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«Mafia e ricostruzione:
protocollo d’intesa col ministero»

CONVEGNO di Libera per parlare del fenomeno mafioso. Paola Senesi, referente per le Marche: «Un marchigiano su quattro dice di aver conosciuto qualcuno coinvolto in pratiche corruttive. Perché non vengono denunciati?». Il pg Sergio Sottani: «La mafia s'infiltra sempre quando il territorio è propenso ad accogliere. Di quella nigeriana qui si parla spesso, anche a sproposito». Il procuratore Garulli ha invece annunciato la firma di un documento sperimentale relativo al sisma, la prossima settimana, tra le autorità giudiziarie della nostra regione e il ministero
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Da sinistra: Monica Garulli, Sergio Sottani, Francesco Adornato, Vincenza Rando

 

di Federica Nardi (foto di Fabio Falcioni)

«Un marchigiano su quattro dice di aver conosciuto qualcuno coinvolto in pratiche corruttive. Perché non vengono denunciati? Per il timore delle conseguenze, la rassegnazione, la difficoltà di dimostrare corruzione e per paura che sia l’intero sistema ad essere corrotto». A dirlo è Paola Senesi, referente di Libera per le Marche, che ha presentato oggi i dati della ricerca svolta dal 2016 nel territorio regionale e riguardante la percezione del fenomeno mafioso. Circa 300 i questionari sottoposti a varie “categorie” di marchigiani, a cui si aggiungono le interviste fatte alle associazioni di categoria regionali. La mafia e la corruzione è stato uno dei filoni affrontati oggi durante l’incontro “Dalle Marche una sfida culturale per una speranza di rinascita”. Presente anche il procuratore generale delle Marche Sergio Sottani e a Monica Garulli, procuratore di Ancona. Al tavolo anche Francesco Adornato, rettore dell’università di Macerata che ha ospitato l’incontro nell’auditorium dell’ex Banca Marche. «Il fenomeno mafioso nelle Marche è visto come preoccupante solo dal 18 percento degli intervistati», spiega Senesi. Insomma, per la maggior parte delle persone in regione la mafia non c’è. E se c’è è marginale. Ma la realtà è ben diversa e a sottolinearlo è stato Sottani.

Sergio Sottani

«La mafia – spiega il procuratore generale -, si è trasformata perché sono cambiati il mondo e l’economia. Si ha idea di una mafia violenta che uccide in strada. Nelle Marche si è visto il giorno di Natale a Pesaro, ma è l’unico episodio recente. Quindi è un fenomeno marginale? Beh, fino a un certo punto. La mafia si è evoluta ed è un organismo che presuppone tre elementi: la forza di intimidazione mediante vincolo associativo, l’assoggettanento e l’omertà. Perché si diventa mafiosi? Per commettere delitti, per acquisire o gestire controllo di attività economiche, per realizzare prodotti o vantaggi ingiusti, per condizionare le elezioni politiche. Se si ha timore di denunciare allora c’è qualche punto di contatto tra mafia e corruzione». Sottani ricorda inoltre che «se il corrotto è un funzionario pubblico, il corruttore di solito è un privato che deve evadere tasse, avere una concessione eccetera. E’ il profitto che unisce mafia e impresa. A volte ci sono imprenditori che per abbassare i costi si avvalgono di società di cui non controllano la natura. Oppure se c’è un bar che non funziona la mafia magari lo compra solo per riciclare i soldi. Capisco che i soldi fanno gola ma vendere in questo caso vuol dire rovinare il territorio. Le Marche hanno la forza di rispondere ma dobbiamo sapere che la mafia tende ad avanzare anche da noi. Se la mafia c’è stata in Emilia e in Umbria, non è che il mafioso si ferma». Nel sondaggio di Libera un capitolo è dedicato anche alle mafie straniere. Le più percepite dagli intervistati sono quella balcanica, albanese e cinese. «Mi sorprende – commenta Sottani -, che non sia molto presente nelle risposte la mafia nigeriana dato che qui se ne parla spesso, anche a sproposito». In ogni caso le Marche si confermano a rischio di infiltrazione. «Perché sono una regione florida – conclude Sottani -, fatta di piccole società su cui la mafia cerca di intervenire, in modo silente. Non bastano i magistrati ma che ognuno faccia il proprio lavoro rispettando le regole. Perché la mafia si infiltra sempre quando il territorio è propenso ad accogliere».

Monica Garulli

Il procuratore Garulli rincara la dose: «Nelle Marche non esiste una percezione diretta di fenomeni di controllo del territorio tranne casi isolati come l’omicidio di Natale a Pesaro. C’è invece una sottovalutazione di fatti silenti, non percepiti come gravi ma che invece minano il concetto di economia legale. Un fronte sul quale impegnarci è quindi quello dei modelli criminali in grado di contaminare l’economia. E’ il caso di riciclaggio di patrimoni di provenienza illecita. O del fallimento reiterato, di fatture inesistenti. A volte non sembrano episodi gravi ma invece sono allarmanti. L’afflusso di risorse dopo terremoto rischia di trasformarsi in una grande occasione per la criminalità organizzata». E anche se «la procura interviene solo nella fase repressiva», non sono mancate azioni di coordinamento. Come il protocollo del 2017 tra la procura di Ancona e quelle di Ascoli, Fermo e Macerata per evidenziare gli indicatori di rischio relativi alla ricostruzione. E la settimana prossima sarà firmato un protocollo d’intesa sperimentale, di durata annuale rinnovabile, tra l’autorità giudiziaria marchigiana e la branca del ministero degli Interni che si occupa di prevenzione e contrasto antimafia in relazione al sisma. Sia nostrano che, ad esempio, aquilano. «Siamo qui anche per dare un senso di fiducia e dire che gli strumenti sono molti, l’attenzione vi assicuro che è alta», sottolinea Garulli.

Vincenza Rando

Vincenza Rando, vicepresidente di Libera, è tornata più volte sul concetto di responsabilità. «Se guardiamo a questi fenomeni come qualcosa che non ci riguarda, deleghiamo. Invece dobbiamo fare tutti la nostra parte». Il rettore Adornato, ultimo ad intervenire, ha ricordato il ruo0lo formativo dell’università: «Ci sentiamo parte di questo percorso – ha detto -. Dove la mafia fa meno rumore è più pericolosa, perché vuol dire che comincia a radicarsi». Presenti all’incontro decine di studenti, oltre alle autorità civili e militari, rappresentanti sindacali e di associazioni. Cafiero de Raho, procuratore nazionale antimafia, era atteso ma non ha potuto partecipare, affidando comunque un saluto al pubblico da parte sua per il tramite dell’associazione Libera.

 

Francesco Adornato, Sergio Sottani

 

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