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Aeroporto Falconara – tribunale fallimentare,
ultimo volo

L'OPINIONE - Un giallo appassionante e avvincente accompagna la lenta agonia della società di gestione: non appena si prospetta la soluzione all’insormontabile problema (arrivano cioè soldi pubblici), si materializza, puntuale, un altro oneroso imprevisto. Un pozzo senza fondo che ha drenato milioni ai contribuenti
venerdì 23 giugno 2017 - Ore 10:13
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di Fabrizio Cambriani

Meno di un anno fa e precisamente il 14 luglio del 2016 su un quotidiano locale risaltava forte la notizia di una maximulta ad Aerdorica. Si parlava genericamente di tasse non pagate, senza entrare troppo nello specifico e si anticipavano i numeri da fallimento del bilancio consuntivo del 2015. Lo stesso giorno l’amministratrice unica di Aerdorica si precipitava a smentire categoricamente, presso tutti gli organi di stampa, questa circostanza, affermando che: “che nessuna multa è stata comminata ad Aerdorica. Il dato, per giunta errato su alcuni giornali, si riferisce ad accantonamenti di sanzioni che dovranno essere pagate nel corso della rateizzazione decennale formalizzata con Equitalia. Un risultato molto importante grazie al quale si potrà dare continuità aziendale allo scalo”.

La cosa stranamente finì lì. Senza repliche, né precisazioni. A distanza di un anno apprendiamo, sempre dalla stampa, ma questa volta con dettagliate e millimetriche indicazioni che la Guardia di Finanza avrebbe multato Aerdorica per una cifra intorno ai dodici milioni di euro. Stavolta dai vertici della società non c’è stata nessuna pronta smentita. Dodici milioni di euro di multa a cui vanno aggiunti i quaranta di passività di tutta la gestione dell’aeroporto fanno 52 milioni tondi. Declinati in vecchie lire sono più di cento miliardi di buffi. Cioè dieci volte tanto il fatturato della società.

L’aeroporto di Falconara

Cosa è successo nel frattempo? È accaduto che il 5 aprile scorso, il Consiglio Regionale (con tanto di ok da parte dell’opposizione) e con una legge ad hoc, ha destinato alla Aerdorica la bellezza di ventuno milioni di euro. Ricapitoliamo: una volta che la società guidata dalla commercialista pesarese, Federica Massei ha intascato i quattrini da parte della Regione, per far fronte all’ordinaria amministrazione, arriva la doccia fredda con cui si scopre il debito pregresso con Equitalia e la relativa multa milionaria. Ora, parlare di doccia fredda mi pare proprio esagerato, visto che la multa in realtà, era stata annunciata dalla stessa stampa quasi un anno prima, benché smentita dalla stessa Massei in tempo reale. Un giallo appassionante e avvincente che accompagna la lenta agonia della società di gestione dell’aeroporto Raffaello Sanzio. Il copione ricalca perfettamente la mitologica sequenza di Propp fatta di vicissitudini e colpi di scena dell’ultimo istante: non appena si prospetta la soluzione all’insormontabile problema (arrivano cioè soldi pubblici), si materializza, puntuale, un altro oneroso imprevisto (servono, cioè altri soldi pubblici).

Il tribunale di Ancona

Diversamente dalle favole, la morale è che per Aerdorica servono sempre quattrini. Ne servono in continuazione. Ne servono tanti. Sennò stavolta va per aria per davvero. Dunque bisogna far leva sulla mozione degli affetti, affinché la giudice fallimentare sia mossa a compassione. E allora si punta sull’occupazione, sapendo perfettamente che proprio quello è il tasto sbagliato che ha portato nel corso degli anni, l’azienda sull’orlo del fallimento. Un unico dato che vale per tutti: nel 2014, cioè in piena, acclarata crisi aziendale i dipendenti totali erano 85 (66 tra dirigenti ed impiegati e 19 operai); nel 2015 sono lievitati a 97 (71 tra dirigenti e impiegati e 26 operai) con un incremento sul personale di quasi il 15%. Messa in termini di posti di lavoro – escluso l’indotto – vuol dire che ciascuno di loro sta costando al contribuente, più di un miliardo di vecchie lire.
Il tutto a fronte di una comprovata incapacità seriale e strutturale dei vari consigli di amministrazione, che nel tempo si sono avvicendati, nell’affrontare l’unico punto decisivo della mission aziendale: saper attrarre voli.
Un aspetto questo che registra anche circostanze a dir poco imbarazzanti, per non dire squallide. Pare infatti che Aerdorica paghi ogni anno ben tre milioni di euro alla Ryan-air, famosa compagnia aerea low cost, affinché questa continui a garantire i suoi voli da e per Ancona. Tanto per fare un paragone un po’ spinto sarebbe come se la prostituta, pur di continuare a fare il mestiere più antico del mondo, pagasse il suo cliente.
Tra qualche ora, nell’ultima udienza prefallimentare, si scriverà molto probabilmente l’ultimo capitolo di Aerdorica. Un’eredità che la politica marchigiana lascia nelle mani dei magistrati senza essere riuscita, nel corso degli anni, a trovare un benché minimo abbozzo di soluzione. Una Caporetto della gestione degli affari pubblici da manuale. Un pozzo senza fondo che, comunque vada, ha drenato milioni di euro ai contribuenti senza restituire loro nessuna utilità sociale.

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