Inchiesta Dda in Consiglio regionale,
undici interrogazioni ad Acquaroli:
«Troppi punti d’ombra»

ANCONA – Le domande che le forze di minoranza porteranno martedì in aula. Al centro il ruolo di Fabio Pistarelli, i rapporti tra il presidente Francesco Acquaroli e il commissario per la ricostruzione Guido Castelli, i cantieri della Rest Edile e i controlli agli appalti per i nuovi ospedali
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I banchi dell’opposizione in Consiglio regionale

Non basta il dibattito sulle comunicazioni effettuate dal presidente Francesco Acquaroli nel Consiglio aperto di Muccia, fissato al sesto punto dell’ordine del giorno. L’opposizione vuole di più e allora ecco che sono state presentate ben 11 interrogazioni a risposta immediata che verranno illustrate nella seduta di martedì sfruttando lo spazio del question time.

«Vogliamo costringere il “fuggitivo” Acquaroli e la sua giunta a chiarire i troppi punti d’ombra sulle responsabilità politico-istituzionali legate allo scandalo e, al contempo, fare luce sul futuro dei cantieri nel cratere, che devono andare avanti», spiegano i gruppi assembleari di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Progetto Marche e Lista Ricci. Il presidente della Regione, che non è indagato, aveva dato la sua versione sulla vicenda intervenendo a Corridonia all’indomani dell’esplosione del caso e poi nel Consiglio regionale aperto del 28 ottobre scorso a Muccia.

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Valeria Mancinelli (Pd) al Consiglio regionale aperto a Muccia

Gli atti presentati si articolano in tre sezioni tematiche. Il primo blocco accende i riflettori sulle vicende interne a Palazzo Raffaello e sul ruolo ricoperto dall’ex capo di gabinetto del presidente Acquaroli Fabio Pistarelli, arrestato con le accuse di corruzione, turbativa d’asta, associazione a delinquere. Nello specifico, l’opposizione chiederà «perché dopo una lunga serie di comportamenti ambigui e molto discutibili, tenuti oltretutto all’interno del Palazzo della Regione e con dirigenti di massimo livello, Fabio Pistarelli è stato fatto rimuovere dal suo incarico solo a metà dicembre, dopo le elezioni regionali e a distanza di mesi dai fatti sopra descritti?» (Antonio Mastrovincenzo, Pd) e «chi aveva segnalato direttamente al presidente della giunta regionale anomalie in merito all’operato dell’ex capo di gabinetto» (Maurizio Mangialardi, Pd). Michele Caporossi (Progetto Marche) solleciterà invece la Giunta a mettere a disposizione «le email, i verbali degli incontri, le relazioni e i documenti relativi alle verifiche svolte dal presidente Acquaroli sull’operato di Pistarelli». Andrea Nobili (Avs), inoltre, chiederà al presidente «se, prima di avanzare la richiesta a Pistarelli di lasciare l’incarico di capo di gabinetto, avesse ricevuto, anche informalmente o nel corso delle verifiche sopra richiamate, informazioni sull’esistenza di indagini riguardanti il suo capo di gabinetto per fatti connessi all’incarico ricoperto».

La seconda serie di quesiti tocca i rapporti tra il governatore e il commissario straordinario Guido Castelli. Ad aprirla sarà Enrico Piergallini (Pd), intenzionato a chiarire «quali siano state le modalità operative, organizzative e periodiche di coordinamento tra il commissario straordinario alla ricostruzione e il presidente della Regione, in qualità di vicecommissario, con particolare riferimento alla condivisione delle informazioni, al coinvolgimento dell’Ufficio speciale per la ricostruzione e al monitoraggio delle criticità e dei controlli sull’intero processo di ricostruzione». Sulla stessa linea Massimo Seri (Lista Ricci), che chiederà di sapere se il presidente intenda «attivarsi immediatamente, presso la Struttura commissariale straordinaria per la ricostruzione, l’Ufficio speciale per la ricostruzione e tutte le altre autorità competenti, al fine di promuovere l’attivazione di un piano straordinario di controlli sui cantieri della ricostruzione post-sisma riconducibili alle imprese, ai professionisti e agli operatori coinvolti nell’inchiesta giudiziaria, comprendendo anche quelli già terminati, al fine di stilare un censimento completo degli interventi interessati dall’inchiesta e un cronoprogramma delle verifiche tecniche».

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Leonardo Catena (Pd)

L’ultimo gruppo di interrogazioni scende infine nel merito dei singoli interventi sul territorio. La capogruppo del Pd, Valeria Mancinelli, punterà il faro sulle ex Monachette di Macerata chiedendo «quali ragioni di straordinaria urgenza abbiano determinato l’avvio e la conclusione, nell’arco di soli tre giorni, tra il 18 e il 21 dicembre 2023, del procedimento amministrativo relativo al finanziamento dell’intervento di ricostruzione dell’ex Monastero Corpus Domini». Leonardo Catena (Pd) mirerà a fare luce su come Acquaroli «abbia esercitato la funzione di vigilanza, coordinamento e monitoraggio in qualità di vicecommissario rispetto alla concentrazione dei cantieri, in particolare quelli in capo alla Rest Edile, considerando l’effettiva capacità di completare i lavori e la regolarità dei subappalti», mentre Micaela Vitri (Pd) chiederà di conoscere «quali urgenti misure di controllo intenda adottare la giunta regionale sugli appalti e sui subappalti relativi agli interventi ospedalieri pubblici delle Marche, con particolare riferimento all’ospedale regionale Torrette di Ancona e ai nuovi ospedali di Pesaro, Macerata e San Benedetto del Tronto». Infine, Marta Ruggeri (Movimento 5 Stelle) solleciterà l’esecutivo regionale a «mobilitarsi con urgenza presso la Struttura commissariale straordinaria per la ricostruzione, l’Ufficio speciale per la ricostruzione e tutte le autorità competenti, per promuovere un piano straordinario di verifiche tecniche sulla qualità delle centinaia di cantieri già chiusi e consegnati dalle imprese o dai professionisti sottoposti a indagine».

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Fabrizio Cesetti durante il Consiglio regionale aperto a Muccia

A questi tre blocchi si aggiunge l’interrogazione di Fabrizio Cesetti (Pd). «Il presidente della Regione  ha ancora la capacità e l’autorevolezza politico-istituzionale per esercitare i poteri, i doveri e le responsabilità di direzione che la Costituzione e lo Statuto gli attribuiscono? – chiede il consigliere dem – sarà compito della magistratura accertare e perseguire le responsabilità penali. A noi spetta la valutazione e il giudizio politico e istituzionale dei fatti che stanno via via emergendo. E lo dobbiamo fare in fretta, senza rifugiarci nel dire che l’inchiesta farà il suo corso: ne va della credibilità dell’istituzione Regione che tutti insieme abbiamo l’onore di rappresentare. Se il governatore non ha avuto contezza di quanto accadeva da anni a pochissimi metri dalla sua stanza significa che è mancata del tutto la capacità di vigilanza e di direzione politica della giunta e della macchina amministrativa. Questa Regione deve affrontare la grande questione della ricostruzione, che deve andare avanti. Dobbiamo assicurare che i lavori non si fermino e che vengano pienamente tutelati i diritti dei lavoratori e delle comunità colpite, che non possono pagare il prezzo della cupidigia di uomini privi di senso delle istituzioni, alcuni dei quali hanno agito pure in modo illegale e con disonore».

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