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Riforma della prescrizione,
penalisti anconetani in sciopero
Assemblea con Lucia Annibali

ANCONA - Imputato per sempre - Le ragioni della protesta' il titolo dell'incontro di questa mattina in tribunale. L'onorevole, componente della Commissione Giustizia: «Tenteremo di bloccare l'entrata in vigore della legge»
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Da sinistra gli avvocati Piazzolla, Annibali e Miranda

 

In occasione della prima delle cinque giornate di sciopero indette dagli avvocati penalisti contro la riforma della giustizia (e la sospensione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio),  gli avvocati si sono ritrovati in assemblea pubblica. Presenti al dibattito Maurizio Miranda, presidente dell’Ordine Avvocati, Fernando Piazzolla presidente Camera Penale, e Lucia Annibali, deputata e membro della Commissione Giustizia della Camera. «L’obiettivo è fermare una riforma sbagliata, parziale e ingiusta perché riguarda solo una parte del processo penale e l’avvocatura non è disposta a tollerare ulteriormente questa situazione» ha ricordato il presidente Miranda. L’auspicio degli avvocati è chiaro. «Con questa riforma infatti non si interviene sulla durata dei processi  ma anzi semmai si rischia di allungarli» ha detto l’avvocato Piazzolla.  Fino a venerdì le udienze saranno sospese ad eccezione di quelle con gli imputati in custodia cautelare. Da parte dell’onorevole Annibali (dal Pd è passato al partito Italia Viva) è arrivata la rassicurazione che esiste una volontà di apertura da parte del ministro Alfonso Bonafede per rivedere parte della riforma: «Alcuni giorni fa in Commissione  abbiamo incontrato il ministro il quale mi sembra abbia avuto un atteggiamento di apertura e di collaborazione con le forze politiche per aprire una fase di confronto che in qualche modo rallenti l’entrata in vigore di questa legge. E’ un controsenso affermare di voler diminuire i tempi del processo e poi si blocca la prescrizione. La sfida è costruire una giustizia che non sia populista. Non bisogna far leva sulla pancia delle persone, si rischia di fornire una rappresentazione sbagliata della realtà e delle istituzioni».

 

 

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