Beko, fermo produttivo a fine maggio
L’allarme dei sindacati: «A Melano
stop alla produzione dei piani cottura»

FABRIANO – La preoccupazione di Fiom Cgil anche per Electrolux di Cerreto d’Esi dove «nonostante le procedure di mobilità degli ultimi anni, vengono comunicati conti in rosso, con un primo trimestre del 2026 ancora in peggioramento, partnership industriale con il colosso Midea con focus sul Nord America, ma con una riorganizzazione globale che mette a rischio migliaia di posti di lavoro»

«La crisi profonda dell’industria manifatturiera in Europa, rischia di aver un pericolosissimo picco nell’asset dell’Elettrodomestico, settore prevalente nel territorio di Fabriano, dove le crisi industriali continuano ad avanzare pericolosamente nonostante gli accordi sottoscritti. Subito dopo l’incontro al Mimit, si registra un drammatico calo di volumi alla Beko di Melano, dove nell’ultima decade di maggio sarà completamente ferma la produzione di piani ad induzione, prodotti di punta della fabbrica: la perdita di produzione di oltre 2.000 piani cottura al giorno, andrà di fatto a neutralizzare la leggera ripresa di inizio anno». E’ l’allarme lanciato da Pierpaolo Pullini della Segreteria Fiom Cgil Ancona. Secondo la sigla sindacale «c’è un forte ritardo sugli investimenti strategici concordati ed un massiccio utilizzo di ammortizzatore sociale, nonostante il piano di uscite sia stato realizzato al 150% (oltre 90 uscite a fronte di 62 esuberi dichiarati), in una situazione complessiva di difficile tenuta del Gruppo. Infatti per il 2026 è stata annunciata ufficialmente la necessità di procedere ad una ricapitalizzazione di oltre 300 milioni di euro, dopo i 250 milioni del 2025 Questo dimostra che la scelta di disimpegnare dall’Italia, chiudere stabilimenti e funzioni, è solo una riduzione costi che rischia di non essere sufficiente per creare una vera prospettiva occupazionale».

Fortissima preoccupazione anche per il Gruppo Electrolux. «Nonostante le procedure di mobilità degli ultimi anni, vengono comunicati conti in rosso, con un primo trimestre del 2026 ancora in peggioramento, partnership industriale con il colosso cinese di Midea con focus sul Nord America, ma con una riorganizzazione globale che mette a rischio migliaia di posti di lavoro» evidenzia Pullini. La Fiom di Ancona ritiene fondamentale e strategico che, in tutto questo, «sia garantita la tenuta dell’intero gruppo, che siano preservati tutti gli asset produttivi e le fabbriche ad oggi presenti in Italia: nessuna altra scelta può essere accettata perché si tratta di stabilimenti efficienti e che costituiscono un patrimonio necessario al rilancio di tutto il Gruppo; a fronte della crisi di volumi del plant di Cerreto d’Esi (77.000 cappe prodotte nel 2025), abbiamo chiesto diverse volte all’Impresa di effettuare operazioni di reshoring dalla Polonia, dove vengono prodotte ogni anno diverse centinaia di miglia di cappe, e alla politica di prevedere azioni di supporto per favorire questo tipo di operazione e allontanare dal vuoto produttivo lo stabilimento, richieste avanzate anche al Ministero del Made in Italy, alla presenza del Governo e della Regione, ma che non hanno avuto risposta a nessun livello. La mancanza di progettualità e di politiche industriale per fronteggiare la pressione dei costi (energetici in primis ma non solo), in un contesto geopolitico sempre più instabile e pericoloso, stanno portando ad un declino industriale l’intero continente, ed in questo l’Italia ed il settore dell’Elettrodomestico rischiano di pagare uno dei prezzi più alti e di generare conseguenze drammatiche per un territorio come quello del fabrianese» conclude la Segreteria Fiom Ancona.

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