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Giunta Acquaroli in confusione
Troppe contraddizioni sul Covid

IL COMMENTO - Il governatore prima parla di umiliazione per essere stati messi in zona arancione, poi inasprisce le misure anti Covid. Il giorno dopo la Lega chiede di tornare in zona gialla. L'assessore alla Sanità si erge a premio Nobel, e quella a Istruzione e Cultura attacca il governo per le chiusure. E le posizioni dei consiglieri sono diametralmente opposte
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di Fabrizio Cambriani

Disastroso esordio di Acquaroli che non riesce nemmeno a inseguire il Coronavirus. Davvero pessimo, almeno fin qui, l’approccio e poi la gestione dell’epidemia da parte della nuova giunta regionale. Nessuno si aspettava miracoli, intendiamoci, ma neanche tutta questa confusione. Avevamo lasciato l’aspirante presidente Acquaroli, il 19 marzo scorso, alle prese con un post su Facebook nel quale si affidava, con tanto di mani giunte, a un qualche Padreterno su nei cieli. Ora che è diventato governatore della regione Marche, non sembra aver cambiato troppo opinione. Con ciò trascurando tutte le gravose responsabilità, in materia di salute, che incombono sul nuovo governo regionale. Troppi gli atteggiamenti contraddittori, suoi e dei suoi assessori che inducono i marchigiani all’incertezza. Solo il 25 ottobre scorso, quando il presidente del Consiglio, Conte, a seguito della repentina impennata dei contagi, chiudeva teatri, cinema, palestre e piscine, l’assessora all’istruzione e alla cultura, Giorgia Latini non trovava di meglio che vergare un comunicato stampa di fuoco nel quale denunciava la volontà punitiva e discriminatoria del governo centrale.

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Filippo Saltamartini, assessore alla Sanità

Oppure della straordinaria pensata dell’assessore alla salute, Saltamartini che – manco fosse un premio Nobel della medicina, invitava l’agenzia italiana del farmaco a rivedere la sua posizione sull’idrossiclorochina e impiegarla per curare i malati di covid. Se non fossimo nel bel mezzo di una tragedia epocale, sarebbe da riderci dietro. Perché non provare con la citrosodina? O addirittura con l’idrolitina? La situazione è grave, ma non è seria avrebbe chiosato Flaiano. Lo stesso assessore che in un’intervista telefonica, con l’intenzione di rassicurare i cittadini, affermava che la saturazione delle terapie intensive è quasi al 50% (79 ricoverati su 160 posti disponibili). Omettendo di dire però che la soglia critica è del 30%. La Lombardia è al 64%, il Piemonte al 61%, l’Umbria al 55%, la Liguria al 53%. Decisamente non siamo messi bene. E la provincia di Macerata è quella messa peggio di tutte le altre. Sarà una sfortunata coincidenza, ma è proprio il territorio in cui manca il direttore di area vasta. La leghista Anna Menghi, rispondendo a Carancini, ha dichiarato che il centrodestra deve ponderare con attenzione le competenze per gli incarichi da conferire. Tutto giusto, ma sarebbe meglio non ponderare troppo a lungo, perché sennò oltrepassare il sottile filo che separa l’emergenza dal dramma è un attimo. E la tempestività – la Menghi si legga qualche manuale di gestione dell’emergenza – è fondamentale. Tempestività, questa sì sconosciuta soprattutto al presidente Acquaroli assieme alla coerenza.

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Il governatore Francesco Acquaroli

Che un giorno si definisce umiliato per il declassamento da zona gialla ad arancione e solo qualche giorno dopo, con un’ordinanza firmata di suo pugno, ne inasprisce (anche se blandamente) i provvedimenti restrittivi. E che dire del suo principale alleato di governo regionale, cioè la Lega che, solo il giorno dopo, chiede di tornare in zona gialla? Per bocca del capogruppo Lucentini definisce il tracciamento inadeguato e dalle conseguenze pesantissime. Frutto, addirittura, di scelte scellerate. Ma tace sui contenimenti che Acquaroli stesso ha provveduto ad emanare. Un parlare a nuora affinché suocera intenda. E, in questo caso, la suocera in questione è proprio il presidente di regione. Se il buongiorno si vede dal mattino, in questa consiliatura ne vedremo delle belle, c’è da giurarci.
Inazione, l’altro termine che si addice al nuovo governo regionale. Giorni e giorni a discutere tra di loro se trasformare o no l’ospedale di Camerino in covid-hospital. Che, stando sempre alle dichiarazioni dell’assessore Saltamartini del 4 novembre scorso, vedeva schierata tutta la giunta regionale contraria alla riconversione. Con ciò ignorando ed eludendo la delibera che essi stessi avevano unanimemente approvato solo quattro giorni prima. Un balletto stucchevole, ma anche un’imperdonabile perdita di tempo prezioso, dietro a incomprensibili difese di campanile. Fuori luogo e fuori tempo massimo.
Nel frattempo, i pronto soccorso degli altri ospedali si stanno trasformando in bolge dantesche. Ammalati stipati nei container come polli di allevamento. Reparti che vengono temporaneamente chiusi perché infetti e poi subito riaperti dopo la sanificazione. Con medici e infermieri abbandonati a se stessi. Costretti a turnazioni e a un carico di lavoro massacrante. E la consegna del più rigoroso silenzio nei confronti della stampa.
L’impressione è che il governo regionale non sappia che pesci prendere. Non solo non riesce ad anticipare i contagi, come tentava di fare Ceriscioli. Non gli sta proprio nemmeno dietro. Le posizioni dei singoli consiglieri, anche all’interno dei loro stessi partiti, sono diametralmente opposte. Del tutto assente o quantomeno evanescente chi dovrebbe farsi carico di guidare la squadra. Probabilmente perché di tutto si tratta fuorché di una squadra. Alle dichiarazioni non fanno seguito le azioni. Regna alternativamente il caos o la paralisi. La speranza – oramai è chiaro a tutti – è che prima o poi passi la nottata con il minor danno possibile. Data la sciagurata situazione, a noi non resta che unirci alla preghiera verso il cielo che profeticamente Acquaroli invocava il 19 marzo scorso. Non sarà la svolta radicale tanto promessa in campagna elettorale, ma in mancanza di meglio…

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Il post del 19 marzo

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