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Spaccio di droga ed estorsioni:
in carcere banda di rom,
sequestrato un ristorante (Video)

ANCONA - Questi gli esiti dell'indagine partita un anno fa e portata avanti dalla Squadra Mobile sotto il coordinamento del pm Rosario Lioniello. Sono stati colpiti dalla misura cautelare restrittiva quattro donne e due uomini che avevano fatto di un locale di Falconara il centro di smistamento per lo smercio delle sostanze. Il sodalizio, che avrebbe riversato fiumi di cocaina in tutta la provincia, è accusato di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e all'estorsione. Indagate a piede libero altre 11 persone
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Un momento della conferenza stampa in Questura

 

Sei arresti in custodia cautelare in carcere, 17 perquisizioni domiciliari, 11 indagati a piede libero e un ristorante di Falconara finito sotto sequestro. È questo il risultato della maxi operazione portata avanti dalla Squadra Mobile che ha permesso di disarticolare un sodalizio attivo in tutta la provincia e dedito allo spaccio di cocaina. Sotto scacco i presunti componenti della banda, quasi tutta composta da  persone di origine rom. In carcere, dopo l’emissione della custodia cautelare firmata dal gip Antonella Marrone, sono finite quattro donne e due uomini. Questi ultimi sono gli albanesi Illy Sullaku, 35 anni, ed Ervis Gjshi, 33 anni. Sarebbero stati loro, secondo gli inquirenti, a procurare la polvere bianca ordinata dai clienti della gang. La parte femminile in arresto è composta da: Giulia Spinelli, classe 1967, detta “la signora”, Patrizia Spinelli, 31enne e figlia di Giulia, Romina Buonora, 28 anni, e Giulia Spinelli, classe 1969, sorella di Romina e conosciuta come “la maghetta”. La 31enne, inoltre, è sposata con il 35enne Sullaku. Proprio il legame di parentela tra gli arrestati sarebbe stato il punto di forza dell’organizzazione, accusata di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e all’estorsione. Nel circuito criminale sono finite anche altre 11 persone, attualmente tutte indagate a piede libero. Stando ai riscontri, la base logistica dello smercio sarebbe stato il locale di proprietà di Giulia Spinelli senior. Si tratta del ristorante Mari e Monti di Falconara Marittima, posto sotto sequestro e vecchia conoscenza della polizia dorica. Qui, l’8 marzo, erano stati trovati 17 grammi di cocaina.

I componenti della banda finiti in carcere in custodia cautelare

L’indagine della polizia è iniziata nell’ottobre 2017 e ha permesso agli agenti guidati dal vice questore Carlo Pinto, coadiuvati dai commissariati della provincia, Polizia Scientifica, Unità Cinofile e reparto Prevenzione Crimine, di monitorare i movimenti del gruppo per circa un anno attraverso intercettazioni e pedinamenti. L’attività ha permesso, almeno inizialmente, di concentrarsi sua una giovane vittima finita nel vortice della droga.  I numerosi acquisti di cocaina avevano indotto il ragazzo, ormai dipendente dalla droga, a cadere in una spirale di debiti contratti con i suoi fornitori, fino al punto di cadere nella rete di un’estorsione che vedeva come epilogo il pagamento del debito con la consegna di monili d’oro, orologi e, addirittura, mediante la cessione della propria auto, un’Alfa Romeo Mito, nelle mani di uno dei componenti della banda. Il tutto, per non aver pagato cocaina di un valore di circa 3500 euro. Gli ordini delle sostanze sarebbero tutti passati dalla titolare del ristorante: “Quante pizze  servono?” Era la domanda tipica per mascherare la futura compravendita. Quasi mai gli smerci sarebbero avvenuti all’interno del locale. Piuttosto, i pusher preferivano spacciare nei dintorni del ristorante e, se lontano da Falconara, nei luoghi pubblici della città dove avevano appuntamento con l’acquirente. Le perquisizioni a carico degli indagati hanno permesso di porre sotto sequestro un passamontagna, una pistola giocattolo, della magnite  e strumenti per il confezionamento delle dosi. Il questore Oreste Capocasa: ” È la prima volta che colpisce l’etnia rom intesa come associazione. Quello che sorprende  è la forza che queste famiglie hanno sul territorio. Non servivano minacce per farsi pagare i debiti: l’appartenenza alla famiglia Spinelli era una garanzia per ricevere quanto dovuto”.

(servizio aggiornato alle 14.53)

 

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