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I vertici di Banca Marche
sotto accusa
Al via il procedimento per il crac

CREDITO - Si svolgerà domani l'udienza preliminare per la bancarotta dell'istituto jesino. Sotto accusa, a vario titolo, 16 persone. Tra loro Massimo Bianconi, Stefano Vallesi, Lauro Costa, Michele Giuseppe Ambrosini. Si costituiranno parte civile la Fondazione Carima, che chiede 100 milioni di euro e 3mila tra clienti ed ex dipendenti
lunedì 6 Novembre 2017 - Ore 21:15
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Massimo Bianconi

 

di Gianluca Ginella

Quella che si aprirà domani pomeriggio al tribunale di Ancona con l’udienza preliminare è anche l’analisi di un mondo, quello di Banca Marche, che non c’è più: cancellato da un crac epocale in cui è affondata la banca dei marchigiani e le finanze di migliaia di risparmiatori. Sedici gli imputati che compariranno davanti al gup del tribunale di Ancona e che devono rispondere, a vario titolo, di reati di bancarotta, false comunicazioni societarie, falso in prospetto. Una bancarotta che ha cancellato Banca Marche e ha dissolto i risparmi di una vita dei correntisti. Al procedimento si costituiranno parte civile la Fondazione Carima (che lamenta una perdita di 191 milioni di euro) e circa 3mila iscritti all’Unione nazionale consumatori (dipendenti e clienti di Bm).

Lauro Costa, ex presidente di Banca Marche

Al via domani il primo passo del procedimento per il crac di Banca Marche. Davanti al gup compariranno sedici imputati, tra ex amministratori, dirigenti, sindaci revisori. Il capo di imputazione è di una settantina di pagine e ricostruisce sinteticamente il più grande dissesto finanziario avvenuto nelle Marche. Sotto accusa Michele Giuseppe Ambrosini, 69 anni, presidente cda di Banca Marche, dal 6 maggio 2009 al 27 aprile 2012, e presidente del cda di Medioleasing dal 2009 al 2012, Paolo Arcangeletti, 64, dirigente di Banca Marche, dal febbraio 2010, Giuseppe Barchiesi, 69, direttore generale Medioleasing dal giugno 2005 a ottobre 2012, Massimo Battistelli, 66, capo area crediti Bm da febbraio 2005 a marzo 2011, Giuliano Bianchi, 63 anni, componente cda e del comitato esecutivo Bm dal 3 maggio 2006 al 27 aprile 2012 e inseguito consigliere fino ad aprile 2013, Massimo Bianconi, 63, direttore generale da 10 aprile 2004 al 13 settembre 2012 e consigliere Medioleasing da 11 settembre 2006 al 21 maggio 2012, Bruno Brusciotti, 81, componente cda 2006-2012, Lauro Costa, 66 anni, presidente cda di Bm dal 3 maggio 2006 al 30 aprile 2009, vicepresidente da 6 maggio 2009 al 27 aprile 2012, presidente del cda di Medioleasing dall’11 settembre 2006 al 13 maggio 2009, Daniele Cuicchi, 51, capo servizio commerciale Medioleasing (2005-2013), Franco D’Angelo, 70, componente collegio sindacale di Bm fino ad aprile 2012 e presidente collegio sindacale Medioleasing da maggio 2012, Claudio Dell’Aquila, 68, consigliere Medioleasing, Giuseppe Paci, 65, capo servizio concessione crediti Bm (2005 al 2013), Tonino Perini, 75, vice presidente cda Bm (da maggio 2006 al 2012), Marco Pierluca, 59 anni, componente collegio sindacale di Bm dal 2006 al 2012, Piero Valentini, 78, presidente collegio sindacale Bm dal 2006 al 2012, Stefano Vallesi, 61, capo direzione centrale crediti di Bm dal 2004 al 6 marzo 2007, direttore centrale commerciale di Bm da febbraio 2007 al settembre 2009, vice direttore generale Area mercato di Bm da primo agosto 2009 al febbraio 2013, consigliere di Medioleasing da maggio 2012 a gennaio 2013.

Stefano Vallesi

Dodici di loro devono rispondere di bancarotta, si tratta di Ambrosini, Battistelli, Bianchi, Bianconi, Brusciotti. Costa, D’Angelo, Paci, Perini, Pierluca, Valentini, Vallesi. Secondo l’accusa, «mediante condotte sia commissive che omissive – non impedendo l’evento che avevano l’obbligo giuridico di impedire ed omettendo di esercitare i poteri di gestione di controllo insiti nelle funzioni esercitate – distraevano, dissipavano e distruggevano il patrimonio della società (si parla di centinaia di milioni di euro, ndr), o comunque ne cagionavano o concorrevano a cagionare lo stato di dissesto e di insolvenza per effetto di operazioni dolose, consistite in concessioni di finanziamenti, compiute con gli abusi dei poteri e le violazioni dei doveri inerenti alle loro qualità, con l’intento di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto a danno della società e dei creditori, costituito dalla realizzazione fraudolenta di utili». Questo dice l’accusa che parla di una serie di finanziamenti fatti per favorire «alcuni clienti (prevalentemente legata da rapporti personali, e in alcuni casi anche economici, con il direttore generale Bianconi)». 

Foto d’archivio

Altro problema erano le garanzie a supporto dei finanziamenti che o non erano effettive, o presentavano delle criticità, dice l’accusa, «Poiché le garanzie personali erano rilasciate dagli stessi soggetti sulle diverse società e dalle società del gruppo fra loro (i fideiussori erano o società del gruppo, spesso a loro volta già affidate, o soci delle medesime o parenti dei soci), senza considerare il complessivo indebitamento del gruppo e dei garanti e senza adeguata valutazione della loro capacità patrimoniale, specie rispetto alla complessiva esposizione. Inoltre le garanzie ipotecarie erano acquisite sulla base di perizie di parte non aggiornate o, comunque, per valori sovrastimati, senza considerare il complessivo e crescente indebitamento sia della singola società che del gruppo imprenditoriale nei confronti di Banca Marche ed in generale del sistema bancario, la carenza di finanza propria, la progressione dell’esposizione negli anni ed infine anche la particolare natura dei beni ipotecati, per dimensione e caratteristica complessiva delle opere da costruire». Inoltre, dice ancora l’accusa, «gli importi finanziati in plurimi casi, su disposizione della stessa Banca, erano utilizzati per estinguere pregressi debiti della medesima società o gruppo imprenditoriale nei confronti dell’istituto di credito, così da evitare segnalazioni alla centrale rischi». I finanziamenti inoltre venivano prorogati negli anni o alla loro revoca o estinzione alla scadenza «corrispondeva la concessione di nuovi finanziamenti per uguali se non superiori importi, così da evitare qualsiasi rischio di segnalazione della posizione debitoria che, pertanto, non veniva riclassificata, nonostante la permanenza ed aggravamento degli indicatori di rischio negativi. I componenti del collegio sindacale, inoltre, omettevano di esercitare i poteri di vigilanza e controllo insiti nelle loro funzioni. In tal modo gli imputati dissimulavano il deterioramento dei crediti e le conseguenti perdite che ne derivavano, tanto che la nuova amministrazione, insediatasi nell’autunno del 2012, nel procedere alla preliminare e provvisoria verifica delle posizioni, effettuava iniziali riclassificazioni, con aumento di oltre un miliardo di euro dei crediti deteriorati (ad incaglio ed a sofferenza), ulteriormente aumentato di oltre un miliardo nell’approfondimento e a conclusione della verifica, ultimata nel 2013 dai Commissari straordinari».

L’avvocato Gabriele Cofanelli

Altro aspetto le false comunicazioni sociali. In sostanza veniva rappresentata una situazione solida quando invece era fallimentare. In questo caso il reato viene contestato ad Ambrosini, Arcangeletti, Barchiesi, Battistelli, Bianchi, Bianconi, Brusciotti, Costa, Cuicchi, D’Angelo, Paci, Pierini, Pierluca, Valentini e Vallesi. Avrebbero esposto, o concorso ad esporre, fatti materiali rilevanti non corrispondenti al vero nei bilanci di fine esercizio di Banca Marche per gli anni 2010 e 2011 e nella situazione semestrale al 30 giugno 2012, con l’intenzione di ingannare i soci o il pubblico ed in modo concretamente idoneo ad indurre in errore i destinatari, nonché al fine di conseguire un ingiusto profitto – dice l’accusa -, costituito dall’indicazione di utili di bilancio anziché perdite, ed anche, per la società medesima, dalla possibilità di continuare a svolgere l’attività bancaria dissimulando l’effettiva situazione economica, finanziaria e patrimoniale ed indicando dati non corrispondenti al vero relativi al patrimonio netto e di conseguenza anche al patrimonio di vigilanza. Ultima contestazione è quella di falso in prospetto, che viene contestato ad Ambrosini, Arcangeletti, Bianchi, Bianconi, Brusciotti, Costa, D’Angelo, Paci, Pierini, Pierluca Valentini e Vallesi. Secondo l’accusa avrebbero esposto o concorso ad esporre false informazioni patrimoniali della realtà aziendale, ed in quanto tali idonee ad indurre in errore i destinatari del prospetto. Per fare un esempio tra questi c’era la Fondazione Carima a cui sarebbe stato comunicato che la banca aveva un patrimonio consolidato di 1,6 miliardi di euro e per questa ragione sottoscrisse l’acquisto di azioni per 41 milioni di euro. Domani la Fondazione si costituirà parte civile, assistita dall’avvocato Gabriele Cofanelli. La richiesta di risarcimento è di 100 milioni di euro, circa la metà del danno lamentato: 191 milioni. Parte civile anche circa 3mila iscritti all’Unione nazionale consumatori, dipendenti e clienti di Banca Marche che saranno assistiti dall’avvocato Corrado Canafoglia. A dirlo l’associazione Dipendiamo Banca Marche che annuncia che «Nei prossimi giorni cercheremo, attraverso la mediazione della Camera di commercio di Ancona, di avviare un tavolo di mediazione con gli imputati al processo e con la Banca d’Italia stessa per promuovere una trattativa che possa portare al riconoscimento di quanto perduto».

Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Ubaldo e Nicola Perfetti, Franco Argentati, Giancarlo Nascimbeni, Salvatore Santagata, Riccardo Leonardi, Davide Mengarelli, Renato Borzone, Roberto Regni.

 

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