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«Ti brucio casa» e la minaccia con la pistola:
la polizia ferma lo stalker

ANCONA – La vittima anconetana per due anni ha dovuto subire le percosse e le torture psicologiche del 55enne che si spacciava per investigatore privato. Centinaia i messaggi minatori e minacciosi. La vittima ha rivolto un toccante messaggio di ringraziamento agli agenti che l'hanno aiutata
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Centinaia di messaggi minatori con frasi del tipo “prendo una latta di benzina e ti brucio casa” e ancora “ce l’hai il loculo? Te lo dico io, ci vai diretta se vai dalla polizia”. Ma dopo due anni di soprusi, tra botte, violenze fisiche e una continua tortura psicologica, la donna ha trovato la forza di rivolgersi davvero alla polizia, che nelle ultime ore ha concluso l’indagine a carico di un italiano di 55 anni, ora indagato di stalking aggravato e continuato. L’attività investigativa condotta dagli agenti della squadra mobile e coordinata dalla procura di Ancona, è stata lunga e delicata ma alla fine ha portato alla luce lo spaventoso scenario di violenze e atti persecutori messo in atto dall’uomo. I poliziotti della squadra mobile hanno rinvenuto in casa del persecutore una pistola semiautomatica modello 75, che solo ad un’attenta visione da parte di un esperto poteva essere riconosciuta come una scacciacani priva del previsto tappo rosso. Era questa l’arma utilizzata dallo stalker per minacciare di morte la donna anconetana. All’interno dell’appartamento sono state trovate anche 25 cartucce dell’arma, oltre ad uno pseudo tesserino di riconoscimento e una placca da investigatore privato di dubbia provenienza, non avendo l’indagato nessun titolo per praticare la predetta professione. Durante la perquisizione, gli investigatori della squadra mobile, hanno notificato all’uomo l’avviso di garanzia e di conclusione delle indagini preliminari. Per almeno due anni, il 55enne ha rovinato la vita della sua compagna. Dopo qualche mese di frequentazione, l’uomo aveva cominciato a denigrare la donna, diventando sempre più possessivo e invadente, provocando continui liti, che spesso finivano in percosse tali da mandare la donna al pronto soccorso. I continui messaggi audio e di testo minacciosi e molesti, le numerosissime chiamate anche in orari notturni e gli insulti anche attraverso i social, avevano trasformato la vita della donna in un vero e proprio inferno dal quale non sapeva più come uscire. Terrore puro quello della povera vittima che in una occasione in cui si era trovata ad aiutare il suo aguzzino ad organizzare un viaggio di lavoro, le veniva mostrata una pistola, poi ritrovata a casa del persecutore. Sono centinaia i messaggi inquietanti esaminati dai poliziotti. Ed è stato anche grazie al sostegno continuo degli agenti che la donna ha trovato la forza di denunciare tutto. “I miei angeli”, come li ha chiamati la donna in una lettera di ringraziamento inviata alla questura. “Grazie, grazie, grazie, non smetterò mai di dirlo, per quello che avete fatto con professionalità ed umanità per quello che farete per me e per altre donne nella mia situazione – scrive la vittima nel suo messaggio rivolto alla polizia -. Voi ci date la forza, voi mi date la forza per resistere, per non mollare. A me e a tutte le altre che come me vogliono lottare insieme a voi”

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