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Cani malnutriti e mangiati
dai parassiti: condannato un 66enne

ANCONA - Si tratta del proprietario di una tenuta che ospitava prevalentemente animali da caccia. Tutti gli esemplari, 22, erano stati sequestrati nel 2014 dalle guardie zoofile che avevano ravvisato una situazione di degrado e incuria per i quattro zampe. L'uomo dovrà pagare una multa di 5 mila euro
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Uno dei cani sequestrati all’epoca delle indagini

 

Per l’accusa, teneva nella sua tenuta 22 cani stipati in cucce improvvisate, maleodoranti e situate nel degrado più totale. Il cibo sarebbe stato insufficiente, così come le dosi d’acqua giornaliere. E anche i parassiti non sarebbero mancati tanto che alcuni avevano riscontrato malattie come la leishmaniosi. Nel maggio 2014 erano state le guardie zoofile a sequestrare quello che poi è stato ribattezzato “canile lager”, collocato nelle campagne di Chiaravalle. Il proprietario della tenuta e della maggior parte dei cani, un falconarese di 66 anni, si era beccato una denuncia per maltrattamenti su animali. Questo pomeriggio è terminato il processo a suo carico con una condanna. L’uomo, difeso dall’avvocato Elisabetta Candi, dovrà  pagare 5 mila euro non per l’accusa che l’ha portato a processo ma per un reato minore: detenzione di animali tale da causare gravi sofferenze. Il pm aveva chiesto il pagamento di una multa del valore di 10 mila euro. Parte civile si era costituita, tramite l’avvocato Tommaso Rossi, l’associazione Legambiente Marche. L’imputato dovrà versare alla onlus una provvisionale di 500 euro. Il risarcimento sarà quantificato in sede civile. L’uomo ha sempre respinto ogni accusa. Il sequestro era stato eseguito dalle guardie zoofile nel 2014, dopo una serie di accertamenti coordinati dalla procura. Il blitz aveva portato alla scoperta di una situazione di degrado avanzato, con i cani – quasi tutti da caccia e di razza come Setter e Breton – malnutriti e divorati dai parassiti. Erano state ravvisate condizioni igienico sanitarie altamente precarie. Per molti animali, le vaccinazioni basilari sarebbero state inesistenti. Tanto che – dice l’accusa – alcuni cani avevano riscontrato la leishmaniosi, una malattia particolarmente pericolosa e contagiosa. Secondo i report sanitari, ascoltati durante il processo attraverso due veterinari, sulla pelle dei cani erano stati trovati segni di desquamazioni e ulcere. Alcuni esemplari erano stati trovati ammassati sulla carcassa di animali morti. Non tutti  erano sopravvissuti dopo il sequestro operato dalle guardie zoofile e dalla Polizia Municipale di Ancona e Chiaravalle. La maggior parte dei quattro zampe apparteneva all’imputato. Altri erano sotto la sua tutela, ma di fatto di proprietà di amici cacciatori del 66enne. Durante la scorsa udienza, l’imputato aveva respinto tutte le accuse, sostenendo che il cibo non sarebbe mai mancato agli animali. Per quanto riguarda il  capitolo malattie, l’uomo in alcuni casi ha riferito di non essersi accorto delle sofferenze dei cani. In altri, avrebbe cercato di rimediare con cure naturali.

 

 

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