facebook rss

L’aquila di Traiano
resta nel giardino privato:
il pm non la sequestra

ANCONA – Delusione per il Comune, che ne rivendica la proprietà. Nel 1934 l’opera di travertino svettava al fianco della statua dell’imperatore romano in via XXIX Settembre. Ultima parola alla Soprintendenza
giovedì 25 Maggio 2017 - Ore 18:20
Print Friendly, PDF & Email

 

di Giampaolo Milzi

Sta per uscire un po’ spennata, dalle indagini giudiziarie che la riguardano, la statuaria aquila romana un tempo “a guardia” del monumento a Traiano in via XXIX Settembre ad Ancona e ritrovata dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale (Ntpc) nel’autunno scorso in un giardino privato. Infatti il sostituto procuratore della Repubblica Marco Puccilli, al contrario di molte autorevoli aspettative, non ha emesso un provvedimento di sequestro dell’opera. Una doccia fredda, soprattutto per il Comune di Ancona e per l’assessore alla Cultura, Paolo Marasca. Il Comune infatti si ritiene legittimo proprietario del prezioso reperto in marmo travertino. Quanto all’assessore, il cui staff ha fattivamente collaborato alle indagini, aveva manifestato la pronta disponibilità ad ospitare provvisoriamente la scultura presso presso l’ex Polveriera di Castelfidardo al parco del Cardeto o a Palazzo Camerata, sede dello stesso assessorato alla Cultura. Per poi trasferirla come soluzione definitiva nel nuovo plesso dedicato al ‘900 del Museo della Città di piazza del Plebiscito, una volta ultimato il cantiere per il suo ampliamento (leggi l’articolo). Di più. Alcune settimane fa un funzionario del Comune aveva raggiunto il luogo dove – in perfetto stato di conservazione nonostante i suoi 80 anni d’età – l’aquila in puro stile “neo SPQR” è da tantissimo tempo posizionata. Ovvero il giardino dell’abitazione del signor Paolo Quercetti. Una visita e un colloquio informali, fra i due, poco costruttivo. Ovvero la disponibilità di Quercetti, molto affezionato all’opera d’arte, a valutarne un prestito provvisorio al Comune, giusto il tempo per esporla in una mostra. Insomma, niente sequestro, zero possibilità di una fruizione pubblica in pianta stabile dell’aquila. Molti gli interrogativi su quello che è diventato un caso storico-giudiziario, per ora destinati a rimanere senza risposte esaustive e precise. Visto anche il legittimo riserbo del pm Pucilli. E’ certo comunque che il pm non ritiene che vi sia sicura corrispondenza fra l’aquila ritrovata dai carabinieri guidati dal maggiore Grasso e quella che nel 1934 fu posizionata con una gemella alle spalle di Traiano (la riproduzione in bronzo dell’imperatore fu dono del duce Mussolini alla città di Ancona). I due volatili, del peso 400kg l’uno, svettavano in cima a due colonne marmoree ai lati di una di nicchia retrostante la statua imperiale; nicchia, aquile e colonne erano, assieme a tre fasci littori, ornavano la parete laterale di una sorta di edificio-mausoleo realizzato in chiave di scenografia architettonica dall’ing. Gino Costanzi.

Foto anni ’30 tratta dal fondo Emilio Corsini, visibile l’impianto realizzato dall’ingegnere Costanzi

Un apparato scenografico spazzato poi via dalle ruspe del cantiere attivato alcuni dopo la fine della seconda guerra mondiale per la costruzione del nuovo palazzo della Banca d’Italia, più lungo del precedente, col risultato che si era salvata solo la statua di Traiano. Quanto alla proprietà dell’unica aquila ritrovata, il Comune ha inviato ai carabinieri e quindi ha messo a disposizione del magistrato documenti e fotografie d’epoca da cui si evincerebbe con nettezza che l’aquila del 1934 e quella rimaterializzatasi mesi fa sono la stessa. E che si tratta di un bene pubblico, municipale. Riguardo questo secondo aspetto, sono giunte alle medesime conclusioni le ricerche d’archivio compiute dalla Banca d’Italia: negli anni ’30 il sito scenografico di via XXIX Settembre e le sue pertinenze decorative, aquile comprese, erano del Comune; nessuna rivendicazione di proprietà da parte dell’istituto di credito. Il pm Pucilli è inoltre convinto – legittimamente ma discutibilmente – che l’aquila del giardino privato non sia con certezza qualificabile come bene culturale (del resto la Soprintendenza non lo ha ancora vincolato). Né pare abbia tenuto conto, tornando alla originalità del reperto, di quanto scritto e sostenuto dall’architetto anconetano Massimo Di Matteo, l’appassionato di storia locale al quale si deve l’input decisivo per la riscoperta dei carabinieri. Di Matteo, nel suo recente saggio “Ankon borderline – Miti secolari di una Città difficile” racconta “di aver visto nel 1995 l’aquila in travertino riconducibile al monumento a Traiano all’interno di un impianto di autodemolizione all’Aspio”. Ovvero l’impianto gestito dal signor Paolo Quercetti, che ha poi spostato l’opera nel suo giardino, a cui va il merito di aver custodito e conservato l’opera in tutti questi anni. Quercetti disse a Di Matteo – e lo ha confermato ai carabinieri, collaborando pienamente alle indagini – che quell’aquila l’aveva ricevuta in eredità dal padre Olivio, che a sua volta se l’era vista regalare dal titolare della ditta “Petraccini e Santilli”, il quale l’aveva ripescata durante lavori di dragaggio nelle acque del porto di Ancona.

Foto d’epoca anni ’30 sulla sistemazione architettonico-scenografica del monumento a Traiano in via XXIX Settembre: in alto a destra si vede l’aquila ritrovata dai carabinieri (foto Fondo Emilio Corsini)

Non stupisce dunque che il pm Pucilli si avvii ad archiviare il procedimento penale, non configurandosi il minimo presupposto per ipotizzare il reato di ricettazione a carico di Paolo Quercetti. Ma quanto al mancato sequestro dell’aquila e al suo mancato configurarsi come bene culturale le prospettive sono diverse. Nel citato saggio, Di Matteo scrive che entrambe le aquile, quindi anche quella ritrovata, sono “opera di Mentore Maltoni, secondo quanto asserito da Giuliodori”. Di Matteo ha ribadito ai carabinieri che a parlargli dell’attribuzione al noto scultore Maltoni (Ancona,1894 – Ancona 1956) fu proprio il versatile pittore e artista anconetano Otello Giuliodori (1908- 2010). Anche i componenti dell’Urlo Indiana Jones Team di Ancona hanno dato un contributo al capitolo “attribuzione”, ecco l’opinione del consulente storico del team, Giuseppe Barbone: “Quelle due aquile imperiali sono riconducibili alla mano di Maltoni, ne scrisse in alcune note biografiche e me lo riferì l’autorevole addetta culturale del Comune di Ancona Fabiola Brugiamolini”, scomparsa a soli 46 anni nel 2001. L’attribuzione ad uno scultore del calibro di Mentore Maltoni, che tanto e bene lavorò ad Ancona anche durante il ventennio fascista, è un altro elemento importante che gioca a favore di un marchio Doc sulla superstite aquila “del contendere”. Legittimo il no al sequestro del magistrato, legittimo sperare di conoscere le motivazioni di quel no. Un no che potrebbe essere superato da una decisa presa di posizione della Soprintendenza? O da un nuovo esposto-denuncia del Comune? Forse il caso non è chiuso.

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X