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Colpo al laboratorio orafo:
condanna 20 anni dopo

CINGOLI - L'imputato, oggi imprenditore, è un 45enne siciliano che vive a Jesi . Era accusato di aver messo a segno una rapina da 100 milioni. La sentenza al tribunale di Macerata: 2 anni e 8 mesi
lunedì 4 Febbraio 2019 - Ore 21:14
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Vent’anni fa aveva messo a segno una rapina in un laboratorio orafo: un furto che valeva circa 100 milioni di lire: oggi è stato condannato a 2 anni e 8 mesi un 45enne siciliano che vive a Jesi, e da anni lavora come imprenditore. Un cold case, la rapina compiuta a Cingoli nel 1998, con le indagini che avevano trovato la svolta nel 2010 grazie ad una impronta digitale. Ad agire erano state due persone nel laboratorio orafo di Melissa Beni. Per fare il colpo i malviventi, con il volto coperto da un passamontagna nero, avevano praticato un foro. Una volta entrati avevano forzato una cassaforte e da questa avevano prelevato oro e pietre preziose. Nel frattempo la proprietaria era scesa nel locale e i malviventi l’avevano afferrata e costretta a passare per il foro da loro praticato poco prima per raggiungere l’abitazione della donna, nel piano inferiore. L’avrebbero strattonata per costringerla ad aprire la cassaforte che aveva in casa. Ma la donna non era riuscita ad aprirla. Poi i malviventi erano spariti e le indagini dopo un po’ di tempo si erano arenate. Fino al 2010 quando le impronte digitali rilevate nei locali avevano portato a individuare uno dei presunti malviventi. In seguito per l’uomo si era aperto un processo che però era finito con il Tribunale che aveva rimesso gli atti alla procura perché il fatto descritto era diverso da quello comparso nel capo di imputazione, nel quale venivano citati i reati di rapina propria e impropria che i giudici hanno detto essere incompatibili come contestazioni. Si era tornati indietro e questa volta all’imputato venivano contestate sia la rapina al laboratorio, sia la tentata rapina, aggravata, a casa della donna. Il difensore dell’imputato, l’avvocato Franco Argentati, ha sostenuto che non si potessero contestare due episodi distinti, ma un’unica azione. Tesi accolta dai giudici. Inoltre aveva sottolineato che non poteva nemmeno essere contestata l’aggravante: si parlava infatti di un furto, avvenuto sempre nel 1998, e non di una rapina. Inoltre da allora il 45enne non risultava aver mai compiuto altri reati tanto che oggi ha una azienda con diversi dipendenti. I giudici hanno condannato il 45enne a 2 anni e 8 mesi ritenendo le attenuanti prevalenti sulle aggravanti. Parte civile si era costituita la donna rapinata con il legale Sara Scalpelli. Alla parte civile il giudice ha riconosciuto una condizionale di 1.500 euro mentre per il risarcimento ha disposto che venga valutato in sede civile.

(Gian. Gin.)

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