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Regolarizzazione dei migranti:
«Norma insufficiente,
non sposa i diritti umani e sanitari»

ANCONA - Questa mattina la protesta pacifica dell'Ambasciata dei diritti, già stabilita prima della conferenza in cui Conte ha annunciato il Decreto Rilancio: «Chiediamo un permesso di soggiorno per attesa occupazione di almeno un anno, rinnovabile e convertibile che veda come unico requisito la presenza in Italia»
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Ambasciata dei Diritti a piazza del Papa

 

di Marco Benedettelli

Prima la conferenza stampa e poi la consegna di una lettera di protesta alla Prefettura di Ancona. Così l’Ambasciata dei Diritti Marche stamattina ha voluto esprimere la propria contrarietà al decreto appena approvata dal Consiglio dei Ministri, che – tra le altre cose – punta a regolarizzare con un permesso di soggiorno di 6 mesi i lavoratori migranti irregolari e in nero. «Una norma che seppure negli intenti nasce per creare legalità, è invece insufficiente, basata sui principi di utilitarismo e che produrrà altri fenomeni di marginalità –  hanno spiegato i portavoce Valentina Giuliodori e Danilo Burattini – Chiediamo diritti e documenti per tutte e tutti i migranti, non solo per chi è considerato utile alla nostra economia. È dall’inizio dell’emergenza Covid che insistiamo affinché a ogni persona irregolare sia permesso di accedere alle strutture sanitarie, usufruire delle misure di welfare e dei diritti universali. E dopo settimane di dibattito siamo arrivati infine alla norma  “Emersione lavoro sommerso”, un provvedimento non inclusivo che nasce sull’onda dell’emergenza lavoro, e non sposa i diritti umani e sanitari per tutti gli abitanti di un territorio». L’iniziativa convocata stamattina in Piazza del Papa si è tenuta in contemporanea anche in tante altre città italiane per la campagna “Siamo qui sanatoria subito” sottoscritta da oltre 500 realtà. Dopo l’incontro fra giornalisti e organizzatori bardati di mascherine, autocertificazioni ad hoc e a distanza di sicurezza, i portavoce di Ambasciata dei Diritti Marche hanno consegnato al Palazzo del Governo di Ancona una lettera, accolta dai funzionari e protocollata, per esporre al Prefetto la propria richiesta di “Regolarizzazione dei migranti”, dove si spiega che il nuovo decreto: «creerà forte tensione verso chi pur in condizioni di precarietà non potrà accedervi».

La consegna della lettera in Prefettura

Ribadisce l’Ambasciata:  «La “regolarizzazione” contenuta nel “DL Rilancio” è totalmente insufficiente, parziale ed escludente. Sono più di 600mila le persone prive di permesso di soggiorno e rese invisibili nel nostro Paese. A loro si aggiungeranno chi per via della crisi economica o con permessi precari in scadenza non riuscirà a mantenere i requisiti necessari di rinnovo. Chiediamo un permesso di soggiorno per attesa occupazione di almeno un anno, rinnovabile e convertibile in altro titolo di soggiorno che veda come unico requisito la presenza in Italia». Il numero degli irregolari nelle Marche sfugge alle statistiche, ma è di certo cospicuo, fatte le proporzioni con gli oltre 600mila in tutto il Paese.  A queste persone, nel periodo di pandemia, è stato negato il diritto al bonus di spesa per esempio, oltre che l’accesso al Sistema sanitario nazionale, o la possibilità di rivolgersi al medico di base. «Invece che guardare ai principi umani e della sicurezza sanitaria del territorio, il governo ha messo mano alla inaccettabile condizione della irregolarità con un provvedimento portato avanti nel segno della peggiore retorica utilitaristica e razzista. Che non tiene in considerazione tantissimi migranti abbandonati nel limbo. Pensiamo ai richiedenti asilo, a chi non potrà dimostrare di aver lavorato come stagionale o badante o colf perché sfruttato troppo saltuariamente. Per di più questo provvedimento darà il via a fenomeni di “falso lavoro”, con la malavita che offrirà finti contratti in cambio di cifre cospicue sborsate dai migranti in cerca di regolamentazione. È già avvenuto in passato con altre sanatorie». È difficile credere, continua l’Ambasciata, che il provvedimento spingerà il mondo del caporalato a uscire allo scoperto. Molti persone sfruttate dai caporali per pochi euro all’ora rimarranno in condizioni di schiavitù.

 

 

 

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