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La lectio magistralis di Stiglitz:
«Patto contro le disuguaglianze e
investimenti per tornare a crescere»

ANCONA - Parola di Stiglitz, premio Nobel per l'Economia, insignito della laurea honoris causa dalla Politecnica, boccia le politiche di austerity «ridurre la spesa non ha mai funzionato, occorre investire in persone, infrastrutture, tecnologie e nell'istruzione, accessibile a tutti». E la ricetta per le Marche? «Una trasformazione strutturale della regione verso servizi, turismo, cultura e energie sostenibili»
giovedì 2 Novembre 2017 - Ore 18:07
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La consegna della laurea honoris causa a Joseph E. Stiglitz, a sinistra Mauro Gallegati, al centro il premio Nobel Stiglitz, a destra il rettore della Politecnica, Sauro Longhi

 

di Agnese Carnevali

(foto di Giusy Marinelli)

Investire in persone, infrastrutture, tecnologie e soprattutto nell’istruzione, perché sia di livello ed accessibile a tutti. È l’agenda politica dettata dal premio Nobel per l’Economia Joseph E. Stiglitz oggi ad Ancona, dove ha ricevuto la laurea honoris causa dell’Università Politecnica delle Marche, in un’aula magna d’ateneo gremita di studenti, professori, autorità ed amministratori. Abbandonare l’austerità e far sì che gli Stati tornino a spendere è l’unica via che possa garantire la crescita economica dell’Europa e dell’Italia. «Cercare di diminuire le spese non ha mai funzionato − sostiene lo studioso −. Sono necessarie politiche di crescita progessiva e di trasformazioni strutturali dell’economia e per fare questo c’è bisogno dei governi, non si può lasciar fare al mercato. Il problema non è il debito. I vincoli sono stati imposti, non sono il frutto di teorie verificate e ne stiamo vivendo le conseguenze. Il problema è, e ancor più nel caso dell’Italia, che non si cresce. Questo è preoccupante. Oggi non si riconosce più l’importanza dell’investire».

Dunque parola d’ordine investire e poi un nuovo patto sociale che renda più equa la distribuzione delle ricchezze perché «le economie più giuste crescono meglio» afferma il professore che ha centrato la sua lectio magistralis proprio sul tema della “Disuguaglianza globale”. Una rinegoziazione del contratto sociale che deve stringersi anche all’interno dell’Europa per rifondare l’intera zona euro. «I Paesi di maggior successo dell’Europa − riprende Stiglitz − devono aiutare quelle parti dell’Europa che invece non se la passano bene se vogliono che aumenti nell’insieme il benessere dell’intera Europa, un concetto che mi pare ancora molto avversato dai Paesi più ricchi del vecchio continente».

da sinistra il prorettore della Politecnica Gian Luca Gregori, Mauro Gallegati, il rettore Sauro Longhi

Non solo tra Stati, la disugliaglianza si riscontra anche all’interno dei singoli Paesi e in questo l’Italia – insieme a Stati Uniti e Gran Bretagna – si trova ai primi posti della classifica, con una forbice che si allargata sempre di più negli ultimi dieci anni. Un periodo durante il quale la ricchezza si è via via concentrata nelle mani di pochi con il progressivo aumento delle persone povere. Come assottigliare dunque questo divario? «L’unica strada possibile è l’istruzione − afferma il premio Nobel −. L’accesso alla scuola sin dai primissimi livelli fino all’università deve essere garantita a tutti, anche prevedendo delle modalità di supporto economico». Ovvero creare quella «società dell’apprendimento» come l’ha definita Mauro Gallegati, docente di Economia politica della facoltà Giorgio Fuà di Ancona, che da anni collabora con Stiglitz, che tradotto significa «molta università e molta spesa in ricerca e sviluppo», ma anche investire nell’istruzione di base, come sottolinea il rettore della Politecnica Sauro Longhi nella sua prolusione in aula magna ed a margine della cerimonia. «La scuola primaria è ciò che alimenta l’università, occorre partire dalle basi per garantire a tutti conoscenza e cultura, indipendentemente dalle condizioni economiche e dalla cultura dei propri genitori. L’istruzione deve essere capace di consentire quell’ascesa sociale dei figli fatta di condizioni di reddito migliori ma soprattutto di consapevolezza sulle condizioni economiche e ambientali da ridistribuire e preservare. Formare un’opinione pubblica che ponga il giusto valore ai temi economici e sociali. Se su questa prospettiva − prosegue Longhi − si potesse condividere i progetti politici di molti paesi, compresi quelli in via di sviluppo, avremo la possibilità nel medio termine di ridurre le molte diseguaglianze che l’attuale società preserva».

Dal globale al locale, come tornare a crescere nelle Marche, ancor più in questo momento nel quale buona parte dell’economia del territorio è stata spazzata via dal terremoto? «In questi giorni abbiamo avuto modo di parlare con Stiglitz della situazione della regione − spiega Gallegati − e le aziende delle Marche ci appaiono ormai da molto tempo aziende a scarso valore aggiunto, aziende vecchie. Occorre, dunque, una spesa attenta ad una trasformazione strutturale della regione verso i servizi, aumentanto nel frattempo la spesa nel settore turistico, culturale e delle energie sostenibili».

 

 

 

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