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Cinque giorni lavorativi
in due settimane
E’ la Regione dei ponti

PROTESTA – Tra Liberazione, primo maggio e San Ciriaco, Palazzo Raffaello ha lavorato 5 giorni su 15. “Così si risparmia” ha spiegato la giunta. Una azienda denuncia: “Abbiamo 50 operai pronti per lavorare, invece dobbiamo aspettare”. Bucciarelli (Confindustria): “Piuttosto i disservizi non si dovrebbero creare nei normali periodi lavorativi”
venerdì 5 Maggio 2017 - Ore 17:41
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Palazzo Raffaello, foto d’archivio

 

di Emanuele Garofalo

San Ciriaco, suo malgrado, è stato adottato come patrono anche dai geni pontieri. Di quelli specializzati nel gettare lunghe campate di giornate di ferie tra un festivo all’altro. Perché oltre ad essere celebrato nella città capoluogo di Ancona come santo protettore, San Ciriaco è stato festeggiato a lungo anche dagli uffici della Regione Marche. Palazzo Raffaello dunque chiuso il 4 maggio. E visto che il santo patrono di Ancona quest’anno è caduto di giovedì, la giunta regionale ha deciso di prolungare la chiusura anche oggi venerdì 5 maggio, per riaprire direttamente lunedì 8. Prima ancora c’era stato lunedì primo maggio, festa dei lavoratori, e martedì 25 aprile, la festa della Liberazione, celebrata anche nella vigilia di lunedì 24 aprile. Insomma, negli ultimi 15 giorni, la Regione ne ha lavorati 5. Facendo saltare i nervi a più di una impresa marchigiana che contava proprio sulle decisioni e sui documenti degli uffici regionali per portare avanti la propria attività. E invece tutti in ferie forzate, tutte le Marche celebrano San Ciriaco, in attesa della riapertura degli uffici l’8 maggio. A dare voce alla protesta è una azienda di prefabbricati del Maceratese. “Non riusciamo ad avere i permessi che ci servono perché gli uffici in Regione sono chiusi. Abbiamo 50 operai in attesa che non possono lavorare – sbottano i titolari -. Siamo venuti in Regione per risolvere il problema e troviamo chiuso. Non esiste solo Ancona, nel resto della regione le aziende sono aperte e lavorano. Non si può pensare solo al capoluogo. Già i disagi creati dal passaggio di competenze tra Province e Regione, non completamente attuato, sono enormi. Ci mancavano solo gli uffici chiusi”. Una decisione che era stata la stessa giunta regionale a spiegare apertamente al pubblico. “La chiusura consente all’amministrazione risparmi di gestione” ha spiegato la giunta nell’avviso a cittadini e imprese, assicurando che sarebbero stati garantiti i servizi minimi dedicati alle emergenze, come la protezione civile. Il presidente di Confindustria Marche Bruno Bucciarelli cerca di minimizzare. “Occorre un giusto equilibrio tra la necessità dell’ente di essere presente sul territorio e la logica imprenditoriale che deve essere anche della Regione di contenimento dei costi del personale, una misura che anche le imprese, in casi di ponte adottano per ridurre la spesa” commenta Bucciarelli. “Il nodo è fare in modo che i disservizi non si creino nei normali periodi lavorativi e non nei singoli due giorni di festa, che fra l’altro sono prevedibili e che quindi l’imprenditore che ha un’esigenza particolare può organizzarla tenendo conto del calendario”. Insomma, giusto chiudere la Regione per risparmiare sulle spese, purché si lavori sodo durante i normali feriali.

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