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Accolto il ricorso della procura:
«Pinti non deve stare ai domiciliari»

ANCONA - Il dispositivo del Riesame non è però esecutivo: contro il ritorno in carcere ricorrerà in Cassazione il difensore dell'uomo condannato a scontare 16 anni e 8 mesi di reclusione per aver nascosto a due partner di avere l'Hiv
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Claudio Pinti in tribunale all’epoca del primo grado

 

Accolto il ricorso della procura generale: Pinti deve lasciare i domiciliari e tornare in carcere. E’ quanto stabilito ieri dal tribunale del Riesame, chiamato in causa per dibattere sulla legittimità del provvedimento di scarcerazione emesso lo scorso 30 aprile dalla Corte d’Appello di Ancona. Il 38enne jesino, condannato fino al secondo grado a 16 anni e 8 mesi di reclusione per aver taciuto a due compagne la sua sieropositività, non dovrà però immediatamente tornare a Rebibbia. Il dispositivo del Riesame, infatti, non ha valore esecutivo. Per contrastare la decisione, la difesa (avvocato Massimo Rao Camemi) ricorrerà in Cassazione: sarà il giudizio definitivo per capire se Pinti deve rimanere ai domiciliari con il braccialetto elettronico (a casa dei genitori) o tornare nel penitenziario romano. Nell’ordinanza di scarcerazione la Corte d’Appello aveva scritto come «il cospicuo lasso di tempo trascorso in custodia carceraria, unito al definitivo abbandono degli atteggiamenti negazionisti da parte dell’imputato, oggi disposto ad assumere le terapie previste per la sua patologia, tanto da essere sensibilmente migliorate le sue condizioni di salute generali, compongano un quadro tale da potersi considerare ridimensionato il pericolo di reiterazione delle condotte illecite». Tra le motivazioni addotte dal Riesame, la pericolosità dell’ex autotrasportatore jesino e la possibilità che a casa possa venire a contatto con altre potenziali vittime, nonostante l’assoluto divieto di non utilizzare dispositivi informatici.  Il 10 settembre, tra l’altro, si terrà il terzo grado di giudizio per Pinti: la Cassazione stabilirà se la condanna a 16 anni e 8 mesi debba diventare definitiva. Due i reati contestati: lesioni personali gravissime (verso Romina Scaloni, la donna che lo ha denunciato nel maggio del 2018) e omicidio volontario (parte lesa è Giovanna Gorini, ex convivente morta nel 2017 per una patologia legata alla contrazione dell’Hiv).

(fe.ser)

Claudio Pinti ai domiciliari, la procura generale fa ricorso: «Non va scarcerato»

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