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Ponte crollato,
anomalia alla centralina:
“C’era una nastratura sui cavi”

ANCONA - Lo ha evidenziato l'architetto Francesco D'Altiero, coordinatore per la sicurezza della Spea Engineering, la ditta a cui erano state affidate la direzione e la progettazione dei lavori del cavalcavia sull'autostrada poi crollato il 9 marzo. E' stato sentito nell'audizione alla commissione d'inchiesta sugli infortuni presieduta dalla senatrice Camilla Fabbri
martedì 28 Marzo 2017 - Ore 21:01
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Il ponte crollato in A14

 

Camilla Fabbri

 

Una nastratura ai cavi della centralina dove è crollato il ponte 167, in A 14. Lo ha evidenziato oggi l’architetto Francesco D’Altiero, coordinatore per la sicurezza della Spea Engineering, la ditta a cui erano state affidate la direzione e la progettazione dei lavori del cavalcavia sull’autostrada e crollato tra i caselli di Ancona sud e Loreto, il 9 marzo scorso (leggi l’articolo). D’Altiero è stato sentito nell’audizione alla commissione d’inchiesta sugli infortuni presieduta dalla senatrice Camilla Fabbri. «Le risposte sono apparse elusive e approssimative rispetto al suo ruolo di coordinatore per la sicurezza – riferisce la senatrice – tenuto a ispezionare e controllare il cantiere, in particolare verificare la coerenza fra la progettazione della sicurezza e la sua realizzazione».  L’architetto, durante l’audizione, ha detto di aver fatto diverse contestazioni alla ditta esecutrice Delabech, anche il giorno stesso del crollo, quando era andato dalle 9.30 alle 10.30, sul posto. «Si è recato presso il cantiere – dice Fabbri – rilevando una nastratura sui cavi elettrici della centralina comandante i martinetti per l’elevazione del cavalcavia». Una nastratura che non doveva esserci e che costituirebbe quindi una anomalia. «Desta stupore e lascia perplessi – continua la senatrice – che di fronte ad un evento così eclatante, come il crollo del ponte, lo stesso coordinatore per la sicurezza non ci abbia saputo dire, anche in termini generici, le ragioni che secondo lui potrebbero aver determinato questo tragico incidente. Nel piano operativo di sicurezza, infatti, viene chiaramente riportato che uno degli eventuali rischi di un sollevamento di un impalcato, se non effettuato in modo corretto, è proprio ‘la repentina caduta dell’impalcato per eventuale accidentale cedimento di uno o più martinettì’ ». Il coordinatore per la sicurezza, durante l’audizione, ha detto: «Sono un architetto non un ingegnere strutturista». Una figura chiave la sua, ritenuta dalla commissione. Toccava all’architetto controllare che gli operai al lavoro, delle diverse ditte interessate, stessero operando in sicurezza e che non interferissero tra loro nelle attività in corso. Oggi è stata la seconda giornata di audizioni, in commissione, dove sono stati già sentiti anche l’amministratore unico della Delabech, l’ingegnere Riccardo Bernabò, il responsabile dei servizi prevenzione Pietro Rocchi, sempre della stessa ditta, e gli interessati di Autostrade per l’Italia: l’ingegnere Roberto Tomani, condirettore nuove opere, l’avvocato Amedeo Gagliardi, direttore legale e l’ingegnere Giovanni Scotto Lavina. La prossima audizione, per il 4 aprile, sarà per i due operai della Delebach rimasti feriti e per il direttore tecnico del cantiere, sempre della Delabech, Luigi Ferretti e il suo vice l’ingegnere Antonio Sepe.

(Mar. Ve.)

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