facebook rss

Inchiesta sul teatro Regio,
perquisizioni nelle Marche

CORRUZIONE - Al centro dell'indagine il sovrintendente William Graziosi, molto conosciuto in regione. Le Fiamme gialle hanno operato anche nelle province di Ancona e Fermo
Print Friendly, PDF & Email

 

teatro-regio

Il teatro Regio di Torino

 

Perquisizioni della Guardia di Finanza anche nelle Marche nell’ambito di una inchiesta sul Teatro Regio di Torino. Le accuse per i quattro indagati sono a vario titolo di corruzione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Coinvolte due società, una straniera. Le perquisizioni sono state svolte a Torino, Milano, Asti, Fermo e Ancona. Secondo l’operazione Spartito, coordinata dal procuratore aggiunto Enrica Gabetta e dal pubblico ministero Elisa Buffa, esisteva un legame tra l’ex sovrintendente William Graziosi – indagato per corruzione e per abuso d’ufficio –, e un’agenzia teatrale che avrebbe visto crescere il fatturato in seguito alla scritturazione dei suoi artisti. Secondo gli investigatori sono emerse anche presunte irregolarità per la conferma di Graziosi, poi non avvenuta, e nell’affidamento di incarichi a persone a lui vicine per il marketing del teatro. «Do fin da subito alle autorità competenti la mia completa disponibilità e quella del Teatro Regio a fornire tutti gli elementi utili alle indagini – ha dichiarato l’attuale sovrintendente del Regio Sebastian Schwarz –. Mi auguro che, per il bene del Regio, sia fatta luce al più presto sulla vicenda, per non penalizzare i lavoratori del teatro in un momento già particolarmente difficile legato all’emergenza Covid-19. Ho piena fiducia nell’operato della magistratura». Graziosi è molto noto nelle Marche per essere stato a lungo – 17 anni – il direttore del Festival organizzato dalla Fondazione Gaspare Spontini di Jesi: contro di lui, per questioni legate alla lirica, lo scorso anno, si erano levate anche le voci di molti personaggi del mondo dello spettacolo e tra questi i registi Giancarlo del Monaco, figlio del celebre tenore Mario, e Henning Brockhaus. Ovviamente si tratta di un atto preliminare di indagine, a tutela delle persone indagate e non di una sentenza di condanna: gli indagati avranno modo – Graziosi aveva risposto in passato, ai tempi delle prime polemiche – di affermare le proprie ragioni e farle ora valere davanti al magistrato che valuterà infine il da farsi, andando avanti ritenendo rilevanti gli elementi di prova oppure archiviare nel caso contrario.

(l. pat.)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X