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Politecnica e Greenpeace insieme
per combattere la plastica
nel Mediterraneo (Video)

ANCONA - La Rainbow Warrior ha terminato al porto dorico il suo viaggio-laboratorio attorno all'Italia. I risultati di due settimane di ricerche sono stati presentati in città. È emergenza sulle concentrazioni di inquinanti negli organismi dell'Adriatico, ingeriti anche dai pesci che arrivano sulle tavole, con conseguenze ancora sconosciute per l'uomo
lunedì 10 Luglio 2017 - Ore 19:26
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La Rainbow Warrior ad Ancona

 

Un veleno invisibile, che viene ingerito dagli organismi marini, attivando meccanismi biologici di cui non si conosco bene le conseguenze. È la plastica che si trova nel mare Adriatico e nel Mediterraneo. Che non si vede, ma c’è, come dimostrano le analisi condotte dai ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche, dell’Istituto di Scienze Marine del Cnr di Genova, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli a bordo della Rainbow Warrior di Greenpeace. Partita da Genova, il riconoscibile scafo verde ha circumnavigato l’Italia prima di approdare ad Ancona, dove la nave non era mai arrivata, per una due giorni di laboratori a bordo e visite aperte al pubblico e per presentare i risultati degli studi effettuati durante il viaggio. Ad essere sotto esame tutto il mare Mediterraneo che presenta dati allarmanti con una quota di 330 milioni di tonnellate di inquinanti emergenti, ma non se la passano meglio l’Adriatico e le spiagge marchigiane, come illustrato dal docente della Politecnica, Francesco Regoli. «Anche sul litorale marchigiano sono elevate le concentrazioni di idrocarburi, che vengono ingeriti dagli organismi ed attivano poi meccanismi biologici che si ritrovano nei pesci, anche nelle specie commerciali, con effetti in gran parte ancora da scoprire. Negli organismi pescati in Adriatico vi sono concentrazioni di microplastiche che vanno dal 30 al 70 per cento, perché alcune specie sono più sensibili di altri – ha affermato il professore -. La campagna con Greenpeace “Meno plastica, più Mediterraneo” è nata come una sfida per sensibilizzare l’opinione pubblica verso questo problema ed anche per recuperare dati scientifici. Abbiamo ottenuto – ha proseguito – più di quello che ci eravamo prefissati di raggiungere».

I ricercatori della Politecnica al lavoro

Un viaggio di due settimane, quello della Rainbow Warrior che è stato un vero e proprio laboratorio che ha dimostrato che «la plastica c’è anche se non si vede – le parole del rettore della Politecnica, Sauro Longhi -. Questo progetto ha un valore scientifico, ma anche simbolico per far comprendere che dovremmo lasciare l’ambientie migliore di come lo abbiamo trovato e che le tecnologie di cui disponiamo dovrebbero essere utilizzate per migliorare le nostre condizioni di vita, concentrandoci, per esempio, su quella che oggi viene chiamata chimica verde, una chimica che sia compatibile con l’ambiente e non invasiva sull’ambiente».

Gli obiettivi della campagna Mare di Greenpeace sono stati ricordati dalla responsabile del progetto Serena Maso, ovvero: «Ricerca scientifica e definizione di normative efficaci per risolvere il problema dell’inquinamento marino derivante dalla plastica alla fonte. Abbiamo voluto mettere al servizio della ricerca la nostra nave e le nostre competenze, ci aspettiamo che anche la politica, in particolare il ministro dell’Ambiente Galletti, faccia la sua parte partendo, ad esempio, dalla graduale eliminazione della plastica usa e getta e obbligando i produttori a coprire i costi di gestione e smaltimento dei rifiuti, perché il riciclo non è sufficiente. È il momento di agire ora».

Secondo dati diffusi da Greenpeace, nel Mediterraneo circa il 96% dei rifiuti galleggianti è composto da plastica. Un problema che purtroppo non interessa solo la superficie del Mare Nostrum, dato che rifiuti in plastica sono stati ritrovati anche a più di 3 mila metri di profondità.

Lasciata Ancona Rainbow Warrior è salpata alla volta del suo tour europeo in Croazia, Grecia e Bulgaria.

(A. C.)

 

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