Maltrattamenti all’asilo, Lavenia:
«Valutazione psicologica periodica
per tutti gli insegnanti»

Giuseppe Lavenia, presidente dell’ Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi delle Marche
Il caso delle due educatrici di una scuola dell’infanzia dell’entroterra anconetano poste agli arresti domiciliari con l’accusa di maltrattamenti e abbandono di minori riapre il tema della tutela psicologica dei bambini nei luoghi educativi. Secondo quanto emerso dalle indagini, i piccoli, di età compresa tra i 3 e i 6 anni, sarebbero stati sottoposti a violenze fisiche e psicologiche, punizioni e comportamenti umilianti. Fatti e responsabilità saranno naturalmente oggetto dell’accertamento giudiziario.
Ma la vicenda pone anche una questione più ampia: cosa accade nella mente di un bambino quando proprio l’adulto al quale è affidato diventa fonte di paura? E, soprattutto, quali strumenti di prevenzione possono essere introdotti per tutelare i minori e, nello stesso tempo, sostenere chi svolge professioni educative ad altissima responsabilità?
A intervenire è il prof. Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta, docente universitario e presidente dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi delle Marche, che propone di aprire una riflessione nazionale sull’introduzione di una valutazione psicologica del personale docente non soltanto nella scuola dell’infanzia, ma in tutti gli ordini e gradi di scuola, a partire dall’assunzione e con verifiche periodiche.
«Non entro nel merito giudiziario di questa vicenda, ma credo che dobbiamo avere il coraggio di guardare anche a ciò che può accadere dentro un bambino. A tre, quattro o cinque anni l’adulto è una bussola emotiva. Il bambino costruisce attraverso di lui l’idea che ha di sé e del mondo. Quando la stessa persona che dovrebbe proteggerlo, rassicurarlo e accompagnarlo diventa fonte di paura, può prodursi una frattura molto profonda nella fiducia.»
Secondo Lavenia, un bambino piccolo non possiede ancora gli strumenti per attribuire correttamente la responsabilità di ciò che subisce.
«Di fronte a un’umiliazione o a una violenza, un bambino difficilmente pensa: “È l’adulto che sta sbagliando”. Può pensare invece: “Sono io cattivo”, “ho fatto qualcosa di sbagliato”, “me lo sono meritato”. Possono comparire regressioni, disturbi del sonno, irritabilità, aggressività, somatizzazioni, ansia da separazione o rifiuto della scuola. E anche quando apparentemente non accade nulla, il silenzio non significa necessariamente assenza di sofferenza.»
Da qui la proposta di intervenire anche sul versante della prevenzione.
«Credo sia arrivato il momento di discutere seriamente dell’introduzione di una valutazione psicologica professionale e strutturata per tutto il personale docente, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria, nella fase di assunzione e successivamente con una verifica periodica, ad esempio ogni 36 mesi. Non per mettere gli insegnanti sotto accusa e nemmeno perché una valutazione possa prevedere in assoluto un futuro comportamento violento. Sarebbe sbagliato pensarlo. Si tratta, invece, di riconoscere che insegnare significa esercitare ogni giorno una responsabilità enorme sulla crescita emotiva, relazionale e psicologica di bambini e adolescenti.»
Per Lavenia, la valutazione periodica dovrebbe inoltre essere inserita in un sistema più ampio di tutela del benessere del personale scolastico.
«Accanto alla valutazione servono supervisione, formazione sulla gestione delle emozioni e dello stress e spazi psicologici ai quali gli insegnanti possano rivolgersi quando attraversano momenti di difficoltà o burnout. Non dobbiamo aspettare che il disagio esploda per occuparcene. Prendersi cura di chi educa significa anche proteggere chi viene educato.»
Il presidente dell’Ordine richiama infine la necessità di non fermarsi all’emergenza dettata dalla cronaca.
«La tutela psicologica dei nostri figli non può iniziare quando qualcosa è già successo. Deve cominciare prima. Chiediamo requisiti, verifiche e controlli periodici in molte professioni nelle quali è in gioco la sicurezza delle persone. Credo sia arrivato il momento di riconoscere che esiste anche una sicurezza psicologica da tutelare. E quando parliamo di bambini e adolescenti questa responsabilità deve diventare collettiva.»
Bimbi costretti a colpirsi da soli e lasciati al buio: orrore all’asilo, arrestate due educatrici
Torna alla home page


