Little Tori Experience,
quattro musicisti ‘alla carica’
nei territori del blues e del rock

MUSICA - Continua il racconto di Cronache Ancona alla scoperta di band e cantanti del nostro territorio. Questa volta tocca al gruppo alle prese con il suo quinto album, 'Heavy Blues'. Parole d'ordine: tradizione e reinterpretazione

Little Tori Experience

 

di Giampaolo Milzi

Da molti anni ci sono stranissime figure umanoidi, piccoli tori ma molto forti, che vagano per le campagne dell’hinterland anconetano. Somigliano un po’ al Minotauro, la creatura mitica che risiedeva nell’infinito labirinto della città di Heraklion. Ma lasciando da parte questa pur suggestiva leggenda bucolico-animalesca, va detto che in realtà quei tori esistono, e vagano nell’anch’esso infinito e labirintico territorio del blues. E sono uomini  musicisti molto navigati (con esperienze in gruppi precedenti, tra le quali quella de Buzzheadtones), che agli inizi di questo terzo millennio hanno formato una band, la Little Tori Experience (LTX), capace di sfornare ben 4 dischi, un periodo durante il quale la line up si è ridotta a quattro elementi.

Nel novembre 2021, ecco di nuovo questi immarcescibili “omo-ruminanti” alle prese con una scorpacciata del genere blues – dalle sue radici afroamericane fino ad alte contaminazioni di rock vario spesso pesante – tale da far uscire il quinto album, dal titolo, appunto “Heavy blues”. Un disco composto da 12 tracce (tra pezzi originali e classici del genere), di cui 5 in cui le 12 batture “suonano” lente, a differenza delle altre, vicinissime al rock’n’roll, al garage Usa (e non solo) dei formidabili anni ’60 e soprattutto al Detroit sound dei capiscuola Stooges.
Abbiamo provato a chiedere a questi quattro artisti come sono registrati all’anagrafe. Tempo sprecato. Loro, all’insegna di un mix di mistero e privacy, ci tengono ad essere chiamati Tori, ovvero, come recita il retro della copertina di “Heavy blues”, “Capotoro”, “Toro 2”, Toro 3” e “Toro 5”. E hanno confessato solo i nomi di battesimo e gli strumenti di riferimento, e cioè: Marco Capotoro (chitarra), Maurizio Toro 2 (batteria), Marco Toro 3 (seconda chitarra) e Raffaele Toro 5 (voce e basso).

Quanto alle caratteristiche della loro musica, piuttosto rumorosa, acida ma ammaliante ed ipnotica, ecco le precisazioni di Capotoro: «Le influenze sono diverse, il nostro sound nasce dal garage rock, un garage ruvido e sporco, di matrice sixties e attitudine prettamente low-fi». Ma nel comporre si sono confrontati anche con altro. «Sì, con la tradizione del rock’n’roll ma anche con quella della canzone pop e cantautoriale italiana, reinterpretandone i canoni in maniera scomposta e deflagrante». Per chi ama le citazioni delle influenze, più o meno evidenti, presenti in questo ultimo lavoro (autoprodotto come gli altri) ecco qui: da Little Tony ai già citati Stooges, da De Andrè agli Oblivians.

Passando ai testi, a volte critici e ironici, tutti in lingua inglese, sono frutto dell’estro di Capotoro, che li ha generati rifacendosi ad episodi di vita personale o ad altri accadimenti, così come a situazioni esistenziali non autobiografiche, «ma alla strutturazione dei brani ci lavoriamo un po’ tutti insieme». Dove? Nel loro “Headquarters”, ovvero studio di registrazione nei pressi di Polverigi, in provincia di Ancona. Un luogo molto vissuto, che è limitativo definire studio di registrazione, «perché li passiamo molte ore, ore che hanno cementato la nostra amicizia collettiva, e l’occorrente tecnico per registrazioni e produzioni lo porta sempre un altro nostro caro quanto indispensabile amico, Mattia Coletti». “Headquarters” è anche il titolo della traccia finale del disco, davvero una bella ballata. Occorrerebbe soffermarsi su tutte le canzoni, ma in questa sede ci limitiamo a sottolineare col pennarello fosforescente “Little castle blues”, che rimanda ad una session-concerto casalingo che ha suscitato le ire protestatarie di un vicino residente, ed “Evil blues”, in cui i Tori dicono di incornare «un losco figuro della scena musicale italiana che ha fatto megaconcerti tra i boschi e i pascoli marchigiani».

“Heavy blues”, come tutta la discografia dei Little Tori Experience, e disponibile in streaming e download su: https://littletoriexperience.bandcamp.com/

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