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Trasferimento fontana dei leoni:
«La stanno demolendo e ricostruendo»

JESI - Roberto Morosetti, il figlio del benefattore, con un messaggio sui social media riaccende il dibattito cittadino mettendo in dubbio che «l'esecutrice testamentaria e il tribunale di Milano riterranno esaudite le volontà di mio padre. E se la cosa non verrà giudicata "Spostamento" ma "Rifacimento" il lascito verrà dirottato alle associazioni di beneficenza» scrive
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Il cantiere aperto per il trasferimento della fontana dei leoni in piazza Federico II a Jesi

«Questo non è “Riportare la fontana in Piazza della Repubblica”, questo è “Demolire la fontana dei leoni e costruirne una praticamente da zero in Piazza della Repubblica”. Sono certo che non intendeva questo mio padre, con le parole del testamento, non desiderava certo che la fontana – custode dei suoi ricordi jesini e ammantata dell’aura del tempo – venisse rasa al suolo. Non gliene sarebbe importato nulla di una fontana nuova (praticamente un simulacro di quella originale) e sono parecchio inc… per come sono andate le cose». Torna a riaccendere il dibattito cittadino con un post molto esplicito il dibattito Roberto Morosetti, figlio del fumettista che nel suo testamento ha lasciato 2 milioni di euro al Comune di Jesi a patto che entro luglio 2021 sposti la fontana dei leoni da piazza Federico II a piazza della Repubblica, sua sede originaria fino al 1949.  Se l’operazione non sarà conclusa nei tempi, il lascito testamentario, secondo le condizioni poste del benefattore Cassio Morosetti, sarà destinato alle associazioni ‘Pane quotidiano’ di Milano e ‘Lega del Filo d’Oro’ di Osimo. Il figlio del fumettista aggiunge di aver «parlato brevemente con l’esecutrice testamentaria e a questo punto non è per niente scontato che lei e il tribunale di Milano, che deve ratificarne l’azione, riterranno esaudite le volontà di mio padre. E se la cosa non verrà giudicata “Spostamento” ma “Rifacimento” il lascito verrà dirottato alle associazioni di beneficenza. L’operazione e il relativo progetto andavano preliminarmente discussi con l’esecutrice testamentaria, e se un vero “spostamento” non si poteva fare, non lo si faceva. Di una triste “fontana nuova” non se ne fa niente nessuno, né mio padre, né io, né il Comune, né la cittadinanza, che a questo punto spero vivamente riesca a fermare i lavori». Diversi jesini avevano già segnalato con foto modalità ritenute poco adeguate, adottate nel cantiere per alcune parti del rivestimento in pietra della fontana nell’azione di rimozione.

Il post pubblicato su Facebook dal figlio di Cassio Morosetti

In un secondo post il figlio dell’artista specifica di non essere mai stato a Jesi «se non due giorni nel 1998), non ho mai visto quella fontana, non sapevo di che materiale fosse fatta. Ma se mi si parla di “spostamento”, io, letteralmente, intendo “spostamento”. Poteva essere fatta di blocchi di marmo, scomponibili e trasportabili. Ho scoperto solo adesso che era formata da una parte nobile (a occhio il 20 per cento) e da una parte tecnica». Chiarisce inoltre di essere «solo un osservatore, non sono parte in causa, non ho voce in capitolo e l’unico coinvolgimento che mi riguarda è di tipo sentimentale. Sapendo quanto mio padre era legato per mille motivi che nessuno conosce a quella fontana, ho sofferto vedendo le fotografie della sua demolizione». Si accoda alle obiezioni di Roberto Morosetti anche il comitato Piazza Libera che da mesi ormai si oppone al trasloco della fontana e dell’obelisco. «Le parole del figlio di Morosetti sono molto chiare, è molto probabile che oltre ad essere senza piazze per non si sa quanto, oltre a non avere più la Fontana dei Leoni, saremo noi tutti a pagare questo scempio, senza nessun tesoretto da spendere per Jesi. Oltre il danno, la beffa» sottolinea il Comitato promotore del referendum.

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