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Dalla condanna all’assoluzione:
l’inferno di un 33enne accusato di
spacciare “sali da bagno”

ANCONA - L'uomo ha affrontato tutti e tre i gradi di giudizio perché accusato di smerciare dosi di catinoni sintetici, una nuova droga il cui grado di pericolosità tossica è ancora parzialmente sconosciuta. Proprio il velo di mistero che accompagna questa sostanza lo ha salvato in Cassazione, dopo un anno e mezzo passato ai domiciliari, dai tre anni e otto mesi inflitti in primo grado e confermati in appello
martedì 15 maggio 2018 - Ore 21:13
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Foto d’archivio

 

In primo grado era stato condannato in abbreviato a scontare tre anni e otto mesi di reclusione dopo l’arresto avvenuto all’ufficio postale di Fabriano, dove era andato a ritirare un pacco contenente circa quattro grammi di droga, tra cannabinoidi e catinoni sintetici, conosciuti anche come “sali da bagno”. Da quella sostanza, secondo l’accusa iniziale, poteva procurarsi almeno 200 dosi, pronte per la vendita. L’appello aveva confermato la pena, mentre con la Cassazione, nel maggio 2017, è arrivato l’annullamento dei verdetti. L’assoluzione piena l’ha data nel dicembre dello scorso anno la Corte d’Appello di Perugia che alla fine ha riconosciuto la tesi della difesa, rappresentata dall’avvocato Antonella Devoli: le proprietà tossiche dei catinoni, il cui elemento principale è il mefredone, sono ancora parzialmente sconosciute e, dunque, diventa difficile classificare la droga, comparsa sul mercato attorno al 2005 e inserita nel 2011 nelle tabelle ministeriale delle sostanza illegali. Quella droga che nel febbraio 2016 aveva portato all’arresto di un 33enne lombardo, all’epoca dei fatti residente a Fabriano, è stata alla fine la sua fortuna. Per uscire dall’incubo, che ha costretto anche l’uomo a scontare un anno e mezzo di arresti domiciliari, ha dovuto affrontare quattro diversi procedimenti: ad Ancona, Roma e Perugia. Da potenziale pusher venditore di oltre 200 dosi di “sali da bagno” è diventato un normale consumatore di droga. Nella sentenza del tribunale umbro, il quantitativo contestato è infatti stato fatto passare per uso personale. Ora, dopo oltre due anni di traversie giudiziarie, non è detto che non possa chiedere un risarcimento per ingiusta detenzione. Questa mattina in tribunale ha rischiato la beffa: c’è stata un’ulteriore udienza preliminare dove il 33enne era accusato di aver ricevuto un secondo plico, contenente 5 grammi di catinoni, solitamente riprodotti in polvere. Il gup Paola Moscaroli ha stabilito per l’imputato l’assoluzione perchè il fatto non può essere considerato un reato abbracciando quindi l’annullamento della Cassazione e la piena assoluzione impartita dalla Corte di Appello di Perugia. I catinoni, in un recente report ministeriale, sono stati classificati nelle nuove sostanze psicoattive i cui effetti sono ancora al vaglio degli studi di settore.

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