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Azienda unica rifiuti,
il dg di Viva Servizi, Ciotti:
«Sentenza fotografa una situazione superata»

ANCONA - Spetterà all'Assemblea territoriale d'ambito 2 deciderà cosa fare: se proseguire sul percorso già tracciato dell'affidamento diretto, aggiustando il colpo secondo le indicazioni del Consiglio di Stato o andare a gara pubblica. Per il direttore, Viva Servizi (ex Multiservizi), oggi sarebbe in regola rispetto a quanto eccepito dai giudici amministrativi, grazie al processo di razionalizzazione concluso a dicembre 2017. All'attacco il sindaco di Jesi, Bacci, da sempre contrario all'azienda unica e all'affidamento diretto: «Spianata un'autostrada ai privati»
lunedì 19 Novembre 2018 - Ore 20:12
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Multiservizi

 

di Martina Marinangeli

Caos sull’azienda unica dei rifiuti. Dopo lo stop arrivato prima dal Tar e, in seconda battuta, dal Consiglio di Stato lo scorso venerdì, l’iter del progetto si è ingarbugliato e ora sono due gli scenari che si aprono di fronte all’Assemblea Territoriale d’Abito 2: una gara ad evidenza pubblica oppure proseguire sul tracciato dell’affidamento del servizio ad una società in house, cambiando però la compagnie societaria della NewCo. Il presidente dell’Ata 2, e neoeletto presidente della Provincia di Ancona, Luigi Cerioni, si dice però ottimista sulla prosecuzione del percorso, affermando che «il Consiglio di Stato ha fornito importanti indicazioni per poter proseguire utilmente nella complessiva iniziativa di affidamento dei servizi del ciclo integrato ambientale per la provincia. Tale iniziativa, infatti, rimane intatta e validata, nella sua impostazione fondamentale, da parte della sentenza. L’Assemblea − conclude − avrà modo di recepire ed approfondire quanto indicato dal CdS nelle prossime occasioni di riunione, per adeguare i propri atti e provvedimenti nella prospettiva di completare il processo di affidamento».

Resta in attesa di questi sviluppi il direttore di Viva Servizi (ex Multiservizi), Patrizio Ciotti, secondo cui «la sentenza potrebbe aver fotografato una situazione che, essendo di qualche mese fa, non tiene conto del percorso di razionalizzazione nelle partecipazioni che abbiamo intrapreso nel frattempo. Proprio alla luce di quanto stabilisce la sentenza, potremmo essere già a posto. Se la variabile importante è il «controllo» di Viva Servizi su altre società, va detto che abbiamo trasformato il controllo con una partecipazione al 10% in Estra e, sì, controlliamo Edma Reti Gas, ma non tutto l’impero delle altre società da essa a sua volta controllate, di cui parla la sentenza. Detto questo – conclude – spetta però all’Ata decide cosa fare». E tra i membri dell’Assemblea, c’è già chi sottolinea «la gravità inaudita di quanto successo». Si tratta del sindaco di Jesi Massimo Bacci, da sempre contrario al progetto della gestione dei rifiuti dell’ambito provinciale (insieme ai colleghi di Falconara, Fabriano, Belvedere Ostrense e Monsano). «Il mio no, come ampiamente confermato dallo stesso Consiglio di Stato, si basava sulla constatazione che per un’operazione che prevedeva oltre un miliardo di spesa pubblica non era assolutamente pensabile che la scelta del futuro operatore dei rifiuti fosse operata attraverso una modalità – palesemente irregolare – che escludeva la normale procedura di evidenza pubblica con la quale la pubblica amministrazione svolge la sua attività negoziale nell’individuazione di un contraente». Ma non basta, e il primo cittadino rincara la dose, ponendo l’attenzione sul fatto che, nella sentenza, «i giudici hanno detto che Viva Servizi S.p.A., per come è oggi strutturata a seguito delle scelte societarie imposte dal Comune di Ancona negli ultimi anni, ha perduto i requisiti previsti dalla normativa nazionale per continuare ad essere gestore unico di ambito del Servizio Idrico Integrato di 43 Comuni della province di Ancona e Macerata. Il risultato finale? − si chiede Bacci –. Per scelte assurde e contro ogni logica (che molti Sindaci hanno votato per disciplina di partito) oggi nella provincia di Ancona è stata spianata un’autostrada ai privati per la gestione dei servizi primari che dovrebbero essere in mano pubblica per metterci al riparo da ogni speculazione. L’alternativa è che la Multiservizi rinneghi tutta la costosissima procedura, terminata tra l’altro recentemente, volta all’acquisizione di partecipazioni societarie di operatori del gas con pesantissime ricadute soprattutto di natura economica. Sono gravissime responsabilità politiche – conclude – che non possono passare in secondo piano e tanto meno sottaciute».

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