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La riscoperta di via Cupa:
un percorso pedonale ‘green’
tra il Piano e Posatora

ANCONA - Si tratta del sentiero che dall'ex Crass porta verso il Fornetto, facendo godere i fruitori di un panorama d'eccezione e vasti scenari agricoli. La pulizia si deve ai volontari del circolo naturalistico Il Pungitopo
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Uno scorcio del paesaggio

 

Armati di forbici, seghetti e altri strumenti hanno sfalciato l’erba e restituito ai cittadini uno squarcio di verde compreso tra il Piano e Posatora. E’ il lavoro compiuto dai volontari del circolo naturalistico il Pungitopo su via Cupa, un tracciato carrabile attraverso scenari inconsueti che l’incuria aveva reso in parte impraticabile o disagevole. «Oggi – fanno sapere i volontari – potrebbe fungere da collegamento ciclopedonale tra il parco Belvedere, il parco del Fornetto e l’area CRASS per proseguire poi attraverso Direzione Parco all’interno del parco regionale del Conero: insomma un’arteria verde centrale nella geografia escursionistica della città. Anche un progetto del Bilancio Partecipato del 2018 lo aveva proposto. Il percorso si presta bene anche per realizzare un ampio anello nel verde di Posatora, risalendo il fosso di fondovalle attraverso gli orti urbani verso il complesso scolastico di via Brodolini per poi, oltrepassata Villa Colonnelli (ex Saveriani), raggiungere il parco Belvedere con la chiesetta legata alla traslazione della santa Casa ed edificata nel XVI secolo dal Comune quale atto di gratitudine per la miracolosa “liberazione” della città dalla peste». Il racconto del percorso naturalistico: «La parte alta della vecchia strada della Cupa è un fresco tracciato all’ombra di querce che, a lato della nuova chiesa di S. Maria Liberatrice, scende poi tra vasti scenari agricoli con cereali e vigneto ed ampi panorami dove regnano il silenzio e la natura. Qui in estate è possibile osservare il fascinoso volo delle lucciole e non è raro osservare il roteare nel cielo di qualche rapace. Sguardi inconsueti sulla città, nella valle tra Posatora e Pinocchio ancora libera dall’intensa urbanizzazione, lasciando spazi preziosi di socializzazione a porzioni di orti urbani. Nel tratto finale, oltre la cortina di canne si scopre il nuovo Tambroni, costruito dopo la frana del 1982 e dichiarato inagibile il giorno stesso dell’inaugurazione, monumento emblematico dell’ennesimo sperpero di risorse sinora senza responsabili. Qui si trovano ancora orti “sociali”. Un tratto intermedio del cammino e la parte pianeggiante che costeggia il fosso nel tratto finale erano però quasi bloccati da tronchi di alberi caduti nonché dalla diffusa copertura di rovi e canne ed altra vegetazione infestante». I lavori non sono finiti: è necessaria una segnaletica ora completamente assente, qualche tratto di staccionata per delimitare meglio il tracciato dalle aree agricole e magari alcuni pannelli che favoriscano la lettura dell’ambiente e la mappa dei percorsi. «Intanto, l’apprezzamento di quanti possono tornare a frequentare questi luoghi riscoprendo angoli inaspettati resta la gratificazione più bella per il nostro lavoro». La sistemazione del percorso pedonale dal Crass al Fornetto era stata varata, come riportato dal circolo, da una delibera del 2017, rimasta però inattuata. Da qui, il lavoro degli ambientalisti.

 

 

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