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«No alle classi pollaio»:
sit-in sotto l’Ufficio Scolastico Regionale

ANCONA - Presidio di Priorità alla Scuola, sindacati, Cobas e Potere al Popolo per puntare un faro sulla sicurezza: «Alcune aule non garantiscono la giusta distanza tra gli alunni»
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Il presidio in via XXV aprile

Come successo anche in altre 22 città d’Italia, oggi pomeriggio a partire dalle 14.30 si è tenuto un presidio organizzato dal Comitato Priorità alla Scuola Marche, svoltosi davanti all’ingresso dell’Ufficio Scolastico Regionale, in via XXV Aprile, al quale hanno preso parte anche Cobas Scuola, Flc-Cgil, Uil, Cnps, Rifondazione Comunista e Potere al Popolo.
La manifestazione ha ribadito la necessità del «No alle classi pollaio» dove il numero minimo degli alunni è arrivato ad «essere di 27, a salire – è stato ricordato -. Un numero che non permette nemmeno ad alcune classi di poter seguire le lezioni in presenza non essendo garantita, in alcune aule, la giusta distanza di sicurezza». Aule troppo piccole dunque, per classi eccessivamente numerose nelle quali è anche difficile, per l’insegnante, poter far seguire come si dovrebbe il proprio corso. Il comitato si è inoltre battuto per tornare alle lezioni in presenza «che certamente rendono un serio apprendimento. Durante la lezione – è stato sottolineato – si vedono i ragazzi prendere appunti, aprire un quaderno e vi è un controllo maggiore rispetto a quello che avviene passando per uno schermo di computer». Altro tasto toccato, quello della situazione ormai annosa dei docenti precari «che sono 130mila. Per questo motivo – è stato aggiunto – chiediamo che si pensi ai fondi per la scuola affinché vengano utilizzati per le assunzioni anziché tenere docenti in bilico per 10 o più anni. Necessario che vengano poi istituiti anche fondi per l’edilizia scolastica, necessaria per garantire la sicurezza richiesta dalle scuole». La richiesta è stata dunque quella di un adeguato finanziamento della scuola pubblica tramite il Recovery Fund affinché «gli slogan sulla Next Generation non siano solo retorica politica».

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