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Violetta e Alfredo minimal,
La Traviata rende belle Le Muse
In platea anche Ignazio Visco (Foto)

ANCONA - Tra gli spettatori, anche il governatore di Bankitalia, ieri pomeriggio ospite della Politecnica. Per il debutto dress code eleganza rispettato. Applausi a scena aperta per i due protagonisti dell'opera verdiana. Domani la replica
sabato 21 Settembre 2019 - Ore 10:45
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di Marco Catalani (foto di Giusy Marinelli)

I rigorosi del dress code possono accennare un sorriso. Certo non saranno soddisfatti a pieno ma quanto meno avranno la possibilità di lasciarsi andare all’ottimismo (cauto) per i progressi. Quelli visti alla prima delle Muse, La traviata di Giuseppe Verdi che ieri sera ha aperto la stagione lirica del Massimo dorico, per un’eleganza non scontata per il solitamente più casual pubblico anconetano. Un parterre elegante, dunque, che è riuscito a relegare in un angolino l’abbondanza di sciatteria vista in altre occasioni. T-shirt e felpe al bando? Non ancora ma pare ci si stiamo lavorando. Già una bella partenza, insomma, fin dall’ingresso e in attesa di assistere alla vicenda di Violetta Valery (il soprano Francesca Sassu, già applaudita Micaela nella Carmen alle Muse nel 2017), Alfredo (il tenore coreano Jay Kwon) e il padre Germont (il baritono Angelo Veccia). Pubblico elegante, con tanti volti noti dell’Ancona che conta e con tanto di ospite a sorpresa: il presidente della Banca d’Italia, Ignazio Visco arrivato con Pietro Alessandrini, professore emerito alla facoltà di Economia della Politecnica delle Marche. Nel foyer, tra professionisti e notabili vari, si vedono l’imprenditore e campione di vela Alberto Rossi, gli ex sindaci di Ancona Fabio Sturani e Fiorello Gramillano (ma non l’attuale Valeria Mancinelli, a farne le veci l’assessore alla Cultura Paolo Marasca), il rettore Sauro Longhi, l’ex Procuratore del Tribunale di Ancona Vincenzo Luzi e il medico dello sport Marzio Merli.

Da sinistra: Alessandrini, Visco, De Vivo e Marasca

Luci, sipario. La regista Stefania Panighini ha scelto un scena minimal di fine ‘800 che accontenta gli ortodossi degli allestimenti, quelli che avversano le scene traslate nel tempo e nello spazio, altrove rispetto al libretto originale. Scena che alterna le feste mondane della cortigiana Violetta (affiancata dai suoi fantasmi di donna), alla quiete della nuova vita con l’amato Alfredo fino al dramma finale dell’amore interrotto e non per volontà. Che, come noto, ha la capacità di incunearsi nell’animo umano e lì restarvi senza possibilità, per gli sventurati che restano, di estrazione. È forse questo il segreto del successo popolare della Traviata. Gli anconetani hanno avuto la possibilità di vederla alle Muse ben nove volte nel tempo. La prima rappresentazione, secondo gli archivi, risale all’aprile del 1855. A due anni di distanza dall’esordio alla Fenice di Venezia. Dopo 164 anni gli applausi più fragorosi (e un bravo! a scena aperta) li conquista Veccia che stacca gli altri in coppia con la Sassu. Ottima l’Orchestra Sinfonica G. Rossini diretta dal maestro Andrea Sanguineti e in forma anche il Coro Lirico Marchigiano V.Bellini condotto dal maestro Davide Dellisanti. Questa Traviata, coprodotta da Teatro delle Muse, Daegu Opera House e Img Artist, andrà in replica domani alle 16.

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