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Camper antiviolenza per le donne,
nel giorno di San Valentino

ANCONA - In piazza Roma sarà presente il mezzo della polizia, dalle 14 alle 20, per raccogliere testimonianze e richieste. I dati nazionali parlano di 23 atti persecutori al giorno che riguardano il gentil sesso
lunedì 13 febbraio 2017 - Ore 15:38
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Foto d’archivio

“Se ti offende, se ti zittisce, se ti controlla, se ti fa del male fisico, se minaccia la tua libertà, anche economica, questo non è amore!”. E’ lo slogan scelto dalla polizia di Stato per il nuovo progetto contro la violenza sulle donne. Un’iniziativa che domani pomeriggio si concretizzerà anche ad Ancona con la presenza, in piazza Roma, di un camper dove gli agenti altamente specializzati della divisione Anticrimine, della squadra Mobile, dell’ufficio Denunce e dell’ufficio Sanitario della questura saranno disponibili dalle 14 alle 20 ad accogliere la cittadinanza, soprattutto le donne, per dare consigli, raccogliere segnalazioni, denunce in merito al reato di violenza di genere (leggi l’articolo). “La polizia di stato decide di scendere in piazza per dare un aiuto a chi vuole denunciare le violenze che subisce o semplicemente per parlare con persone esperte, per ricevere un consiglio, per liberarsi dai “lacci” della violenza. Domani saremo noi poliziotti ad andare in strada per avvicinarci ulteriormente alle donne che spesso, per paura o per vergogna non varcano le soglie della Questura” – così il questore Oreste Capocasa ha voluto ricordare l’appuntamento per domani, una data non scelta a caso dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ma il 14 febbraio, una data che festeggia l’amore, quello vero. Il progetto nasce per dare coraggio ed essere vicino a chi denuncia per combattere il fenomeno della violenza contro le donne e i maltrattamenti in famiglia. Gli agenti impegnati in questa iniziativa distribuiranno anche dei volantini scritti in tutte le lingue. La flessione negli ultimi due anni dei delitti tipici (dai femminicidi, alle violenze sessuali, dai maltrattamenti in famiglia agli atti persecutori) non ferma l’impegno di prevenzione: non solo perché il numero assoluto delle vittime continua ad essere inaccettabile, ma perché l’esperienza di polizia e delle associazioni da tanti anni impegnate su questi temi mostra l’esistenza di un “sommerso” che troppo spesso non si traduce in denuncia. Un quotidiano fatto di attenzioni morbose, di comportamenti aggressivi e intimidatori che vengono letti come espressione di un amore appassionato e di una gelosia innocua, anche da madri, sorelle e amiche, ma che è spesso il triste copione di un crescendo di violenza che si alimenta con l’isolamento. Ogni tre giorni e mezzo avviene in media l’omicidio di una donna in ambito familiare o comunque affettivo, mentre ogni giorno, sempre ai danni di donne, si registrano 23 atti persecutori, 28 maltrattamenti, 16 episodi di percosse, 9 di violenze sessuali. Oltre alla tutela offerta dalla legge, che va dagli strumenti dell’ammonimento al divieto di avvicinamento fino ai domiciliari e al carcere per i casi più gravi, la battaglia più importante si gioca sul campo della prevenzione in cui la polizia di Stato è impegnata, non solo nel contribuire attraverso l’informazione al superamento di una mentalità di sopraffazione, ma a fare da sentinella per intercettare prima possibile comportamenti violenti e intimidatori. In questa prospettiva si muove l’adozione dall’inizio dell’anno del protocollo E.V.A. (Esame delle Violenze Agite) da parte di tutte le questure d’Italia. Procedura che consente agli equipaggi di polizia, chiamati dalle sale operative ad intervenire su casi di violenza domestica, di sapere se ci siano stati altri episodi in passato nello stesso ambito familiare. Tutto questo attraverso una procedura che prevede la compilazione di checklist che, anche in assenza di formali denunce, spesso impedite dalla paura di ancor più gravi ritorsioni, consentono di tracciare situazioni di disagio con l’obiettivo di tenerle costantemente sotto controllo e procedere all’arresto nei casi di violenza reiterate.

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