Sayf fa ballare il Mind (Foto):
in migliaia per il rapper con la tromba

Sayf
di Leonardo Giorgi
“Quando si spegne la luce, tu con chi rimani?” canta Sayf che, tra le luci che si abbassano nell’ultima notte del Mind Festival, è ben felice di restare solo a Montecosaro con le migliaia di persone (di tutte le età) arrivate alla liturgia elettronica e jazz del rapper classe 1999.

Il cantante rivelazione dell’ultima edizione di Sanremo (superato in finalissima da Sal Da Vinci per un pugno di voti), non solo fa saltare e ballare i tanti giovanissimi sotto al palco, ma sa anche catalizzare tutta l’attenzione su di sé grazie a testi mai banali ed estremamente personali.

Tra arrangiamenti sfrenati e ballate più sentimentali, Sayf non delude le attese e si conferma tra i migliori della sua generazione, grazie a una preparazione cantautoriale e strumentale “a tutto tondo”. La struttura del live, del resto, è pensata come un cerchio: si parte con l’intro di “Se Dio vuole”, manifesto autobiografico dell’artista, e si chiude oltre un’ora e mezza dopo con la reprise di “Occhialata Carrera”, lo stesso pezzo che aveva aperto le danze. In mezzo, Sayf fa capire perché è difficile incasellarlo: Adam Sayf Viacava, cresciuto a Rapallo, padre italiano e madre tunisina, si porta dietro tutte le influenze della musica genovese e mischia la cultura trap a una certa sensibilità jazz.

Il cuore della serata arriva nel blocco centrale. La hit “Buona domenica” scatena la folla, prima dei momenti acustici, tra chitarra e sassofono. Sono i pezzi in cui la scrittura di Sayf mostra la corda più personale. Da lì in poi il live risale di giri. “Chic”, “Bratz” e “Raffaello” rimettono tutto in moto, “Perché piango” e “Santissimo” tengono insieme il registro sacro e quello da club che è la sua cifra più riconoscibile.

Poi, alla fine, tocca all’attesa “Tu mi piaci tanto”. È il brano con cui a febbraio ha sfiorato la vittoria all’Ariston: primo al televoto con il 26,4% contro il 23,6% di Sal Da Vinci, ma superato nel conteggio complessivo per una manciata di decimi grazie ai voti di stampa e radio. A Montecosaro il verdetto lo riscrive il pubblico, che canta ogni parola dall’inizio alla fine. Il finale affidato a “Randa Baraonda” (un’improvvisazione sulla base di “Hit the road jack”, con Sayf alla tromba) e alla reprise iniziale.

I Mind Enterprises
Quando si spegne la luce, insomma, Sayf resta con parecchia gente, molta della quale rimasta per il dj set del duo europop Mind Enterprises. Una lunga performance-tributo al pop e all’elettronica italiana, in un pacchetto di abbigliamento vintage, video analogici, baffi e collage di musica e cultura televisiva (dai pezzi di vecchie telecronache fino agli annunci dei palinsesti). Un finale “omonimo” e degno del festival, con il popolo del Mind rimasto a ballare fino all’ultima nota versata dalle casse.



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