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Stipendi non pagati e futuro incerto,
scioperano gli addetti alle pulizie
di treni e stazioni

CONTESTAZIONE - Incroceranno le braccia per ventiquattr'ore domani 26 ottobre. Subaffidamenti senza criteri, eccessivi ribassi, continue violazioni contrattuali stanno esasperando i lavoratori che hanno dichiarato lo stato di agitazione. Sul piede di guerra tutte le sigle sindacali della categoria
giovedì 25 Ottobre 2018 - Ore 11:37
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Foto d’archivio

 

Braccia incrociate domani, venerdì 26 ottobre, per le lavoratrici ed i lavoratori degli appalti ferroviari addetti ai servizi di pulizia dei treni e delle stazioni, del ristoro ed accompagnamento notte. Sciopero per l’intera giornata. Ad essere garantiti solo i servizi minimi previsti dalla legge e l’assistenza ai disabili. Violazioni contrattuali, applicazione di contratti non previsti dall’accordo nazionale e ritardi cronici nel pagamento degli stipendi stanno portando all’esasperazione i lavoratori delle ditte di subappalto dei grandi consorzi nazionali che si sono aggiudicati le gare. Unite, dunque, le segreterie di tutti i sindacati di categoria, compresi quelli autonomi (Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Ugl Taf e Slm Fast Confsal) nel dichiarare lo stato di agitazione e nel chiedere la fine dei subaffidamenti senza criteri, insieme ad una verifica dei volumi di attività per il miglioramento della qualità dei servizi ai viaggiatori. È il terzo sciopero dell’ultimo periodo. Spiegano le sigle sindacali: «Il settore è colpito da anni da una grave crisi economica conseguente alle scelte delle società del Gruppo Fs di frammentare oltre misura i lotti ed accettare ribassi eccessivi da parte degli appaltatori, rinunciando così alle economie di scala possibili solo con gli accorpamenti. Durante le gare, le valutazioni delle offerte da parte delle committenze avvengono senza tenere conto del costo del lavoro previsto dal contratto della mobilità attività ferroviarie, anche perché le tabelle di costo orario sulle quali andrebbero effettuate le valutazioni di congruità non sono state mai pubblicate dal ministero del Lavoro, nonostante siano state concordate fra le parti stipulanti nel Ccnl del 16 dicembre 2016. Quindi, viene vanificata la clausola sociale e contrattuale concordata tra sindacato e Confindustria sui tavoli del contratto dei ferrovieri in un’ottica di inclusione. In questo ambito − precisano −, la pratica dei subaffidamenti da parte dei grandi consorzi nazionali, pur essendo perfettamente legittima, aumenta le criticità legate alla sostenibilità economica dei lotti, in quanto nella catena dei subappaltatori si riducono i profitti. Questo produce un ricorso inevitabile agli ammortizzatori sociali e il decadimento della qualità del servizio, oltre alle violazioni contrattuali da parte degli appaltatori, fino all’applicazione di contratti diversi da quello previsto, e i ritardi cronici nei pagamenti degli stipendi. La committenza Fs, di proprietà interamente pubblica, non sta dimostrando alcuna responsabilità sociale di fronte al 20% di esuberi dichiarati a livello nazionale su un totale di 10mila addetti circa.

La fine degli ammortizzatori sociali, prevista dal Jobs act per il 24 settembre scorso (quando scadevano i 36 mesi dei contratti di solidarietà), potrebbe trovare solo una parziale soluzione nella proroga di 12 mesi contenuta nel decreto fiscale, che resta però solo un pannicello caldo in quanto non costituisce una soluzione strutturale ma solo temporanea, mentre le organizzazioni sindacali a tutti i livelli invocano da anni l’apertura di un tavolo di confronto con il Gruppo Fs atto a concordare soluzioni strutturali per fare uscire questo settore dalla crisi in cui versa da troppi anni».

 

 

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