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Appello al vaccino della dg Asur:
«Fascia 40-59 anni la peggiore
Terze dosi vanno a rilento»

COVID – La direttrice generale Storti a tutto campo sulle prossime mosse per contenere il contagio, a partire dallo spingere sulle somministrazioni fino al potenziamento della task force per il contact tracing. Per i sieri al target 5-11 anni: «Sarà importante l'aiuto dei pediatri». Rischio zona gialla? «Una domanda di riserva?»
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La direttrice generale dell’Asur, Nadia Storti

 

di Martina Marinangeli

Le terze dosi faticano a decollare: l’appello ad aderire alla campagna vaccinale arriva direttamente dal vertice dell’Asur. In un colloquio a 360 gradi con i giornalisti, la direttrice generale Nadia Storti ha trattato tutti i nodi dell’approccio alla quarta ondata, dalla carenza di personale alla necessità di potenziare la task force per il contact tracing. E sul potenziale rischio di scivolare in zona gialla glissa: «Domanda di riserva?». In effetti, fare pronostici è complicato, le variabili sono molte: in primis, l’andamento della campagna vaccinale: «le terze dosi stanno andando purtroppo a rilento quindi è importante che la gente cominci a capire la necessità per poter permettere a tutti di fare una vita normale e soprattutto di tutelare le persone più fragili – sottolinea Storti –. Vorremmo anche fare un richiamo alla vaccinazione all’interno della piattaforma delle Poste perché ci permette di organizzare meglio le sedute vaccinali, evitando assembramenti e file come successo la settimana scorsa». C’è poi sul tavolo del governo nazionale, la concreta ipotesi di partire con le vaccinazione ai bambini tra i 5 e gli 11 anni e, «in questa fascia d’età, molto importante sarà l’aiuto dei pediatri di libera scelta». Ma a preoccupare è la fascia 40-59 anni, da sempre la più refrattaria alla profilassi e che registra «la percentuale più bassa di prime e seconde dosi». Ma, ricorda la dg, «non si tratta di limitare la propria libertà: deve essere una scelta ragionata e consapevole per la propria tutela e quella di chi ci sta accanto. Sono state dette tante cose sul vaccino, ma in una società civile si dovrebbe tenere conto di due elementi: i dati epidemiologici e la scientificità di quei dati. Dire che si ha paura del vaccino anti Covid è come dire che si ha paura del vaccino contro il vaiolo e contro la poliomelite. Vaccinarsi è un atto di responsabilità per la propria salute e nei confronti di chi ci vive accanto. La lotta al Covid non la fanno il medico, l’infermiere o l’assessore alla sanità: la facciamo tutti insieme». Quanto alla curva pandemica in netta ripresa, «fortunatamente ha ancora dei livelli di accettabilità per quanto riguarda la possibilità di controllo sia nel contact tracing sia sui ricoveri ospedalieri, però il fatto di essere arrivati a 100 positivi su 100mila abitanti significa che stiamo crescendo in modo vertiginoso (si sono raddoppiati i numeri negli ultimi giorni) e quindi diventa fondamentale procedere con la terza dose, che rinfresca la memoria immunitaria. In più ci stiamo muovendo per potenziare il contact tracing e per applicare la nuova disposizione della circolare per la prevenzione nelle scuole in presenza di casi positivi». Per ciò che concerne i ricoveri, «siamo in una fase di equilibrio e per questo ci raccomandiamo nell’attività di prevenzione e nella copertura vaccinale perché qualora il numero di posti letto attivati dovesse essere occupato da pazienti affetti da Covid, dovremmo in qualche modo limitare l’attività ordinaria. Non solo le Marche ma tutta l’Italia e forse tutta l’Europa in questo momento stanno vivendo una situazione di carenza del personale sanitario in particolare dei medici e sono soprattutto medici legati all’emergenza, e quindi Pronto soccorso, Terapie intensive, Medici dell’emergenza territoriale. È importante che tutti capiscano che per salvaguardare la possibilità di assistenza di tutti i pazienti dobbiamo cercare di mantenere questo equilibrio. Abbiamo ancora un piccolo margine ma non ne possiamo approfittare».



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