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«Spilla in pillole durante l’anno
per tenere vivo il legame con Ancona»

FESTIVAL - «Non una versione invernale della manifestazione, ma appuntamenti sporadici per creare l'attesa», le parole del curatore Eric Bagnarelli di Comcerto chiusa l'XI edizione da record della rassegna: «La migliore di sempre»
lunedì 17 Luglio 2017 - Ore 19:52
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Eric Bagnarelli, curatore del Festival Spilla

 

di Agnese Carnevali

Che sarebbe stata di quelle da ricordare si intuiva. Del resto questo era anche l’obiettivo. Ma Eric Bagnarelli, curatore di Spilla, conclusosi martedì scorso con il concerto-evento di The Luminners, non ha dubbi: «Questa è stata la migliore di tutte le undici edizioni del Festival».  Ed il titolare di Comcerto, che promuove ed organizza concerti, pensa alla possibilità di pillole della rassegna da regalare alla città tra un anno e l’altro. «Non c’è ancora nulla di definito – afferma – ma ci stiamo pensando, per mantenere vivo il rapporto di Ancona con Spilla».

Eric, la numero 11 è dunque secondo te la migliore edizione di Spilla, record di presenze?

«Non è solo una questione di numeri, che pure ci hanno premiato. Soggettivamente posso dire che è quella che mi è piaciuta di più, per la sua resa in generale, per l’atmosfera che si respirava alla Mole, per la qualità degli artisti, per l’attenzione della stampa locale e nazionale. Il sottotitolo di Spilla è “concerti unici”, ecco credo che mai meglio di quest’anno questa definizione sia stata ben rispettata ed interpretata. Io curo tutte le tappe del tour degli artisti e posso assicurare che nessuno è venuto ad Ancona a svolgere, come dire “il compito”. Tutti hanno sentito il concerto di Ancona in modo particolare, per la location particolare, per l’allestimento, per la reazione del pubblico».

Avevi presentato il cartellone di Spilla 2017 dicendo che avevi voluto scommettere in grande su Ancona, notando un suo certo risveglio. Scommessa vinta?

«Sì. Credo ci sia un’oggettiva ripresa degli interessi in città. Parlo in generale e non solo di Spilla che si è articolata in cinque serate in venti giorni. Nel nostro ambito credo che non esista concorrenza, anzi, più è ampia e varia la proposta, più si crea movimento, il che è positivo per la città, e più si educa il pubblico anche a rispondere più attivamente. Per noi, nel caso specifico, riuscire a bloccare la data di The Lumineersi con quasi nove mesi di anticipo sull’evento, è stata una cosa importantissima. È raro che ciò avvenga. È stata una grande soddisfazione, per lo spettacolo in sé, ma anche per il progetto che ci ha permesso di costruire insieme al Comune e che spero possa ripetersi per noi e per altri».

Di che progetto parli?

«Della possibilità che abbiamo avuto di rendere la Corte della Mole una location da 2 mila posti nel pieno rispetto delle norme di sicurezza. Abbiamo sin da subito fatto incontri con i tecnici, con gli ingegneri, studiando la planimetria della Mole. Le modifiche apportate (l’eliminazione dei posti a sede, ndr) hanno reso la Corte un palco davvero importante. C’è stata collaborazione con le istituzioni, per esempio per l’apertura dei parcheggi degli Archi e dell’ex Fiera fino all’una, cosa che ha evitato intasamenti nell’area storica e doganale. Vorremmo continuare su questa strada. I nove mesi di promozione nazionale, insieme allo spessore dei musicisti, non solo The Lumineers, ma anche Rag’n’Bone Man, hanno consentito di dare tanta visibilità al Festival, di chiudere in sold out parecchi mesi prima, di traghettare il nome della manifestazione, senza che si perdesse tra le mille date estive che ci sono un po’ dappertutto. Per The Lumineers sono arrivati anche dall’estero, dal report che abbiamo sulle vendite, risultano Germania, Inghilterra, Stati Uniti. Non dico che si siano messi in viaggio per il concerto, magari erano qui in vacanza ed hanno approfittato per godersi lo spettacolo. Tanta poi la gente che è arrivata da altre regioni, Abruzzo, Molise, anche Emilia Romagna, nonostante la data di Verona».

Come crescere ancora?

«Di certo non ci fermeremo e vorremmo continuare a migliorare. Mi piacerebbe studiare qualcosa per tenere vivo il rapporto tra la città e Spilla tra un anno e l’altro».

Una versione invernale del Festival?

«No, non tanto questo. Al chiuso si snaturerebbe la rassegna, ma appuntamenti sporadici che creino l’attesa. Non parlo di eventi prettamente promozionali, ma di veri e propri spettacoli. Ancora non ho nulla di definito in testa, ma  stiamo pensando a qualcosa di nuovo».

 

 

 

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