sequestrata – ha ricordato il capitano Conforti – e abbiamo scoperto che era blindata. Venivano organizzate in Puglia da un soggetto, ora rinviato a giudizio. La banda utilizzava auto blindante mettendo in conto che qualora fosse stata intercettata a posto di blocco, avrebbe potuto difendersi da un eventuale speronamento dei mezzi delle forze dell’ordine”.

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