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L’alta velocità, con lentezza

INFRASTRUTTURE - Nelle Marche per realizzare le opere sarà necessario almeno un decennio e questo renderà la regione meno attrattiva. Tanti i fondi che restano ancora da stanziare
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Avrà fatto sicuramente piacere ai marchigiani che la Conferenza dei servizi abbia assicurato un tracciato a quattro corsie, anche nella nostra regione, per la ferrovia Fano-Grosseto. Ma la delusione è arrivata subito dopo questa prima notizia, quando si è appreso che i tempi di realizzazione saranno piuttosto lunghi. Infatti i lavori avranno inizio solo nel 2023 per cui il lotto 2 (Genga-Serra San Quirico) sarà ultimato nel 2026, il lotto 3 (Serra San Quirico-Castelplanio) nel 2032 e l’ultimo lotto (il n.1 fino a Genga) nel 2035. Non solo questo, ma c’è anche da sottolineare che il finanziamento attuale è di soli 97 milioni per cui, per completare l’opera, mancano 483 milioni ancora da stanziare.

Analogo il discorso per altri lavori pubblici destinati alle Marche. Così almeno per quanto riguarda il raddoppio della linea ferroviaria Orte-Falconara che prevede un costo di tre miliardi e 759 milioni da realizzare tra il 2021 e il 2030. Però lo stanziamento attuale è soltanto di un miliardo e 762 milioni per cui mancano ancora due miliardi. Anche la Quadrilatero (a completamento dell’itinerario Marche- Umbria) prevede un finanziamento dell’Anas per 299 milioni ma ne sono disponibili attualmente soltanto 283 per cui mancano ancora 16 milioni. Per la Salaria da realizzare a quattro corsie è previsto un costo di un miliardo e 131 milioni; per ora sono disponibili appena 489 milioni per cui ne mancano 642.

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Un treno ad alta velocità

E si potrebbero fare anche altri esempi illuminanti, ma già questi ci fanno capire che i lavori per le infrastrutture e per l’alta velocità nelle Marche andranno avanti almeno per un altro decennio. Il che farà diventare sempre meno attrattiva la nostra regione provocando la fuga dei giovani e il costante rifiuto di impiegati statali provenienti da altre località di essere trasferiti come sede di lavoro a Macerata.

E questo ci riporta alla mente le considerazioni di un giornalista romano, Paolo Balduzzi, che recentemente ha scritto: “Ad oggi è più difficile, lungo e costoso raggiungere alcune zone del Paese partendo da Roma, che arrivare a Parigi partendo da Milano… Alpi perforate da gallerie avveniristiche contro città dell’Appennino collegate al resto d’Italia solo da strade statali e provinciali”. E questo conferma le grandi differenze che si sono create in Italia con il nord collegato per ferrovia con il resto d’Europa e un centro Italia ancora difficile se non impossibile da raggiungere rapidamente. Non dotare dell’alta velocità ferroviaria l’Italia centrale, collegando rapidamente Roma con le Marche, significa “creare nuove povertà – scrive ancora Paolo Balduzzi – e condannare le zone escluse ad un destino di sottosviluppo che non fa certo bene a quelle aree ma nemmeno al resto del Paese”. Tra l’altro in una recente intervista l’economista Carlo Cottarelli ha sottolineato che con l’alta velocità il Pil delle Marche avrebbe una crescita tra il 10 e il 14%. In proposito sono illuminanti i concetti espressi (già nel dicembre 2021) dal presidente di Fondazione Marche, Mario Pesaresi, il quale ha dichiarato: “L’alta velocità vuol dire sviluppo economico, occupazione e posti di lavoro e quindi una maggiore ricchezza per tutti i marchigiani…Venti anni fa con il Pendolino, per arrivare a Roma ci mettevamo tre ore. Dopo venti anni tra le 4 e le 5 ore. Invece di andare avanti andiamo indietro… Negli ultimi 40 anni sono stati realizzati 80 chilometri del raddoppio della linea ferrata con Roma. Il che vuol dire che si è proceduto al ritmo di due chilometri l’anno”.

Lo stesso presidente Pesaresi ha anche sottolineato la maggiore importanza che per noi ha l’alta velocità con Milano. “Arrivare a Milano – ha dichiarato – in due ore anziché in quattro, vuol dire rendere questa regione un quartiere della capitale economica del Paese. E questo, in termini economici, è di ricchezza per tutti, come sottolinea uno studio di Carlo Cottarelli”. Il Pnrr che tra gli altri obiettivi ha quello di riequilibrare il grave squilibrio che c’è tra le regioni più dinamiche e le altre non sembra sia in grado di realizzare questo obiettivo. Infatti i Comuni, per presentare i progetti adeguati ai bandi lanciati dal Governo, dovrebbero avere una struttura composta da personale altamente qualificato. Cosa questa difficilissima dal momento che negli ultimi anni si è cercato di economizzare anche nel numero dei dipendenti non sostituendo quanti andavano in pensione. Figurarsi se potevano creare oneri aggiuntivi cercando di assumere ingegneri o architetti qualificati. Ma c’è stato anche un altro problema da affrontare. Infatti alcuni bandi prevedevano che fosse favorita la pubblica amministrazione che, allo stanziamento previsto nel bando, avesse potuto stanziare una cifra aggiuntiva. Cosa quasi impossibile per un piccolo Comune e difficile anche per un’amministrazione comunale di medie dimensioni. E’ per questo che molti bandi sono stati assegnati ai Comuni del nord, che potevano mettere sul tavolo cifre molto vicine a quelle stanziate dal Governo. E’ per questo che le già ricche regioni del Nord si sono ritrovate beneficiate dal Pnrr mentre quelle del Centro Italia sono state in pratica penalizzate. E questo in particolare è successo per i bandi previsti per gli asili nido. Ma si potrebbero citare anche altri settori.

Recentemente su queste colonne si era accennato al “Problema Italia centrale” sottolineando appunto che non solo la nostra regione (le stime di Prometeia confermano l’arretramento delle Marche nella terza Italia) ma tutta l’area mediana, compresa tra i due mari Adratico e Tirreno, è in grave sofferenza economica perché non adeguatamente collegata con le altre aree più progredite del Paese. Come già più volte sottolineato da Confindustria Macerata In particolare c’è un problema infrastrutturale per quanto riguarda tutta l’area terremotata. L’aeroporto di Falconara è inadeguato alle esigenze degli imprenditori. La Freccia Bianca non dovrebbe saltare mai la stazione di Civitanova. Il potenziamento del porto di Ancona è indispensabile per la movimentazione delle merci. E’ necessario un asse viario veloce sulla Valpotenza da collegare con l’uscita per l’autostrada A 14 già prevista. La banda larga stenta a penetrare nelle zone industrializzate dell’interno. Alcune aree artigianali e industriali non hanno le tecnologie utili per essere alla pari con quelle che frequentano i mercati internazionali. Tutte queste carenze e lacune non possono essere sanate soltanto con il Pnrr per cui non si potrebbe cominciare ad ipotizzare di aprire una “Vertenza Italia Centrale”?

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