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Visite bloccate nelle residenze protette:
sei associazioni scrivono ad Acquaroli

ANCONA - Le organizzazioni, tutte operanti a livello regionale, sollecitano il rispetto dell’ordinanza del Ministero della Salute che disciplina le modalità di ingresso dei parenti e visitatori insieme a quelle di uscita degli ospiti e ricoverati. «In pochi l’hanno applicata»
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Ripresa  a rilento delle visite nelle residenze protette: sei organizzazioni operanti a livello regionale scrivono al governatore delle Marche. L’associazione genitori persone con autismo Marche (Angsa), l’Acli, la Fondazione Paladini, Ancona, la Cooperativa Papa Giovanni XXIII di Ancona, il Gruppo Solidarietà di Moie di Maiolati e l’Unione italiana lotta distrofia muscolare ai Ancona (Uildm) hanno sollecitato presidente della giunta regionale e assessore alla sanità e servizi sociali ad attivarsi nei confronti dei soggetti gestori, pubblici e privati, affinché rispettino l’ordinanza del Ministero della Salute dell’8 maggio 2021 che disciplina le modalità di ingresso dei parenti e visitatori nelle residenze insieme a quelle di uscita degli ospiti e ricoverati. «Le disposizioni del Ministero, non sono discrezionali e valgono per tutte le tipologie di strutture residenziali. – scrivono le sei organizzazioni – A distanza di 10 giorni dall’emanazione dell’Ordinanza pochissime strutture (per oltre 15.000 posti) ne hanno dato applicazione, nonostante la stessa regione Marche il 10 maggio nell’inviare la norma agli enti gestori abbia ricordato l’immediata applicazione della norma. Va ricordato che tranne eccezioni e per brevi periodi nell’estate scorsa, le visite e le uscite sono bloccate. Da circa 15 mesi».

Lo stesso Istituto Superiore di Sanità, lo scorso marzo, ha richiamato l’attenzione sugli effetti di una prolungata interruzione delle relazioni affettive: “Il distanziamento fisico e sociale in diverse tipologie di disabilità riguardanti anche gli anziani, amplificando la condizione di separazione tra il dentro e il fuori della struttura, espone la persona a un rischio maggiore di percezione di tale isolamento come un abbandono da parte di familiari, conoscenti o amici. È noto come tale situazione possa condizionare anche l’effetto delle cure mediche rendendole meno efficaci o portare al loro rifiuto, fino a determinare, in alcuni casi, una prognosi infausta repentina. Così come è da tenere in considerazione la presenza, in alcune tipologie di struttura, di persone con specifiche forme di disabilità per le quali il contatto con il familiare ha non solo un valore terapeutico, ma anche motivazionale per il proprio percorso riabilitativo”. Le associazioni oltre a richiamare la Regione a far rispettare agli enti gestori (pubblici e privati) il rispetto delle norme chiedono anche che venga affrontato il problema dei tamponi (con costi di circa 15-18 euro) cui devono essere sottoposti i parenti non vaccinati e il fatto che molti parenti non hanno completato il ciclo vaccinale per i tempi (ad esempio 3 mesi per AstraZeneca per il secondo richiamo).

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