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L’ammiraglio Pettorino in visita
al porto: «Obbligo di soccorso,
non lasciamo morire uomini in mare»

ANCONA – Il Comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto e Guardia Costiera torna in quella che è stata la sua casa dal 2010 al 2013, accolto da tutti gli addetti ai lavori che hanno fatto il punto sull'andamento delle attività portuali. «Senza sicurezza non c'è sviluppo. Anche una sola persona che perde la vita sul lavoro è un'enorme sconfitta». - VIDEO
mercoledì 23 Gennaio 2019 - Ore 17:36
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L’Ammiraglio Giovanni Pettorino

 

di Martina Marinangeli

A sei anni dal suo addio alla guida della Capitaneria di Porto dorica, l’ammiraglio Giovanni Pettorino è tornato stamattina nella sua Ancona da Comandante generale – scelto per questo ruolo dal Consiglio dei Ministri nel 2017 – accolto dall’affetto di tutto il gotha del porto. Protagonista di una «battaglia navale» contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini sulla questione della nave Diciotti, a cui il leader leghista impediva l’attracco ad un porto sicuro, ha rischiato il posto per difendere il «valore della sicurezza in mare che viene prima di tutto», salvo poi essere blindato nel suo ruolo da un altro ministro, il pentastellato Danilo Toninelli, alla guida del dicastero dei Trasporti da cui la Guardia Costiera dipende. Sulla politica dei porti chiusi del vicepremier Salvini preferisce oggi non intervenire, osservando che «è una questione di cui si occupa in maniera definitiva la politica. E io sono un tecnico: vorrei lasciare ad altri questo argomento, fermo restando che è parte di un fenomeno storico molto più vasto, quello dei flussi migratori, un problema che non possiamo pensare di risolvere in mare, ma che va affrontato a terra, da dove queste persone partono. A quei Paesi va garantito sviluppo e futuro: quando interveniamo in mare o cercando di salvare persone che si nascondono dentro ai camion rischiando la vita, è già troppo tardi». Rivolgendosi alla platea composta dagli addetti ai lavori delle attività portuali sottolinea però che esiste l’«obbligo del soccorso, una crescita culturale e civile dell’uomo. Non possiamo lasciar morire un uomo in mare».
La difesa dell’incolumità delle persone torna come un leit motiv nelle parole dell’ammiraglio anche quando, durante l’incontro, si parla di sicurezza sul lavoro, puntualizzando come «anche una sola persona che perde la vita lavorando è una sconfitta enorme».
Tra i presenti in platea, il segretario generale dell’Autorità di sistema portuale, Matteo Paroli, il direttore di Fincantieri, Giovanni Stecconi, che ha parlato della ripresa del settore della cantieristica dopo anni di crisi, con l’assunzione di un centinaio di nuovi addetti (ora sui livelli di 650 interni e oltre 3000 esterni), il direttore di Marina Dorica, Leonardo Zuccaro, secondo cui «la nautica sta vivendo finalmente un bel momento», e Chiara e Andrea Morandi, del Gruppo Morandi. Unica voce fuori da un coro che ha raccontato un porto in grande ascesa ed in un momento di grazia, è stata quella di Nicola Pandolfi (mercato ittico e associazione produttori pesca), che ha fatto notare come «il settore della pesca stia andando male a causa di assurde normative europee che ci mettono in difficoltà e richiedono almeno due o tre dipendenti per adempiere a quanto richiedono». «Il problema è stato non essere presenti nel momento opportuno, cioè quando la Comunità europea ha fatto le norme basi», ha osservato Pettorino, garantendo però il supporto e l’aiuto al settore.

 

 

 

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