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Cocaina purissima dall’Albania:
maxi condanna per tre trafficanti

ANCONA - Il giudice ha stabilito una pena complessiva di diciotto anni di reclusione, sei per ogni imputato. Alla sbarra erano finiti due albanesi e un macedone, ritenuti i componenti di una banda che importava la droga dalle opposte sponde del mar Adriatico per poi riversarla in quasi tutta la provincia dorica. All'epoca degli arresti, erano stati i carabinieri di Osimo a sequestrare mezzo chilo di stupefacenti a Casine di Paterno
mercoledì 21 Marzo 2018 - Ore 16:16
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Il tribunale

 

Diciotto anni di pene complessive per tre trafficanti considerati dagli inquirenti i manipolatori del mercato della cocaina di quasi tutta la provincia dorica. Un mercato che era stato stroncato dai carabinieri di Osimo nel novembre 2016 e che aveva portato all’arresto di cinque persone. Due, un uomo e una donna residenti a Jesi, sono state condannate in una prima tranche del processo a quattro anni e sei mesi in abbreviato. Ieri, il procedimento è arrivato a conclusione, sempre attraverso il rito alternativo chiesto dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Gabriele Galeazzi. Due albanesi, 37 e 39 anni, e un macedone e di 29 residente a Chiaravalle, hanno subito ognuno una condanna a sei anni di reclusione. Stando a quanto emerso durante la fase investigativa, il gruppetto aveva allestito un cartello della droga con cocaina purissima proveniente dall’Albania. Il giro d’affari messo in piedi poteva garantire un guadagno di circa 70 mila euro al mese. All’epoca del blitz che aveva portato a cinque arresti, i militari avevano messo le mani su mezzo chilo di polvere bianca ancora in cristalli. La droga era stata trovata a Casine di Paterno,  dopo che il 37enne albanese, residente a Potenza Picena, l’aveva lasciato lungo il ciglio della strada. In tre erano andati a recuperare il carico, destinato a infoltire il mercato natalizio. A quel punto, era scattato l’arresto. Per il quinto componente della gang, il 39enne albanese, era stato emesso un fermo. Secondo quanto raccolto, sarebbe stato lui – all’epoca residente a Recanati – il boss della banda. Lui non è sottoposto ad alcuna misura cautelare. Un suo presunto complice, invece, è ai domiciliari. Un altro ha l’obbligo di firma in caserma. Tutti impugneranno il verdetto per cercare di ribaltarlo in appello.

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