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Porte del bus serrate contro gli evasori:
famiglia resta in trappola

ANCONA – Il papà a terra con il passeggino non viene fatto salire, mamma e figlioletta bloccate sul mezzo non riescono a scendere. Inflessibile l'autista, che è ripartito tra le proteste dei passeggeri. Una delle utenti che ha assistito alla scena ha presentato il reclamo all'azienda. Entro trenta giorni la decisione di Conerobus sul reclamo
mercoledì 13 Dicembre 2017 - Ore 10:21
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Passeggeri alla fermata del bus (Foto d’archivio)

 

di Giampaolo Milzi

Intrappolata nell’autobus con la figlioletta che le stringe forte la mano, mentre il marito (o il compagno) col passeggino si agita fuori delle porte centrali e l’autista non ne vuole sapere di aprirle. Un caso difficile da giustificare, quello capitato il 2 dicembre scorso all’affollata fermata di piazza Ugo Bassi, che si è poi sviluppato in un esposto presentato formalmente presso Conerobus da una esterrefatta e scandalizzata, giovane passeggera.
Protagonista della disavventura, una donna, che intorno alle 11,30 – quando il conducente ha imposto lo stop nell’apposita area al mezzo pubblico della linea 1/4 per Tavernelle e ha aperto le porte laterali, ma non quelle centrali – è salita a bordo con la bambina. Già, le porte centrali, quelle da cui sarebbe voluto passare l’uomo che era giunto con loro alla fermata, perché aveva con sé il passeggino e quindi l’ingresso gli sarebbe risultato più agevole. Macché. Il dipendente di Conerobus, ultra-ligio a ciò che prescrive il regolamento, quelle porte non ha voluto saperne di aprirle. Peggio. Perché visto che nel frattempo era scattato il rosso al semaforo a due passi dalla fermata, ci sarebbe stato tutto il tempo per risolvere la questione secondo buon senso. E invece il clima si è surriscaldato. La mamma, con il capo coperto da un velo, sempre più disperata, ha iniziato a gesticolare per attrarre l’attenzione. “Di evidente origine straniera, non riusciva a farsi capire, tuttavia un’altra donna ha parlato per lei chiedendo a viva voce che venissero aperte la porte centrali. – ha raccontato la passeggera 26enne che tre giorni dopo ha presentato la segnalazione a Conerobus – L’autista è stato irremovibile. Non solo non ha aperto le porte centrali, mentre la malcapitata cercava di raggiungerle per scendere con la piccola, ma dopo un po’ ha chiuso anche quelle (della serie chi è dentro è dentro chi è fuori è fuori, ndr,) ed è ripartito, mentre il compagno rimaneva “a terra” preoccupato, sconsolato e impotente col passeggino ripiegato tra le braccia”. Inflessibile, certo di essere dalla parte della ragione, l’autista. “Bastava un po’ di sensibilità, di buon senso – ha commentato la signorina che ha firmato l’esposto – Quando, prima che premesse il piede sul gas, l’ho raggiunto, protestando, dopo aver chiesto e ottenuto che gli mostrassi il mio titolo di viaggio, si è limitato a spiegarmi che il regolamento vieta l’accesso dalle porte centrali. Inoltre si è rifiutato di dirmi il suo numero di matricola di riconoscimento, con toni poco professionali, come ho scritto nel reclamo” . Ok, porte centrali sbarrate secondo le regole. Ma non avrebbe potuto lasciare aperta una di quelle laterali giusto il tempo per consentire a mamma e bimba di “liberarsi”? Soluzione semplice, del resto segnalatagli da molti altri utenti, alcuni molto arrabbiati.
Immaginiamo che mamma e bimba si siano ricongiunte con l’uomo che le accompagnava alla fermata successiva. Ma tant’è. “Quanto accaduto ha creato un gravissimo disagio e mette in cattiva luce l’immagine di Conerobus. E quindi voglio sapere se saranno presi provvedimenti nei confronti del conducente”, ha commentato l’autrice dell’esposto, esposto al quale ha allegato nome e cognome, con numero di cellulare, di un’altra donna pronta a testimoniare ciò che lei ha illustrato nero su bianco.
Quanto all’immagine e al successivo comportamento dell’azienda di trasporto pubblico, ecco quanto dichiarato ieri mattina dalla dott.ssa Trillini, responsabile della gestione reclami: “Presa in carico la segnalazione, l’abbiamo sottoposta all’attenzione dell’ufficio competente per le indagini, in questo caso l’ufficio Esercizio. Che non ha ancora preso in esame il caso, ma sentirà al più presto l’autista e raccoglierà altre informazioni”. Poi, entro 30 giorni, la decisione di eventuali provvedimenti disciplinari.
Una curiosità, come mai il conducente del mezzo si è rifiutato di fornire il suo numero di matricola? “Si tratta di un pubblico ufficiale. E il regolamento, in base alla legge sulla privacy, per tutelare in genere lui e i suoi colleghi, che possono anche contestare delle multe, consente a Conerobus di garantire loro l’anonimato presso l’utenza. Ma si tratta di una questione ininfluente, in quanto orario del fatto e linea del mezzo sono sufficienti a permetterci di individuare il conducente oggetto del reclamo, il procedimento interno seguirà il suo corso puntualmente”.

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