facebook rss

Pd e 5stelle uniti dalla legge elettorale:
parità di genere, assessori esterni
e soglia di maggioranza al 40%

REGIONE - Diciotto seggi a chi supera il primo limite, 19 a chi raggiunge il 43%. L'opposizione esce dall'aula dopo aver dato l'assenso alla doppia preferenza: «Inciucio che aumenterà i costi». Il capogruppo pentastellato Gianni Maggi: «Alla luce del sole invogliamo i cittadini a una maggiore e più responsabile partecipazione». Il segretario Pd Gostoli: «Passi avanti per favorire la partecipazione delle donne». Mirco Carloni: «Referendum sullo statuto modificato»
Print Friendly, PDF & Email

 

 

di Gabriele Censi

Non più assessori scelti tra i consiglieri ma solo esterni (oggi era possibile con un limite di tre), doppia preferenza di genere e nuovi premi di maggioranza sono le principali novità della legge elettorale modificata in via definitiva dall’assemblea delle Marche dopo una seduta lunga e molto accesa.  Le modifiche alla legge elettorale delle Marche sono state approvate ieri in via defininitiva e saranno operative nelle prossime elezioni del 2o20. In dettaglio viene introdotto il voto di preferenza con indicazione di due candidati di sesso diverso,  il premio di maggioranza (con una soglia al 40% che porterà all’attribuzione di 18 seggi, sui 30 totali mentre saranno 19 per risultati pari o superiori al 43%), l’incompatibilità tra l’esercizio delle funzioni di assessore e quelle di consigliere (sospensione per tutta la durata dell’eventuale incarico) che ha determinato anche una necessaria revisione dello Statuto regionale e nuove modalità per la raccolta delle firme relativa alla presentazione delle liste elettorali e per gli orari degli uffici competenti. Il testo ha avuto 21 voti favorevoli della maggioranza e del M5stelle in simmetria con l’attuale accordo di governo nazionale “giallorosso”, in molti nelle file dei due partiti, acerrimi avversari fino ad oggi, auspicano sia possibile una convergenza anche in primavera sul modello Umbria. I consiglieri di opposizione (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Area popolare) hanno abbandonato l’aula dopo aver espresso parere favorevole per l’articolo riguardante la preferenza di genere, che ha ottenuto 28 voti.

Commenti al voto dunque di segno opposto: il gruppo del Pd punta l’attenzione sulla doppia preferenza mentre l’opposizione, favorevole a questa scelta, esprime invece forte dissenso sul resto delle modifiche in una nota congiunta:  «Un inciucio solo per favorire l’inciucio in atto tra Pd – M5s fatto senza alcuna trasparenza, che aumenterà i costi della politica di 600mila euro ogni anno».  Soddisfazione da parte del presidente Antonio Mastrovincenzo: «Già dal 2015 la doppia preferenza è stata posta al centro dell’attenzione dalla Conferenza dei presidenti dei consigli regionali, con l’approvazione di specifici ordini del giorno. Oggi andiamo ad adeguare la nostra normativa a quella nazionale del 2016 nella piena convinzione che quello della parità di genere debba essere adottato come criterio imprescindibile nelle indicazioni per la formazione degli organi rappresentativi, nella produzione legislativa, nell’orientamento delle risorse e nella selezione degli interventi». 

Gianni Maggi

Gianni Maggi, capogruppo del Movimento 5 Stelle Marche, rivendica la paternità della proposta «La seconda delle 10 presentate, come tradizione del Movimento 5 Stelle, prevede la doppia preferenza di genere. Relativamente all’innalzamento del premio di maggioranza, il 40% votato oggi in aula è la percentuale suggerita dalla Corte Costituzionale per l’Italicum, nonché la percentuale già prevista da altre regioni, anche governate dal centrodestra: la Lombardia, ad esempio. Vanno a votare la metà degli aventi diritto e il 34% dell’attuale premio di maggioranza significa che meno del 20% dei marchigiani decidono il governo della regione. Altro che scippo della democrazia. Invogliare i cittadini a una maggiore e più responsabile partecipazione al voto, e garantire loro che la volontà di un numero attendibile di essi indicherà chi dovrà governare la regione, significa rafforzare il fondamento della partecipazione democratica. Chi parla di inciucio confonde le pratiche che è solito fare sottobanco con il confronto tra forze politiche, alla luce del sole, per arrivare a cambiare una proposta di legge promulgata in un contesto di bipolarismo e diversa partecipazione elettorale. Alla luce del sole, sì, perché proprio io ho dichiarato più volte in commissione, in questa assemblea e, per trasparenza nei confronti dei cittadini, pubblicamente sui giornali, che mi stavo adoperando per arrivare a una sintesi delle varie proposte. Per cui, questo teatrino della finta meraviglia è grottesco, ridicolo, poco rispettoso nei confronti degli elettori. Sono fuorvianti e ridicoli soprattutto gli schiamazzi isterici dei soliti sostenitori del Papeete, quelli che volevano prendersi i “pieni poteri” e ora, dopo aver tradito il Movimento 5 Stelle, se li vedono portar via come una fetta di torta che credevano già di avere in bocca».

Elena Leonardi (Fratelli d’Italia), Piero Celani (Forza Italia), Marzia Malaigi e Sandro Zaffiri (Lrega ,Jessica Marcozzi (Forza Italia), Luigi Zura Puntaroni (Lega) e Mirco Carloni (Marche2020-Ap)

 

Tutti i consiglieri regionali di centrodestra Sandro Zaffiri, Marzia Malaigia, Luigi Zura Puntaroni (Lega), Mirco Carloni (Marche2020-AP), Jessica Marcozzi e Piero Celani (Forza Italia), Elena Leonardi (Fratelli d’Italia) hanno abbandonato per protesta il consiglio regionale dopo aver votato la doppia preferenza di genere «I consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno dimostrato la loro incoerenza, smentendo quanto fatto in questi anni. I pentastellati per anni hanno fatto a tutti la morale, predicando l’importanza dei tagli ai costi della politica, ed oggi, solo per favorire l’accordo con il Pd, hanno votato una legge che aumenta il numero delle poltrone e i costi di ben 600mila euro l’anno. Una scelta sconcertante ed incoerente con quanto predicato fino ad oggi che evidenzia solo la voglia di spartizione delle poltrone con il Partito Democratico.   Il consigliere Carloni annuncia una richiesta di referendum: «Sono contrario alla modifica dello Statuto regionale e per questa ragione ho proposto all’aula e ai colleghi consiglieri,  ai sensi dell’articolo 123 della Costituzione, di firmare immediatamente la richiesta di referendum per abrogare questa norma statutaria ed utilizzare tutte le prerogative affinché questa occasione non diventi uno spreco di risorse pubbliche per facilitare gli accordi politici».

Giovanni Gostoli

“È una bella giornata per le Marche e storica per le marchigiane che difenderemo sempre – -dichiara Giovanni Gostoli, segretario regionale Pd. – C’è chi vuole riportare i diritti all’età della pietra e chi come noi vuole fare passi avanti per favorire la partecipazione delle donne nella vita democratica delle istituzioni. È questo il senso dell’approvazione della “doppia preferenza” nella legge per le elezioni regionali. Da oggi la questione femminile sarà ancora più al centro della nostra iniziativa politica con proposte concrete, perché purtroppo c’è ancora tanto da fare. In particolare, occorre promuovere la parità salariale tra uomini e donne, più occupazione femminile e un sostegno alle donne che vogliono fare impresa.  La sfida è grande e per questa ragione il Pd deve tenere vivo il protagonismo delle donne. Senza questo impegno c’è il pericolo di tornare indietro anziché andare avanti».

 

</

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page


X