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Cantieri al palo, sindacati in piazza:
«Cambio di passo su ricostruzione,
strade e ospedali»

ANCONA – Presidio regionale della filiera delle costruzioni per rilanciare uno dei settori più colpiti dalla crisi. «Nelle Marche si parta da uscita dal porto e Fano-Grosseto. E il post terremoto potrebbe essere un volano importante. La Regione deve farsi sentire con il governo»
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Manifestazione ad Ancona

 

di Martina Marinangeli

«Noi non ci fermiamo». I sindacati della filiera delle costruzioni scendono in piazza in tutta Italia per chiedere alle istituzioni di «rilanciare il settore per rilanciare il Paese». La ricostruzione post sisma che avanza a passo di lumaca ed i cantieri delle infrastrutture – e non solo – al palo da troppo tempo rappresentano la declinazione marchigiana di un problema generalizzato, figlio anche di una crisi economica perdurante che ha colpito questo settore più di altri.

«Dal 2008 al 2018 – tracciano il preoccupante perimetro della questione le sigle Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil – nelle Marche si sono persi circa 13.000 posti di lavoro ed hanno chiuso circa 3.000 aziende, mentre le ore lavorate sono passate da 25 milioni a 13 milioni. La massa salariale delle cinque casse edili, per analizzare un altro indicatore, è passata da 225 milioni del 2009 ai 139 circa del 2018. A questo quadro desolante si aggiunge che, a oltre 3 anni dal grave sisma del 2016, solo il 12% circa dei 42.000 edifici danneggiati sono stati ricostruiti».
Per invertire questa tendenza a dir poco negativa, i sindacati chiedono a gran voce, sia al governo che alla Regione, una politica industriale seria che passi da un rilancio vero delle infrastrutture, dalla riqualificazione e messa in sicurezza del territorio, dalla riforma delle pensioni e del fisco, da un impegno più forte sulla legalità e da una reale riforma del Codice degli Appalti, che riduca il ricorso al subappalto.

«Per le Marche, nello specifico – scende nel dettaglio territoriale Luca Tassi, Filca Cisl – si dovrebbe partire da due opere in particolare: l’uscita nord dal porto di Ancona, fondamentale per tutta la regione, e la Fano-Grosseto, perché è l’unica provincia a non avere un collegamento est-ovest serio. Poi, a queste partite si aggiungono anche i cantieri per i nuovi ospedali, che procedono troppo lenti (vedi Inrca e nuovo Salesi), il completamento della Quadrilatero, rallentata dalla crisi della Astaldi e la galleria di Trisungo, per giunta in un territorio fortemente colpito dal sisma, a forte rischio incompiuta. In questo caso, il fallimento della Carena, storica azienda del settore, ha determinato uno stallo che oramai si protrae da agosto». Ed è proprio in quell’area sfregiata dalle scosse che, secondo le sigle, si dovrebbero concentrare maggiori energie: «la ricostruzione post-terremoto potrebbe essere per le Marche un volano importante di rilancio del settore, ma assistiamo ad una lentezza nella partenza della ricostruzione pesante a fronte invece di una fase emergenziale ancora non definitivamente chiusa».
Sul lato infrastrutturale, Daniele Boccelli (Fillea Cgil) fa notare che nella regione «sono fermi investimenti per oltre 5 miliardi di euro stanziati negli ultimi anni che non si sono mai tramutati in cantieri per problemi amministrativi, o burocratici, o peggio ancora per problemi delle aziende vincitrici degli appalti. Solo l’8% dei fondi è stato di fatto speso. Dalla Regione ci aspettiamo una maggior attenzione al settore, importante per il pil marchigiano, che passi anche per significativi investimenti».
E palazzo Raffaello è chiamato in causa anche al fine di «farsi carico di una lunga serie di problemi e ritardi nei vari cantieri e di portarli al Governo al fine di monitorare una situazione senza precedenti in termini di scostamento tra lavoro effettivamente svolto e lavoro potenziale».
«Servono politiche di settore, visione d’insieme e investimenti forti: un altro new deal insomma – detta la linea Christian Fioretti, Feneal Uil –. Chiediamo sicurezza nella messa in cantiere delle opere e vogliamo sapere perché nelle Marche non si sia ancora concretizzata la ricostruzione».

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