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Crescita modesta,
Marche sotto la media nazionale.
Al 16° posto tra le regioni italiane

ANCONA - Nell'aggiornamento congiunturale dell'andamento dell'economia regionale presentato oggi da Bankitalia, la ricostruzione viene vista come lo snodo fondamentale per la ripresa. Migliora l'occupazione, ma soprattutto a tempo determinato
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La presentazione del report di novembre 2018

 

Bankitalia, sede di Ancona

 

Crescita modesta e comunque ad un ritmo inferiore rispetto al resto del Paese. Le Marche faticano ad agganciare la locomotiva della ripresa economica dopo la crisi che ha colpito più duramente in una regione ad alto tasso manifatturiero e costituita per lo più da un tessuto di piccole e micro imprese. La fotografia scattata da Bankitalia su primi nove mesi del 2018, e presentata oggi nella sede di Ancona, racconta di un territorio ancora in difficoltà, ma che mostra anche miglioramenti in alcuni ambiti, come il recupero dell’edilizia con l’avvio dei cantieri per la ricostruzione post-sisma, considerata snodo fondamentale per la ripresa, e l’occupazione, con un tasso di disoccupazione che si riduce all’8,4% (facendo meglio della media italiana, che si assesta sull’11,1%), anche se soprattutto grazie ai contratti a tempo determinato. I dati sarebbero stati più positivi se fossero stati concentrati sul primo semestre, ma tra luglio e settembre si è avuta una vistosa battuta d’arresto, dovuta anche al contesto dei mercati internazionali, tra dazi e instabilità politica.

In base al sondaggio congiunturale della Banca d’Italia, condotto tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre su un campione di 211 imprese industriali marchigiane, con almeno 20 addetti, gli imprenditori hanno comunque attese favorevoli nel breve periodo, ma gli investimenti non si rafforzano.

«Nel 2007, le Marche erano seconde in Italia per livello di crescita – sottolinea Gabriele Magrini Alunno, direttore della sede di Ancona di Bankitalia, affiancato nella presentazione del report da Giacomo Micucci – mentre tra il 2007 ed il 2016 sono scese al 16° posto e si deve capire perché. Venerdì presenteremo all’Università Politecnica delle Marche uno studio economico che mette a confronto le diverse regioni italiane per comprendere le ragioni di questa debolezza strutturale».

Debolezza sottolineata anche dal fatto che, in vista della prossima programmazione dei Fondi europei, le Marche siano state declassate da regione ricca al gruppo di quelle «in transizione». Tra tante zone d’ombra, come ad esempio il calo dell’export, -0,5%, (anche se, al netto della farmaceutica, si registrerebbe un +1,5%) con un pesante -15,4% verso gli Stati Uniti, si segnalano anche punti di luce, come il lieve recupero di uno dei settori chiave, quello edile, che ha fatto registrare +9% ore lavorate, +11% addetti e un +7% di compravendite immobiliari, dovute soprattutto all’emergenza abitativa nei territori terremotati, che costituiscono il 40% della regione. Un settore che ha avuto una bona performance nei primi nove mesi dell’anno è stato quello della meccanica, mentre continua a soffrire quello del calzaturiero e dell’abbigliamento. Va segnalato, comunque, che tre quarti delle aziende intervistate sono in utile ed il 90% in pareggio.
Buon segnale arriva però delle tante spinte aggregative, come i Confdi, la Camera di Commercio Unica le fusioni all’interno delle associazioni di categoria, che permettono una maggior massa critica per avere peso a livello nazionale ed internazionale. Perché il «piccolo è bello» non è più realistico nell’era del mercato globale e le piccole e micro imprese faticano anche di più ad avere accesso al credito.

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