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Un nuovo rosone
per la chiesa della Misericordia

ANCONA - Era stato danneggiato dopo la grandinata del 30 agosto. In programma anche i lavori per installare dei servizi igienici senza barriere per i disabili
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Lavori al via per la sostituzione della vetrata

di Giampaolo Milzi (foto di Giusy Marinelli)

Un intervento molto atteso, e il rosone sopra il portale della Chiesa di Santa Maria della Misericordia tornerà più bello di prima. Perché è in via di sostituzione il finestrone circolare di vetro pregiato, che era stato gravemente danneggiato dalla tempestosa grandinata, con chicchi grossi talvolta come un uovo, abbattutasi su Ancona il 30 agosto dell’anno scorso. Don Lorenzo Tenti, parroco del popolare edificio di culto, si era dato da fare subito per rimuovere i pezzi di vetro, caduti sul sagrato ma anche dentro la chiesa. Ma gran parte del finestrone con grossi buchi era rimasto pericolante lassù in alto entro la cornice portante dell’elegante rosone. La vetrata, divisa in 9 parti, era costituita da trapezi multicolore, con al centro una moderna interpretazione di una grande croce. Un bel sacrificio per le casse della parrocchia, decidere il via ai complessi lavori iniziati stamattina, – col posizionamento, all’interno, della rete di cantiere funzionale al montaggio dell’alto ponteggio che domani attueranno gli operai di una ditta specializzata – lavori che dovrebbe terminare a fine febbraio. La spesa raggiunge quasi i 10mila euro. «Ma la sicurezza dei fedeli, oltre al decoro, vengono prima di tutto – ha commentato deciso Don Tenti – e quindi questo forte impegno economico per noi è ultra doveroso». Da ricordare che la chiesa, il cui prospetto con l’ingresso principale si affaccia all’inizio della centralissima via Gianelli è strettamente collegata all’originaria, antica chiesa del XIV secolo dedicata alla Madonna della Misericordia che si trovava nella zona portuale del centro storico, in piazza della Pescheria, affacciandosi in via Saffi, a pochissima distanza dal Palazzo degli Anziani (lato mare, attuale piazza Dante Alighieri). La chiesa fece la stessa fine di gran parte di via Saffi e dei palazzi di quella trafficatissima strada, quasi tutto spazzato via dai bombardamenti degli aerei alleati tra il 1943 e il 1944 durante la seconda guerra mondiale. Sebbene in gran parte distrutta dagli ordigni, secondo alcuni studiosi poteva essere ricostruita; tuttavia, come in altri casi – come quello della chiesa romanica di San Pietro – si preferì demolirne i resti.

L’interno della chiesa

Una curiosità: la chiesa originaria fu costruita nel 1348 inizialmente come una piccola cappella in una sola notte, per chiedere la protezione della Vergine Maria dalla peste che imperversava in città. Nel 1399 venne ricostruita più grande, in stile gotico-rinascimentale, strutturata in tre navate. Poi fortemente abbellita, attorno al 1475 con un portale in pietra attribuito al Maestro veneziano Marino Cedrino. E proprio quel magnifico portale testimonia la continuità tra l’edificio originario e quello attuale in via Giannelli. Nel 1943, quasi illeso, fu infatti portato via dalle macerie e custodito, per poi essere restaurato e montato alla base della facciata della nuova chiesa che ereditò il titolo di quella vecchia. Della prima Santa Maria di salvò anche un ambone bizantino, del VIII secolo (che in realtà proveniva da un’altra chiesa scomparsa centinaia di anni prima e che oggi si può ammirare nella zona dell’altare maggiore della Cattedrale di San Ciriaco). La prima pietra per “resurrezione” di Santa Maria della Misericordia fu posta nel 1955 e nel 1958 l’opera fu completata col campanile retrostante ben visibile dal fianco dell’edificio che dà su via Isonzo, e poi via via con la realizzazione del rosone nell’attuale forma (non prima della fine degli anni ’70) e ulteriormente ampliata, sempre nella parte verso via Isonzo. Per la sua amatissima chiesa e i suoi frequentatori Don Lorenzo Tenti ha in serbo un’altra sorpresa: «Non so quando, spero preso, realizzerò all’interno dei servizi igienici, che saranno dotati di un locale speciale per portatori di handicap». E i soldi? Un contributo potrebbe arrivare dall’Arcidiocesi? «Mah, mi rimetterò alla generosità delle offerte dei parrocchiani… e alla provvidenza».

 

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